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  1. Henri Schmit Rispondi
    Il 2015/16 sarà ricordato come l'anno del ritorno 'at the top of the agenda' dei temi di sicurezza. Il primo compito dello Stato è quello di garantire la preservazione della vita, il benessere e i valori essenziali dei suoi cittadini. La ridistribuzione (il well fare, il fondo di coesione, le pensioni, l'indennità di disoccupazione etc) viene dopo. Pure i diritti fondamentali, le libertà pubbliche, esistono solo se la sicurezza è assicurata. L'UE non è un'unione della sicurezza. La Nato e gli Stati nazionali lo sono, alcuni in modo efficiente (diciamo la F, il RU e la CH), altri in modo più improvvisato (paesi come il B, per non parlare dei presenti ....). La democrazia vera è legata a doppio filo alla sicurezza; i paesi che non sono in grado di assicurare questa, difficilmente riescono (a lungo) a garantire quella. Chi decide? chiede l'autore. Bisogna sapere che cosa intende, chi decide oggi (senza alcun dubbio i governi nazionali anche per l'UE, nonostante le figure a triangolo, la realtà è quella del rombo); chi deciderà probabilmente domani (speriamo che sia un livello democraticamente legittimato, cioè né l'UE né la maggiore parte delle realtà sub-nazionali) o chi dovrebbe decidere? Mi auguro solo chi è eletto in elezioni aperte, controllato con strumenti adeguati (trasparenza, dibattito, iniziative aperte e votazioni popolari), responsabile davanti ad altri organi e all'opinione pubblica, revocabile a qualsiasi momento se non rispetta le regole d'ingaggio: non è l'UE.
  2. EzioP1 Rispondi
    Come Giappone e USA insegnano la liquidità o la soluzione finanziaria non bastano a far riprendere i consumi (famiglie e imprese), ci vuole la fiducia nel futuro (stabilità economica e politica e non solo). Infatti dove la disponibilità finanziaria è aumentata i consumatori invece di spendere hanno preferito risparmiare per prevenire possibili disagi in tempi futuri. C'è quindi un futuro che viene visto da tutti con le lenti scure. La risoluzione di questo negativismo si può trovare forse nella stabilità politica, nell'assenza di guerre fredde calde e monetarie, nella correttezza o assenza di corruzione, ma queste incidono meno. E' chiaro che quindi il problema non è risolvibile con il buon comportamento di un paese o di un gruppo di essi, il fenomeno investe tutti i paesi, è un fenomeno planetario. E quando mai lo risolveremo ?
  3. Flavio Rispondi
    Sono sorpreso perché in questo articolo, peraltro pregevole in molte sue parti, non si menziona mai il ruolo del Parlamento europeo, eletto dai cittadini della UE, né quello del Consiglio della UE, i cui membri sono Ministri nazionali, quindi in linea di principio eletti dai cittadini della UE. Infine, i membri della Commissione europea devono ottenere la fiducia del Parlamento europeo (che può anche sfiduciarli). Non mi è chiaro quindi cosa si intenda per "post-politica" men che meno "post-democrazia".
  4. stefano osti Rispondi
    Da un lato si vorrebbe una più forte unione europea per avere voce in capitolo a livello mondiale, dall'altro ci si rammarica della perdita di peso della politica locale o nazionale; il problema vero non potrebbe essere che la politica per le decisioni importanti dovrebbe collocarsi a livello europeo superando anacronistici nazionalismi e burocratismi comunitari?