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  1. bob Rispondi
    "Con questi altri paesi meglio cominciare a costruire, con calma, regole di cooperazione diverse da quelle dal passato.". Quali?
  2. Volty De Qua Rispondi
    Vorrei che ci fossero più articoli di questo spessore. L'unica cosa che non condivido è quella del no-europa-senza-gb. La GB rimarrà sempre lì — un'isola a rimorchio del continente europeo.I dividendi delle guerre (passate) sono scarsi, di nuove prospettive, di cambiare gli equilibri sul pianeta, non se ne vedono.
  3. Siro Descrovi Rispondi
    Comunque vada il Brexit, credo questo sia un momento necessario per il futuro dell'UE. Un organismo nato dall'economia invece che dalla politica, ora sente il bisogno della seconda per rispondere alle sfide del presente e del futuro. Citando Rodrick citato da Picketty: "Nel XXI secolo, lo stato-nazione, la democrazia e la globalizzazione costituiscono un trinomio instabile. Uno dei tre termini deve abdicare, almeno in parte, in favore degli altri due." E' chiaro dunque che serve un check point, un nuovo Maastrich, un nuovo disegno per far risorgere una fenice che è sempre più attaccata a destra e a manca (alta-manca). Gli utlimi fatti - sicurezza, immigrazione, non solo economici dunque e sui quali Cameron spinge molto - hanno dimostrato una mancanza di leadership e di organizzazione comunitaria. La sfumatura di quale delle tre variabili della citazione conduce allo scenario meno cupo? We need a Fix, rather than an Exìt.
  4. giancarlo Rispondi
    Caro Daveri, io sono affezionato a questo blog da anni. Quando ho visto il titolo del suo articolo, mi sono rifiutato di leggerlo. Mi sono detto: "ancora!! A "lavoce.info" sta prevalendo da tempo una sindrome grillina secondo la vecchia vocazione oppositoria di certa sinistra. Oppsizione pregiudiziale..Lei penserà che io, non leggendo quanto lei scrive, ho comunque torto. Può darsi. Ma volevo segnalarvi che se volessi leggere i citrulli alla Travaglio, non le avrei inviato questa nota. Cordialmente. giancarlo arcozzi
    • francesco daveri Rispondi
      Caro Giancarlo, mi dia una chance, legga il pezzo e se vuole ne riparliamo. Grazie, francesco daveri
  5. Massimo Matteoli Rispondi
    Puntare sull' eurozona come nucleo vero del futuro dell'Unione ha un senso, ma bisogna che per primi ne siano convinti i paesi dell'Euro. Con uno slogan penso si possa dire che serva una Germania più solidale ed una Francia più federale, con gli altri paesi a fare entrambe le cose. Purtroppo gli omuncoli che ci governano hanno perso il senso della storia. Mi ricordano gli staterelli italiani del 400, fieri della loro cultura e ricchezza ma incapaci di unirsi, mentre in Francia, Inghilterra e Spagna si consolidavano i grandi stati nazionali. Per l'Italia è noto che non andò a finire per niente bene, speriamo che la storia non si ripeta su scala continentale.
    • Siro Descrovi Rispondi
      Un parallelo che ritrovo molto spesso anch'io, la cui storia ci puo' e deve insegnare molto. Speriamo che gli errori del passato servano...
  6. Virginio Zaffaroni Rispondi
    La lettura combinata di Craveri e De Grawue mi convincono che i due eventi che tanto vengono temuti come "consensus" , visti in un'ottica di lungo periodo sono addirittura da auspicare: allineare Regno Unito e i vari paesi recalcitranti dell'Est Europa dentro un modello che richiami il passato modello Efta; integrare invece sempre più i paesi dell'Eurozona, attuali e potenziali, in un'Unione Europea Federata; rivedere nel contempo dentro l'Unione i processi decisionali e i livelli di sussidiarietà. Tre orientamenti che creeranno problemi nel breve ma conferiranno all'intera Europa un buon equilibrio di lungo periodo. In questa ottica le varie Brexit, Unghexit, Polexit, appariranno non drammi ma opportunità.
    • Virginio Zaffaroni Rispondi
      Errata corrige "La lettura combinata di Craveri e DeGrawue mi convince..."
  7. Maurizio Cortesi Rispondi
    A me sembra che il governo dovrebbe fare innanzitutto proposte all'Italia tarate sui suoi veri problemi strutturali piuttosto che sulle posizioni di rendita delle varie lobbies dello sterminato ceto medio possidente, a cominciare da quello cattolico (ammesso e non concesso che esistano davvero non cattolici in Italia), che asfissia lo sviluppo economico-sociale-civile-ambientale(anche urbano-metropolitano) con la sua rete burocratica pubblica e privata - perchè cosa altro sono commercialisti e caf, ad esempio, se non burocrazie private? - e il complementare assetto familistico-padronistico della struttura produttiva.
  8. Henri Schmit Rispondi
    I referenda (meglio se d'iniziativa popolare) sono sempre utili al dibattito pubblico e il timing dell'incontro una settimana dopo l'accordo per aiutare Cameron ad evitare il Brexit è un vantaggio, perché lo scenario futuro è leggermente meno vago. Quello che sbaglia l'Italia (ed tanti altri) è che UE significhi "an ever closer union" intesa come condivisione dei debiti e delle inefficienze con una burocrazia sempre più pesante e meno democratica. Sarà invece prob. "ever more competition between member States" garantita da un comune "level playing field". Basta osservare la Svizzera dove i cantoni si fanno concorrenza fiscale per attrarre investimenti (p. es. una multinazionale che riduce le attività della sede italiana a Segrate per trasferire tutto con il personale italiano in un cantone, inizialmente incerto). Queste prospettive rendono inaccettabili e inopportune alcune delle proposte del "italian position paper", come il sussidio UE a favore dei disoccupati: non incentiverebbe tale misura i paesi inefficienti ad essere sempre più inefficienti, intanto paga l'UE. Rimane solo l'idea italiana forte, convincente e da supportare di un controllo comune delle frontiere esterne, effettuato da forze di paesi come l'Italia che possiede l'expertise, ma finanziato da euro-bond o comunque dal budget comune; la GR applaudirà, ci sono già unità della marina italiana davanti alle coste turche, la F sembra appoggiare, la D non si tirerà indietro. Speriamo che Juncker capisca e condivida
    • Hübner Rispondi
      Ottimo intervento. Ma gli eurobond rappresentano veramente l´unico scenario di uscita in casi di politiche fiscali sciagurate. Certamente non sono attuabili adesso, ma rimangono auspicabili.