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  1. Alessandro Pescari Rispondi
    Il n/Fisco è da sempre oltre che incoerente, irrazionale. Nessun governo ha mai avuto la forza (e forse il tempo) di programmare un'azione seria e proattiva ai fattori produttivi. La risposta di ciò la troviamo nella sfrenata corsa a coprire la spesa pubblica e non viceversa. Che dire poi di un cuneo fiscale/contributivo che spiazza le n/imprese rispetto ai competitor (vd. Germania, serbia, solo per rimanere ai Paesi più vicini). Inoltre ricordo che abbiamo l'Irap che rende addirittura incomparabili i bilanci delle imprese nazionali con quelle estere.. Molto vi sarebbe ancora da aggiungere anche sul fronte di una tecnica legislativa farraginosa e contraria ai più elementari principi.
  2. Moreno Rispondi
    Concordo con la sua analisi. L'abolizione della TASI è peraltro solo uno dei segnali della svolta verso una politica di "spesa fiscale" orientata al consenso. All'esplicita richiesta dell'UE di razionalizzare il prima possibile le ns tax expenditures (vedi raccomandazioni paese di luglio 2015) il governo ha risposto con un meccanismo di monitoraggio delle stesse, dal 2016, (d.lgs. 160/2015) ma nell'immediato la legge di stabilità 2016 è tornata ai regali fiscali. Dai crediti di imposta per chi compra la chitarra a quelli alle fondazioni bancarie (peraltro trasferibili alle banche) passando per estensioni (una tantum) del bonus 80 euro ai corpi di sicurezza. Una fetta di risorse faticosamente "strappate" alle grinfie UE a colpi di "flessibilità" è andata a disperdersi in mille rivoli e contingenze varie con capacità di impatto limtiata. Le misure fiscali a valenza strategica, sulle quali le risorse andavano invece concentrate, restano al contrario deboli. Il credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo, tanto per citarne uno, è temporaneo (fino al 2019) e finanziato per circa 400/450 mln l'anno, si tratta di un incentivo che in Francia smuove 5 miliardi l'anno. Per non parlare delle risorse destinate al nostro regime di patent box... un sistema con più di 300 agevolazioni, mal coordinate e in parte inutili, con un impatto sul gettito di oltre 175 miliardi è sempre più un lusso, sopratutto con una spada di damocle come le clausole di salvaguardia IVA sulla testa.
  3. Michele Rispondi
    In realtà le manovre fiscali del governo Renzi sembrano un parchwork di provvedimenti con un forte contenuto elettorale, tutt'altra cosa rispetto alle riforme strutturali promesse. Alla base c'è una unica semplice idea: guadagnare tempo e alimentare l'ottimismo grazie ad una efficace comunicazione (aiutata da molta stampa a supporto) , in attesa che una ripresa economica europea risolva tutti i problemi, senza in realtà voler affrontare i nodi strutturali dell'economia italiana, cosa che necessariamente comporterebbe scelte anche impopolari. Ancora una volta ci affidiamo allo stellone italico. Se la scommessa di Renzi sarà persa, l'applicazione delle clausole di salvaguardia non sarà l'unico problema.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Sono d'accordo su tutto, in particolare sulla valutazione critica della riduzione fiscale (forse solo temporanea) attraverso l'abolizione della tassa sulla prima casa, quando la scelta alternativa poteva essere quella di rendere l'investimento immobiliare più liquido abbassando le tasse transazionali, semplificando il diritto fallimentare, snellendo il processo civile e compiendo altre riforme indispensabili per fare degli immobili garanzie più sicure per chi li compra (ivi comprese le famiglie che vi abitano e che per vari motivi devono spesso cambiare casa) o li finanzia. Trovo gravissimo che un esponente di Banca d'Italia abbia avallato la scelta di politica fiscale e economica del governo, trascurando l'elemento demagogico, socialmente ingiusto e economicamente inefficace, accettando il rischio dell'applicazione delle clausole di salvaguardia con aumento dell'IVA e effetti recessivi meccanici. Una sola piccola critica lessicale: se ricordo bene Padoa Schioppa non aveva detto che le tasse sono belle, ma che è bello pagare le tasse, che è tutta un'altra cosa. Mi sarebbe piaciuto dover pagare la tassa (molto salata) sulla mia unica casa piuttosto che correre rischi ben più gravi.
    • Mario Del Chicca Rispondi
      Mi dispiace contraddire il signor Henri Schmit ma il povero Padoa Schioppa dichiarò proprio che le tasse sono bellissime tanto che vari commentatori scrissero che lui, certamente, le pagava senza troppa fatica. Quanto alla tassazione sulla prima casa, quella dove si abita, è chiaramente una patrimoniale perché va a colpire il patrimonio e non il reddito, che non c'è. contraddicendo il nostro sistema fiscale che è di tipo reddituale.
      • Henri Schmit Rispondi
        Spesso ci ricordiamo quello che vorremmo che fosse stato. Forse mi sono confuso perché stimavo P/S. Prima di scrivere avevo verificato in rete dove ho ritrovato la mia versione delle parole dell'ex ministro, senz'altro perché sbagliava pure la mia fonte http://www.lettera43.it/politica/cancellieri-pagare-le-tasse-e-bello_4367564719.htm). Non conosco tuttavia alcun grande paese "avanzato" che non abbia una patrimoniale sugli immobili. Capisco male perché proprio quello più indebitato la debba abolire sulle "prime" case.