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  1. Emanuele De Candia Rispondi
    EC. Scrivendo sopra "esulano dagli attuali decreti dalla L. 124/2015" non è comprensibile. Volevo dire che nell'art. 17 lettera r della Legge n. 124/2015, ancora non attuati e attesi entro il 28 febbraio 2017, si riprendono i medesimi contenuti delle disposizioni dell'art. 2 del Regolamento già approvato che attua il d.l. n. 90/2014, strumento quest'ultimo ideale in cui avrebbero potuto trovare specificazione il sistema di valutazione delle performance. Invece si attende il decreto attuativo della L. 124/2015 che lo inserisce nella riforma del lavoro pubblico.
  2. Davide Giacomini Rispondi
    Condivido il commento di E. De Candia. E' necessario il decreto e il rendiconto semplificato non è la soluzione di tutti i mali, semplicemente PUO' essere un passo avanti verso la valutazione delle scelte amministrative. E' necessario un set sintetico e chiaro di indicatori oggettivi che permetta la valutazione dell'andamento storico dell'ente e una sua comparazione con gli enti di dimensioni simili. Il punto di arrivo dovrebbe essere un documento simile a quelli redatti nel Regno unito, si veda ad esempio: https://www.dundeecity.gov.uk/sites/default/files/Performance%20Report%202013.pdf
    • Emanuele De Candia Rispondi
      Completamente d'accordo, ha selezionato uno dei migliori performance report, evoluzione del Best Value (anche loro negli anni hanno semplificato molto dal 2010 hanno semplificato dagli oltre 200 indicatori originari). Nell'indagine conoscitiva sulla finanza locale del 2010 il Best Value Performance Plan venne proposto dal prof. Stefano Pozzoli e creo molte aspettative, anche perché il D.Lgs 150/2009 era stato da poco approvato, la CIVIT si era appena insediata con il mandato di definire il framework del performance management. Sappiamo come è andata. Anche eliminando molte problematiche di ordine culturale, di competenze, indipendenza degli OIV e sopratutto di enforcement, per un performance framework evoluto come quello da lei riportato, necessitano almeno che siano definite a livello centrale gli standard di qualità di servizio e livelli essenziali di prestazione da garantire con cui impostare gli indicatori. Rimarrebbe le carenze di dati strutturati a livello locale, sia di contesto che sulla gestione (contabilità analitica è rara anche nei comuni di 50.000 abitanti). I dubbi sulle norme attengono al fatto che gli obiettivi sopra riportati esulano dagli attuali decreti dalla L. 124/2015. Vengono assegnati nel Regolamento approvato in attuazione del d.l n. 90/2014, nel quale si riportano le competenze al Dipartimento funzione pubblica, nel quale si vorrebbe coordinare performance, programmazione, bilancio, trasparenza, controlli interni e piani sul rischio da reati.
  3. Emanuele De Candia Rispondi
    Questo è il link del rendiconto semplificato http://allegati.comune.prato.it/dl/20150819130834008/rendiconto-semplificato-2014.pdf
  4. Emanuele De Candia Rispondi
    I Bilanci sociali furono adottati senza alcuna considerazione della rilevanza delle informazioni per la comprensione dell'efficacia, efficienza, economicità e paradossalmente senza alcun parametro per permettere, almeno rispetto ad una pluralità di indicatori da scegliere spontaneamente, l'equità nell'uso delle risorse pubbliche. Medesima carenza rispetto a criteri che permettessero una comparata valutazione della qualità dei servizi resi. Per l'ente locale, i nuovi obblighi del rendiconto semplificato, saranno interpretati in modo riduttivo e prevalentemente ritagliando aspetti dei documenti di bilancio. In mancanza del decreto che stabilisca quali dovranno essere gli indicatori della performance resa e della qualità dei servizi erogata. Il rendiconto sotto riportato ne è un esempio. Oltre a ricalcare stralci dei documenti di bilancio, la voce Oneri concessori a pagine 22, oltre che incompleta, è insignificante per capire come l'ente investe tali entrate.
  5. Marco Rigonesi Rispondi
    Un pò off topic il commento
  6. Luigi Ferro Rispondi
    Secondo i dati relativi al 2013-2014 (gli ultimi disponibili) 11.685 ragazzi hanno scelto di studiare solo in Uk. Il dato però è in crescita. L’Unesco invece stima che quasi 48mila studenti italiani siano andati all’estero. Più o meno mi pare che i conti tornino