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  1. Daniela Risi Rispondi
    Gentile Professoressa, l'irrilevanza che ha nelle coscienze degli italiani il tema della povertà dei propri stessi connazionali, il loro cieco egoismo, e sottolineo cieco, si può ben vedere dai pochi commenti (e dalla loro qualità) ai sui articoli sul tema, e aggiungo, purtroppo non solo ai suoi: negli ultimi mesi ho letto e scritto ovunque sull'argomento e sulla necessità di provvedimenti governativi e non ho avuto mai la solidarietà di nessuno, qualcuno si è spinto fino all'insulto. In qualità di cittadina italiana 58enne disoccupata da quattro, senza alcun reddito, dopo aver lavorato quasi trent'anni senza delinquere mai, con lo sfratto esecutivo tra pochi giorni, malata seriamente ma senza bollino Inps, mi ritrovo a finire (questione di giorni) letteralmente in strada, perché non esiste per le persone come me nessuna protezione sociale. Il cosiddetto piano nazionale di contrasto alla povertà è pura presa per i fondelli, un ulteriore sfregio nella vita di chi per ragioni che stanno sotto gli occhi di tutti (disoccupazione) si ritrova ad essere tra gli ultimi. I tanti arzigogolisti a sfavore di un reddito minimo per chi non ne ha o ce l'ha insufficiente per poter vivere senza terrore e con dignità, sono quasi sempre gli stessi che hanno usufruito dei provvedimenti presi dal governo Renzi da lei menzionati, e se anche così non fosse non ho notato mai alcun segno di dubbio o protesta a seguito della loro attuazione. Dove sta il baco, nelle teste o nelle coscienze?
    • Enrico Motta Rispondi
      Il suo caso rientrerebbe tra quelli per cui Tito Boeri ha suggerito il reddito minimo, cioè ultracinquantenni che hanno perso il lavoro. Chiara Saraceno, in un precedente articolo, si schiera contro questa proposta ("La povertà non si combatte per categorie"), e ribadisce le proposte universalistiche; in base alle quali un caso come il suo rientra nella stessa categoria di un giovane di 25 anni che non ha reddito né lavoro.
  2. I.C. Rispondi
    Nella lotta alla povertà si debbono fare distinzioni. Innanzitutto fra i poveri presenti in Italia e quelli del resto del mondo. Secondariamente anche fra i poveri presenti in Italia si devono distinguere i cittadini italiani dagli stranieri e fra questi ultimi fra gli immigrati regolari e quelli irregolari
  3. Enrico Motta Rispondi
    Parlando di sostegno al reddito bisogna sempre specificare i contenuti delle varie proposte. Ad esempio cosa significa "universalistico"? Capisco la bellezza dell'Universalismo, e dell'Universo, ma la Prof. Saraceno a chi vorrebbe dare il sostegno: a tutti? Al di sotto di quali redditi? Ai poveri assoluti? I miei dubbi aumentano visto che, secondo Lei, "il decreto dovrà purtroppo individuare anche criteri etc.". Perché, forse il sostegno andrebbe dato senza criteri? E' questo l'universalismo? Mai vista prima tanta genericità.
  4. Paolo Montanari Rispondi
    Non lo ho neanche letto mi è bastato il titolo per commentare : son finiti da un pezzo i tempi del tutto e subito