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E i gay possono tornare a donare il sangue

Impedire ai gay di donare sangue è una precauzione sensata o è una discriminazione frutto di pregiudizio? Il divieto permanente colpisce infatti chiunque si dichiari omosessuale. I progressi della scienza su Hiv e test e le ragioni che hanno portato Francia e Stati Uniti ad abolire la proibizione.

L’Hiv e la strana alleanza tra scienza e diritto

Nel 2012 Dwayne Bensing, un giovane laureando della facoltà di giurisprudenza della University of Pennsylvania, ha pubblicato sulla rivista di diritto costituzionale della stessa facoltà un articolo dal titolo evocativo: Science or Stigma: Potential Challenges to the FDA’s Ban on Gay Blood.
Il tema è quello della possibilità, per gli uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini (Msm — Males having Sex with Males, nell’acronimo inglese), di donare il sangue. È un tema che tocca da vicino il rapporto tra scienza e stigma.
Medicina e diritto si alleano spesso nel rafforzare stigma sociali già esistenti, com’è a lungo avvenuto, per esempio, nel caso della menzione dell’omosessualità tra le psicopatologie, fino alla definitiva depatologizzazione avvenuta nel 1973.
Il problema dell’alleanza tra medicina e diritto si è riproposto all’inizio degli anni Ottanta con l’esplosione dell’epidemia di Hiv, che ha indotto le autorità sanitarie di diversi paesi a stabilire per regolamento l’interdizione permanente di donazione del sangue per gli uomini che abbiano avuto rapporti sessuali con altri uomini. Il presupposto del divieto risiedeva, almeno ufficialmente, nell’alto rischio che i Msm portano con sé, ma celava purtuttavia un pregiudizio nei loro confronti.
Si tratta infatti di un divieto sovrainclusivo, applicandosi in egual modo non solo ai non infetti al momento della donazione, ma anche a coloro che, pur non avendo avuto rapporti sessuali o avendone avuti di protetti o nell’ambito esclusivo di una relazione monogamica, si limitano a dichiarare la propria omosessualità nel corso del colloquio antecedente la donazione. In sostanza, come scrive Bensing, “si presume che uno sia colpevole di un comportamento [sessualmente] rischioso e di una malattia trasmissibile per il solo fatto di essere gay”, mentre nessun divieto permanente si applica ad altri comportamenti, che pure sono a rischio, come ad esempio alle persone eterosessuali dedite a rapporti non protetti o con una molteplicità di partner.

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I progressi della scienza. E quelli dei paesi

Nello studio dell’Hiv e delle modalità di infezione la scienza ha comunque fatto grandi passi. Già nel 1985 in America si effettuarono con successo test in grado di verificare la presenza del virus dell’Hiv nel sangue con una certezza pari al 100 per cento, con l’esclusione tuttavia di una finestra, peraltro temporalmente ristretta, all’interno della quale il sangue del donatore infetto non ne rivela l’esistenza. Dal 2002, con un test effettuato direttamente sul virus è possibile limitare il rischio di trasfusione di sangue infetto con una probabilità di errore pari a uno su due milioni e riducendo la finestra a un periodo da 9 a 11 giorni.
Alla luce di questi progressi l’alleanza tra scienza e diritto ha iniziato a scricchiolare, resa ancora più inaccettabile dagli sviluppi recenti in tema di principio di non discriminazione.
Alla fine del 2015 due paesi hanno deciso di abolire il divieto di accesso alle donazioni di sangue per i males having sex with males, rendendolo temporaneo. Gli Stati Uniti ci sono arrivati dopo un percorso durato cinque anni e che ha trovato il suo compimento con la revisione, da parte dell’autorità sanitaria federale (la Fda, Food and Drugs Administration), il 21 dicembre 2015, delle vecchie raccomandazioni in materia di sangue. Ora possono donare il sangue anche i Msm, purché siano trascorsi dodici mesi dall’evento potenzialmente infettivo più recente (rapporto sessuale, contatto con sangue, trasfusione, per esempio).
Per quanto riguarda la Francia, è intervenuta invece la Corte di giustizia dell’Unione Europea, che con una sentenza del 29 aprile 2015 (caso Léger, C-528/13) ha stabilito che l’interdizione permanente, in vigore nel paese in base a un decreto del ministero della Salute del 2009, risultava compatibile con il diritto dell’Unione Europea solo nella misura in cui era in grado di escludere la possibilità di metodi meno restrittivi per garantire un elevato livello di protezione della salute dei riceventi. Dunque, per la Corte, il divieto può sussistere solo se non esistono tecniche efficaci di individuazione di malattie infettive ovvero, in difetto di tali tecniche, metodi meno restrittivi. In caso contrario, per la Corte si verserebbe in un caso di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale.
Per effetto della sentenza, il ministero della Salute francese ha modificato la propria regolamentazione secondo principi simili a quelli adottati negli Stati Uniti. “Donare il sangue è un atto di generosità e di responsabilità civica che non può essere condizionato dall’orientamento sessuale”, ha dichiarato la ministra Marisol Touraine. Permane comunque un divieto temporaneo, che ancora colpisce i Msm, anche se non si può escludere che scienza e diritto, in futuro, faranno ancora la propria parte per eliminare questa residua discriminazione.

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  1. Safo

    Posso domandare cosa prevede la normativa in Italia?

    • Hal

      In Italia l’esclusione è permanente in presenza di rapporti a rischio (MSM o no promiscui, dietro pagamento etc.) su base continuativa; esclusione di 4 mesi dopo rapporti occasionali protetti o non protetti, o dopo il cambio di partner.

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