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  1. ferruccio Rispondi
    noi nel territorio dove abito sono 30 anni che parliamo di comune unico, mai andato in porto. Sia centrodestra che centrosinistra, ricordo il governo berlusconi con il discorso fusioni di comuni sotto i 1000 abitanti che il centrosinistra, ogni tanto in modo schizzofrenico passano da voglia di fusioni a difesa ad oltranza dei piccoli comuni. Poi con Uncem che propone cose ridicole come i 6000 campanili non si arriverà mai a nulla su fusioni. L'unica è obbligare che piaccia o no.
  2. Giovanni De Lorenzi Rispondi
    L’aumento degli incentivi previsto dalla legge di stabilità 2016 per gli enti che si fondono è senza dubbio un’ottima iniziativa, anche perché potrebbe “compensare” l’altro importante fattore rappresentato dall’esenzione dal patto di stabilità per gli enti che decidono di venire a fusione. Infatti a partire dal 2016 anche gli enti che si fonderanno saranno assoggettati alla nuova regola del pareggio di bilancio. Altri benefici per gli enti che si fonderanno sono comunque rappresentati dal criterio di determinazione della spesa di personale, che sarà rapportata alla spesa fatta registrare nell’anno 2008. Nel merito dell’articolo di Sabrina Iommi devo dire che mi sembra molto interessante agganciare il valore degli incentivi ad una valutazione sui risultati: immediato e facilmente misurabile è la soglia demografica raggiunta dalla fusione (ad esempio si potrebbe assegnare l’incentivo massimo per fusioni che superano i 5.000 abitanti e ridurre l’incentivo quando non viene superata tale soglia).
  3. EzioP1 Rispondi
    Il confronto con la Francia non regge, la scuola francese per l'amministrazione pubblica è di alta qualità e serietà, al punto che in Francia i manager dell'amministrazione pubblica sono considerati più qualificati rispetto a quelli del privato. Da noi i manager delle amministrazioni pubbliche centrali e locali sono considerati di scarsa qualificazione e di dubbia serietà a causa dei continui scandali cui assistiamo. In un ambiente simile solo un intervento autoritario dall'alto e su tutte le aree della gestione pubblica locale può aiutare a cambiare l'ambiente, lasciarlo in mano a quelli che amministrano ora significa continuare con gli scandali e la mala gestione. Gli esempi di aggregazioni fatti su base volontaria che abbiamo sottocchio non sono certo incoraggianti, sono più orientati ad acquisire i vantaggi e le promozioni che non a risparmiare e gestire correttamente il denaro pubblico.
  4. Filippo Crescentini Rispondi
    Ogni comune soppresso per accorpamento con altri comuni o per incorporazione in un altro comune costituisce una riduzione della democrazia. In Francia hanno 36.000 comuni contro i nostri 8.000 e nessuno si sogna di sopprimerli. tanto meno quelli più piccoli. In Francia, però, è molto sviluppata quella che chiamano la "intercomunalità", ovvero forme associate di gestione dei servizi. Il comune rimane nella sua entità istituzionale e di rappresentanza politica e gestisce i suoi servizi in forma associata con altri comuni. Si fa prima e meglio a rendere obbligatorie o a incentivare le gestioni associate dei servizi piuttosto che ad incentivare le fusioni. Sperando che a nessuno venga in mente di procedere dall'alto a fondere i comuni.
  5. Giunio Luzzatto Rispondi
    C'è da augurarsi che questa volta il tentativo abbia successo, ma le esperienze passate sono negative. Un caso: negli anni '90 la regione Liguria fece uno stanziamento abbastanza cospicuo per incentivare le unioni, ma: l'intero fondo passò poi "in economia" per assenza di domande. Se anche questa volta gli incentivi fallissero, occorreranno norme cogenti: attente alle specificità locali (zone montane, etc,), e non basate su criteri meramente numerici, ma comunque imperative. Un Comune di 10.000 abitanti non è meno "democratico" rispetto a uno di 500.
  6. luigi saccavini Rispondi
    Con i controlli interni d'oggi e il Segretario scelto dal sindaco, un accorpamento si traduce in più consistente accentramento di poteri. L'effetto che ne esce è un maggiore controllo delle segreterie dei partiti su un minore numero di enti locali; un'accresciuta dimensione di appalti e servizi, con quel che segue. Il rischio per il sistema democratico è di una maggiore disaffezione, un aumento della barriera fra cittadini e potere locale. Qualche utilità si può .avere, ma va ripensato, e non di poco, il sistema della gestione locale.
    • bob Rispondi
      ...dividiamo i Comuni esistenti in condomini? La fine di questo Paese ha una data: anni' 70 avvento delle Regioni con tutto quello che ne è conseguito tra cui un arretrameto culturale delle persone spaventoso
      • Emilio Rispondi
        Il problema va visto anche in ottica di sviluppo. Solo entità che raggiungono una massa critica ( patrimonio,competenze, territorio, ) omogenee(teoria, cultura ecc.)guidate da Istituzioni democraticamente elette e non da organi politici o consortili di secondo livello possono esprimere politiche di sviluppo attrattive di investimenti anche europei. I piccoli comuni di territori frammentati e periferici sempre più poveri di risorse, saranno condannati alla marginalizzazione. Per approfondimenti vedi il sito www.amiunacitta.it che propone e documenta la necessità di fusione per i Comuni della Zona omogenea Eporediese (Ivrea) nell'ambito della C.M. Di Torino. Ovviamente il progetto si pone e affronta il problema della salvaguardia delle identità locali e dei servizi di prossimità ai Cittadini.