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  1. bob Rispondi
    ..una colf o un operaio che si muove in una città come Roma in varie ore del giorno spende fino a 150 euro al mese di bus/metro a fronte speso di stipendi mensili che non superano i 500 euro in pratica circa il 30% del suo "stipendio". Perchè prima di parlare di contributi, privati, concorrenza non parliamo di questa anomalia?
  2. enzo Rispondi
    Una soluzione potrebbe essere quella di permettere ai trasportatori una maggiore liberalizzazione nel determinare il prezzo dei biglietti mentre gli attuali trasferimenti potrebbero essere dirottati dalle società di trasporto agli utenti in base alla categoria di appartenenza , in primo luogo pendolari(studenti , lavoratori ecc) poi in base al reddito ( pensionati , disoccupati ecc). in tal modo questi voucher permetterebbero un'allocazione del trasferimento in base alle scelte dei pendolari stessi. in altri termini i trasportatori se li dovrebbero guadagnare offrendo servizi migliori della concorrenza.
  3. Marco Spampinato Rispondi
    Una obiezione al messaggio che traspare dal suo articolo (prima parte sui trasporti pubblici urbani). Ed è la seguente: il capitale pubblico, sempre in certa misura sussidiato, non può che avvantaggiare tutti, a precindere dalle differenze di reddito. Per questa sua proprietà intrinseca, anzi, i soldi per finanziare il capitale pubblico possono essere chiesti sia (in maggiore quota, pro-capite) ai ricchi sia (in minore quota pro-capite) ai poveri. Voi dite, mi sembra di capire, ma allora perchè non fare pagare anche di più il servizio ai ricchi e di meno ai poveri, con tariffe differenti? Un dubbio che mi viene è che all'origine di una politica di prezzi non discriminatori vi fosse l'assunzione implicita che la diseguaglianza non dovesse crescere "più di tanto" o la mobilità sociale restare elevata. Se si pensa questo, e l'impostazione fiscale resta molto progressiva, ha senso che il costo dei servizi pubblici non discrimini per reddito, e ci siano solo esenzioni per gli indigenti. Se invece la preferenza sociale implicita diventa molto favorevole alla diseguaglianza, allora tutti cominceranno a fare discorsi "di classe" anche sul prezzo del biglietto dell'autobus-metropolitana. Una possibile proposta alternativa al differenziare le tariffe è quella di collegare di più imposte locali (progressive) a investimenti e servizi pubblici di mobilità (reti) nelle aree urbane. Ma togliendo l'imposta sulla casa il governo mi sembra vada nella direzione opposta. (M.S.)
    • Andy Mc TREDO Rispondi
      Veramente una volta c'erano gli scompartimenti di III II e I classe, che contribuivano ad una differenziazione delle tariffe, i supplementi in base alla velocità del treno e all'assenza delle fermate, ecc. ecc. ... tutte cose che sono scomparse (o quasi). E c'erano gli abbonamenti superscontati in base alla categoria (lavoratori, studenti, statali ...)
      • M.S. Rispondi
        Se risponde a me, io mi ho fatto riferimento esplicitamente solo ai trasporti urbani/locali. Lei vorrebbe un autobus con scompartimenti di prima e seconda classe? O treni locali a tre classi? Quanto agli abbonamenti, sono un'altra cosa, e possono anche esserci politiche aziendali/locali (x studenti, anziani), ma una politica per categorie e' regressiva (= nostalgica di societa' rigidamente compartimentate, per censo, caste,...). Non le pare?