Nella lotta ai cambiamenti climatici meritano una particolare attenzione i gas diversi dall’anidride carbonica, ma che hanno effetti significativi sulla crescita della temperatura. Sono emissioni destinate ad aumentare, benché riducibili in parte senza costi. Il bilancio carbonico del pianeta.
Tre equazioni sul clima
Una delle equazioni implicite della questione climatica è CO2 uguale cambiamento climatico. A sua volta, essa dipende da un’altra equazione: consumi energetici uguale CO2. Da qui, per la proprietà transitiva, emerge l’equazione finale: consumi energetici uguale cambiamento climatico. Ecco dunque che toccare la CO2 significa toccare l’energia. Tuttavia, oltre alla CO2 vi sono altri gas serra che alterano il clima, i più importanti dei quali sono il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O), gli idrofluorocarburi (HFCs), i perfluorocarburi (PFCs), l’esafluoruro di zolfo (SF6). Non solo: la stessa CO2 è generata solo in parte dai consumi energetici. Da ciò emerge che l’equazione consumi energetici uguale cambiamento climatico è vera solo parzialmente. Si tratta di capire che valore assegnare all’avverbio “parzialmente”.
Il bilancio carbonico del pianeta
Esaminiamo perciò il bilancio carbonico del pianeta, esprimendo tutti i gas serra in termini di anidride carbonica. L’operazione è complessa poiché i gas hanno un diverso potenziale di riscaldamento (Gwp, Global Warming Potential). Attraverso complesse equivalenze, il potenziale di ogni gas viene espresso per specifici intervalli di tempo – generalmente 20, 100 o 500 anni – rispetto alla CO2, che ha un potenziale pari a 1. Su un orizzonte temporale di cento anni, la tabella 1 mostra i vari Gwp.

Tabella 1

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Ciò significa che l’emissione di una tonnellata di metano o di protossido di azoto è equivalente, rispettivamente, a quella di 25, o 298, tonnellate di CO2. Ora se esprimiamo tutto in termini di CO2, emerge il bilancio delle emissioni di gas serra del pianeta (figura 1).

Figura 1

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Fonte: Ecofys 2013, World GHG Emissions Flow Chart 
Dal grafico emergono tre dati principali: a) le emissioni di CO2 rappresentano il 76 per cento delle emissioni di gas serra totali, il restante 24 per cento dipende da altri gas serra; b) le emissioni legate alla combustione delle fonti fossili rappresentano il 66 per cento delle emissioni totali; c) il 34 per cento delle emissioni ha cause diverse dal consumo delle fonti fossili.
Se torniamo alle nostre equazioni, potremmo dire che la prima (CO2 uguale cambiamento climatico) è vera per tre quarti (76 per cento), mentre la terza (consumi energetici uguale cambiamento climatico) è vera per due terzi (66 per cento). Vediamo meglio il dettaglio attraverso la tabella 2.

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Tabella 2

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Concentrandoci sulle emissioni diverse dalla CO2, vediamo che per il 15 per cento provengono dal metano, per il 7 per cento dal protossido di azoto, per il restante 2 per cento dagli idrofluorocarburi e dai perfluorocarburi. In termini di processi, per il 5 per cento sono ascrivibili a quelli energetici, per il 6 per cento a quelli industriali, per un altro 6 per cento alla zootecnia, per il 4 per cento all’agricoltura e per il 3 per cento ai rifiuti. Se si somma il dato del metano legato alla produzione energetica (5 per cento) al 66 per cento di emissioni di CO2 associate ai consumi energetici, emerge che complessivamente i combustibili fossili sono responsabili del 71 per cento delle emissioni complessive. Rimane pertanto un 29 per cento che dipende per il 10 per cento dall’uso del territorio (per esempio, la deforestazione), per un altro 10 per cento da zootecnia (6 per cento) e usi agricoli (4 per cento), per il 6 per cento dai processi industriali e per il 3 per cento dai rifiuti.
In parole semplici, nella questione climatica oltre alla CO2 occorre tener conto di altri gas: il metano rilasciato dalle discariche o dagli allevamenti animali, il protossido di azoto emesso dai fertilizzanti, gli idrofluorocarburi associati ai processi di refrigerazione, i perfluorocarburi originati dalla produzione di alluminio o da quella dei semiconduttori e l’esafluoruro di zolfo usato nei dispositivi elettronici hanno un impatto significativo nella crescita della temperatura. Queste emissioni sono destinate a crescere in prospettiva, soprattutto quelle del metano e, purtroppo, quelle degli Hfc. Numerosi studi, tuttavia, mostrano che una parte rilevante può essere azzerata a costo nullo o negativo.
Qualsiasi sia l’esito della Conferenza di Parigi, è bene che dedichi una specifica attenzione ai gas diversi dall’anidride carbonica.
* Le opinioni dell’autore non riflettono quelle dell’azienda in cui lavora.

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