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80 euro di bonus anche dal petrolio *

Il ruolo del petrolio come fonte energetica si è ridotto negli anni. Ma il calo delle quotazioni del greggio produce comunque vantaggi per gli italiani. Si traduce per esempio in una minor spesa per carburanti. Che però non riguarda quel terzo di famiglie che non spende nulla per benzina o gasolio.
Costa meno, ma “conta” meno
Nella seconda parte del 2014 il prezzo del petrolio sui mercati internazionali si è dimezzato, raggiungendo i 50 dollari al barile alla fine dell’anno, un valore intorno a cui ha continuato a oscillare anche nel 2015. Un calo così marcato dovrebbe portare benefici anche ai bilanci delle famiglie e un recente studio cerca di valutare quanto potrebbe valere il bonus petrolio per il nostro paese.
Prima di dare una risposta, tuttavia, è necessario tenere conto che nel corso degli ultimi decenni il contributo del petrolio al bilancio energetico italiano si è notevolmente ridimensionato. Se nel 1970 l’oro nero rappresentava oltre il 70 per cento del consumo primario di energia, nel 2013 si era ridotto a circa un terzo (figura 1). A ciò si è poi accompagnata una sostanziale riduzione dei consumi petroliferi che, dopo la grande recessione, si sono contratti di oltre il 30 per cento, raggiungendo nel 2013 il loro minimo storico di 60 milioni di tonnellate (erano 103 milioni nel 1973).
Non solo. Si è indebolito anche il legame tra quotazioni del greggio e prezzi dei prodotti energetici. Lo sviluppo di mercati spot del gas naturale ha posto le basi per un progressivo sganciamento dei prezzi dei contratti del gas dalle quotazioni del petrolio (figura 2). Mentre la relazione tra corsi del greggio e prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica (Pun) si è indebolita nel tempo per la radicale trasformazione del mix elettrico, la cui quota generata con prodotti petroliferi era nel 2014 meno del 2 per cento, contro il 34 del gas naturale e il 43 delle energie rinnovabili, che già dal 2012 sono la principale fonte di generazione elettrica (figura 3).
Effetti sui bilanci familiari
Il beneficio principale che le famiglie italiane traggono dal calo delle quotazioni del greggio è una spesa per carburanti più leggera. La benzina meno cara produce due effetti. Del primo, quello diretto, si avvantaggiano solo le famiglie che utilizzano mezzi di trasporto privato. Il secondo è invece un effetto indiretto ed è legato alla riduzione del costo del trasporto incorporato nei beni acquistati da tutte le famiglie: nell’ipotesi che le imprese non si approprino di tutto il risparmio, ammonterebbe a circa 500 milioni. Più cospicuo appare l’effetto diretto, che consisterebbe in circa 80 euro annui a famiglia. Sulla base di valutazioni sulle abitudini di consumo dei diversi gruppi familiari, possiamo ipotizzare che circa 71 degli euro risparmiati sarebbero destinati al consumo di altri beni (complessivamente 1,8 miliardi di euro).
Come redistribuire i guadagni
Ma i vantaggi del calo dei prezzi del carburante non ricadono nello stesso modo su tutte le famiglie italiane.
Il beneficio sarebbe minore per gli anziani soli e per le famiglie meno abbienti, ovvero le due categorie che spesso hanno una spesa per carburanti nulla, in quanto non possiedono veicoli. Secondo l’Indagine sui consumi delle famiglie dell’Istat sui dati 2013, infatti, tra le famiglie con consumi più bassi quasi la metà non acquista né benzina né gasolio (contro un terzo per il totale delle famiglie). I maggiori benefici andrebbero invece alle coppie con figli e alle famiglie residenti al centro o con capofamiglia occupato (tavola 1).
Cosa si può fare, allora, perché almeno una parte degli effetti diretti derivanti dal minor costo del greggio possa raggiungere anche le famiglie che non spendono nulla in carburanti? Si potrebbe istituire una carbon tax sulla falsariga di quanto proposto da Federico Cingano e Ivan Faiella, che avrebbe lo scopo di contrastare l’aumento delle emissioni di gas serra. I suoi proventi, tuttavia, potrebbero essere utilizzati per ridurre il peso del finanziamento delle fonti rinnovabili che grava sulla bolletta elettrica – che incide di più sulla spesa delle famiglie meno abbienti (figura 4). In questo modo i guadagni che derivano dal petrolio meno caro sarebbero redistribuiti anche alle categorie che per il momento non ne beneficiano.
1faiella
Fonte: elaborazioni di Faiella I. e A. Mistretta (2015) su dati ministero per lo Sviluppo economico.
figura2faiella
Fonte: costo del greggio importato; prezzo del gas sui mercati all’ingrosso.
figura3faiella
Fonte: per il petrolio; per l’energia elettrica. Il mix elettrico è calcolato sui dati di Terna (i dati sul 2014 sono provvisori).
figura4faiella
Fonte: Cingano F. e I. Faiella (2013). La simulazione utilizza dati del 2007 e ipotizza un incentivo alle rinnovabili elettriche pari a 1 milione di euro.

Tavola 1 – Stima delle risorse liberate da una riduzione dei costi del carburante per le famiglie
(valori 2013)

tavfaiella

* Persona di riferimento. ** Riferita alla persona di riferimento. *** Imputata con i dati dell’indagine sui bilanci delle famiglie, anno 2012.
Fonte: elaborazioni di Faiella e Mistretta (2015) su dati Istat e MiSE.

* Le idee e le opinioni espresse in questo articolo sono da attribuire agli autori e non investono la responsabilità dell’istituzione di appartenenza.
 
 


 

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  1. Marcello

    La parola “redistribuzione” è diventata un mantra che ormai accompagna i commenti a qualunque evento o scelta in campo economico. E se invece si incominciasse a ragionare sul fatto che abbiamo un sistema fiscale già fortemente redistributivo e eccessivamente pesante, Esistono già anche imposte patrimoniali sopratutto sugli immobili, triplicate in pochi anni, e che arriveranno alle stelle con la prevista revisione del catasto. Dovrebbe bastare e invece non basta mai perchè non c’è un adeguato controllo sull’uso e l’abuso del denaro dei contribuenti e così ci si ingegna a trovare nuovi balzelli, spremendo meningi che potrebbero essere applicate a miglior causa.

  2. aqmazz

    Quando si parla di dati,si dovrebbe sempre fare riferimenti dalla base di partenza,cioè da quando si è incominciato a muovere fortemente,per esempio,quando l’euro è nato ci voleva 1,17 dollari,e il petrolio costava 11/15 dollari al barile,da qui bisogna fare i conti,non dire che si è dimezzato,oppure dire si è dimezzato dall’esorbitante valore max speculativo,si deve dire anche che l’associazione petrolifera,dopo che da 11 dollari passo a 30 circa,corsero a dire che nomdoveva superare i 28 dollari,abbiamo visto che è arrivato a 150 e nessun politico a detto una mezza parola,sono tutti una massa di incapaci inaffidabili,che guardano e sentono le cose solo dopo accadute,mai prevenzione,solo dopo i problemi parlano senza concludere nulla,in ogni caso oltre al prezzo al barile del petrolio,dato che si paga in dollari,bisogna fare anche questi conti,con questi ricatti e truffe petrolifere abbiamo fatto super ricchi i produttori,adesso sarebbe il momento di non usarlo più il petrolio,possiamo farne a meno,senza se e senza ma,la stessa cosa per il gas. Come?Usando prodotti alternativi,coloro che hanno interessi,dicono che non possiamo riuscirci essere indipendenti,sono balle,è solo questione di moltiplicazioni dei mezzi,farne tanti quanti ne servono per un doppio dei consumi e saremo in una botte di ferro e si può fare,io dico che ci si riesce benissimo,solo con il fotovoltaico,possiamo essere più che sufficienti,chi dice che non è vero dice balle o è un incapace,date a me l’incarico e entro l’anno non abbiamo più bisogno di gas e petrolio nelle case,ecc ecc,idem per le auto,basta benzina e petrolio,elettrico e idrogeno ecc,saremo indipendenti da chiunque.Punto a costi bassi.

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