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Nuovo Enit: il denaro non è tutto

L’Enit riparte con un nuovo statuto e un consiglio di amministrazione composto da tecnici. Ha compiti più ampi rispetto al passato e anche risorse adeguate per realizzarli. L’auspicio è che riesca a farlo in modo efficace. La sorprendente relazione tra risorse spese e risultati ottenuti.
La lunga storia dell’Enit
Si è insediato da poco il consiglio di amministrazione del nuovo Enit, l’ente preposto alla promozione internazionale del nostro turismo. È composto da tre tecnici di riconosciuta competenza e dalla legge di stabilità 2016 riceve un budget importante. E tuttavia non sempre in passato la dotazione finanziaria dell’ente è stata sinonimo di successo.
L’Enit (Ente nazionale italiano per il turismo) è nato come ente statale nel 1919, ed è divenuto orgoglio del regime nel 1929, incarnando una visione “imperiale”, con sedi nelle principali città europee e del mondo, quasi si trattasse di ambasciate turistiche.
L’Enit aveva come finalità fondamentale quella di svolgere ogni possibile azione per incrementare il turismo estero in Italia; il che vuol dire, in termini numerici, far crescere gli arrivi di turisti internazionali. O meglio far crescere il valore dell’export, a patto che questo dato venisse rilevato in Italia, cosa che ancora non avviene.
Che l’ente abbia avuto in passato diversi problemi di funzionamento non è certo un mistero, e infatti è oggetto di diverse inchieste da parte della magistratura penale e di quella contabile.
Tra riforme e paradossi
Di possibili riforme strutturali si parla quindi da molti anni. Una di queste, forse la più razionale, vedrebbe la concentrazione delle attività di marketing internazionale del nostro paese in un’unica rete “intelligente”, costituita da tutti coloro che nel mondo se ne occupano: dalle ambasciate e reti consolari, agli Istituti italiani di cultura, alla Dante Alighieri, all’Istituto per il commercio estero, fino alle camere di commercio italiane all’estero.
Ma la razionalità si è sempre scontrata con una linea conservativa, soprattutto nel segno della tradizione, della specificità, della gelosia settoriale. Una linea che, a forza di tagli alla spesa pubblica (e quindi anche al fondo di dotazione dell’Enit), ha portato progressivamente al coincidere delle risorse disponibili con i costi “strutturali”, cioè incomprimibili nel breve periodo, come le sedi e le risorse umane.
E, quindi, ha portato la spesa pubblica nazionale per la promozione turistica internazionale a ridursi a tale livello da non risultare più in alcun modo incisiva nei risultati di export (o in-coming) del turismo italiano. Esiste infatti una soglia minima al di sotto della quale il marketing turistico diventa inefficace e le eventuali azioni non portano risultati in qualche modo tangibili.
Le relazioni della Corte dei conti, anno dopo anno, hanno rappresentato puntualmente i tagli nella spesa pubblica, che hanno riguardato anche il fondo di dotazione dell’Enit. A prescindere dalla scarsa attitudine del turismo italiano a misurare i risultati delle proprie azioni, i dati ufficiali degli ultimi anni mostrano una tendenza difficilmente spiegabile e per certi versi anche contraddittoria.
Dovrebbe infatti esistere una relazione tra le risorse impiegate e il raggiungimento dello scopo prefissato. In altre parole, come accade in generale nel marketing, si dovrebbe poter dire che l’investimento promozionale è stato in grado di generare un determinato fatturato.
Nel caso dell’Enit, invece, la relazione tra investimento e risultato è stata inversa: al calare della spesa promozionale è corrisposto un incremento degli arrivi di turisti stranieri. E questo fatto, apparentemente insensato, si verifica anche se si prendono in considerazione i possibili effetti ulteriori, come un certo ritardo nella relazione causa-effetto, nel caso in cui la promozione generasse risultati in anni successivi a quando viene effettuata.
 

Leggi anche:  Bicameralismo in cerca di riforme semplici

Figura 1 – Promozione turistica Enit e arrivi stranieri a confronto

grafico landi

Questo problema sta alla base della recente riforma – contenuta nella legge “Art Bonus” (decreto legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito nella legge 29 luglio 2014, n. 106), che prevede appunto per l’Enit la trasformazione in ente pubblico economico, con un nuovo statuto in cui sono elencate competenze estese anche ai servizi culturali, ai prodotti enogastronomici, tipici ed artigianali, in Italia e all’estero.
Il percorso sembra ora in fase di compimento, con l’approvazione dello statuto in maggio e l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione all’inizio di ottobre.
Restano ovviamente da verificare, nei mesi e negli anni a venire, i risultati che il nuovo corso sarà in grado di produrre, nell’auspicata prospettiva di un “rilancio”. A patto di misurarli in modo adeguato, questi risultati. Almeno a partire da adesso.

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Il buio oltre la fibra

  1. Giorgio Costa

    Caro Landi,
    mi domando se il “nuovo” ENIT possa essere un interesante approdo per una giovane ventisettenne laureata a Buenos Aires (dove risiedo) in “Hotelería y Turismo” presso la UADE. Quattro lingue, conoscenza di tutto il Sudamérica, Europa e Oceanía, idee originali circa il così detto “turismo sostenibile” ecc. In altre parole le chiedo se è possibile un approccio alla nuova struttura dell’ ENIT da parte di mia figlia (attualmente in Spagna per un master) ed eventualmente che strada seguire per averne un contatto.
    Grazie e cordiali saluti
    Ing. Giorgio Costa
    Buenos Aires

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