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Le conseguenze fiscali della Salvinomics

Le proposte economiche della Lega si tradurrebbero in 86,9 miliardi di minori entrate e 9 miliardi di maggiori spese. In altre parole, in un maggiore deficit pubblico per 95,9 miliardi, pari al 5,8 per cento del Pil. E probabilmente in una rapida perdita della fiducia faticosamente recuperata.
La Lega e i tagli alle entrate
Quali sarebbero le implicazioni per il bilancio pubblico delle proposte economiche del centro-destra e di chi oggi si pone come il suo candidato leader in pectore, cioè Matteo Salvini? Dopo le manifestazioni pubbliche dello scorso weekend si può dare qualche risposta.
Prima di tutto, dal palco di Bologna è scomparsa l’idea dell’uscita dall’euro. Forse si tratta di una dimenticanza temporanea; oppure c’è la presa d’atto della materiale impossibilità della cosa, soprattutto – come ha insegnato il caso della Grecia – per un paese solo e gravemente indebitato. Fatto sta che il tema non è stato indicato tra quelli oggetto di iniziativa politica dal segretario della Lega nord.
C’è un altro tema che invece non è scomparso dall’agenda politica ed è quello della flat tax, l’aliquota unica di imposta sui redditi individuali fissata al 15 per cento con deduzioni per 3mila euro pro capite così da garantire che la proposta rispetti (all’osso) il criterio di progressività nel carico dell’onere della tassazione richiesto dall’articolo 53 comma 2 della Costituzione italiana.
Qualche calcolo usando le dichiarazioni dei redditi 2013 indica che la flat tax proposta dalla Lega ed estesa alle imprese porterebbe a una riduzione di entrate per un minimo di 40 miliardi di euro se la proposta fosse realizzata mantenendo in essere l’attuale Irap. Se invece si applicassero alla lettera le indicazioni dell’americano Alvin Rabushka (cui la Lega nord dice di richiamarsi), la flat tax dovrebbe prevedere anche la cancellazione dell’Irap. Il che aggiungerebbe altri 30,5 miliardi (dati 2014) alla lista delle minori entrate da finanziare. C’è però poi da considerare che l’introduzione della flat tax porterebbe con sé almeno l’abolizione del bonus degli 80 euro (e forse un ridisegno delle politiche di sostegno al reddito). L’eliminazione degli 80 euro darebbe un risparmio di risorse pubbliche pari a 9,5 miliardi euro. Il conto della flat tax senza l’Irap e senza gli 80 euro sarebbe dunque di circa 61 miliardi di euro.
Nel week end Salvini non è andato solo a Bologna, ma anche a Cinisello Balsamo, comune dell’hinterland milanese, dove la sua proposta politica si è arricchita di un altro tassello: la cancellazione delle accise dal pieno di benzina. Per ora, i soldi mancanti per pagare un pieno tax-free agli automobilisti dell’hinterland milanese che ne hanno beneficiato li ha messi la Lega. A regime, tuttavia, se la proposta avesse un seguito per tutta l’Italia, una cancellazione delle accise sui “prodotti energetici, loro derivati e prodotti analoghi” eliminerebbe una voce che nel 2014 ha fruttato entrate per 25,9 miliardi di euro.
E la spesa pubblica?
Infine, specie se si abbandona l’ipotesi di uscire dall’euro (ma forse ancora di più se si mantenesse l’idea), la riduzione di imposte dovrà – presto o tardi – essere finanziata con una parallela riduzione della spesa pubblica. Su questo tema politicamente spinoso il segretario della Lega ha preferito sorvolare. Sul fronte della spesa, l’unica proposta uscita dalla Lega (dal presidente della regione Lombardia Roberto Maroni e da Salvini) è quella relativa all’opposizione ai tagli proposti dal governo e inseriti dal governo nella legge di stabilità 2016. Succede però che, se non si fanno i tagli e si lascia salire la spesa sanitaria al ritmo implicato dalle leggi, dalla tecnologia e dalla demografia, viene fuori che nel 2018 – lo dice la Nota di aggiornamento al Def 2015 – la spesa sanitaria arriverà a 120 miliardi, circa 9 miliardi in più che nel 2015.
Ecco dunque un conto delle conseguenze fiscali della Salvinomics, l’economia di Matteo Salvini: 86,9 miliardi in minori entrate e 9 miliardi in maggiori spese. Cioè un maggiore deficit pubblico per 95,9 miliardi di euro, pari al 5,8 per cento del Pil. Una salutare frustata semplificatrice e un forte impulso alla ripartenza dell’economia? Forse. Più probabilmente vedremmo invece una brusca risalita dello spread e una rapida perdita della fiducia faticosamente recuperata negli ultimi mesi grazie alla favorevole congiuntura internazionale e alle prime riforme approvate dal governo.
Questo articolo è disponibile anche su www.tvsvizzera.it

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17 commenti

  1. bob

    …la Padania, il dialetto nelle scuole, i tram per neri e tram per bianchi, un “pizzettaro” ai vertici di Finmeccanica…e vogliamo impostare un discorso o una considerazione su questa gente. Un solo merito: la cartina tornasole del livello culturale di questo Paese ..il dramma è solo questo!

  2. sara

    Mi preoccupa molto la possibilità che Salvini ed il suo progetto (?) politico possano avere la meglio in un futuro prossimo. In materia di economia, farebbe danni. Sventolare la riduzione di tasse e accise è propaganda efficace, così come il tema della maggiore insicurezza legata ai movimenti migratori, ma che visione esprime dell’Italia? Salvini ci riporta indietro. E poi non mi pare che la Lega abbia finora dimostrato di saper gestire la cosa pubblica meglio degli altri nelle regioni e nelle città dove ha governato.

  3. Roberto

    Ma veramente qualcuno crede che, nella sciagurata ipotesi che Salvini salisse al governo, può attuare queste proposte economiche?
    Queste riforme vengono dette solamente per prendere qualche voto in più, ma nella realtà non potranno mai essere attuate con la situazione dei conti pubblici italiani perché saremmo bocciati all’istante dalla commissione europea e dai mercati finanziari.
    Non vale la pena aggiungere altro su proposte che non hanno il minimo senso della realtà.

  4. Carlo

    A me basterebbe che si possano scaricare interessi passivi, costo automobili, costo carburanti al 100 % e venissero eliminate completamente IRAP e le tasse sugli immobili produttivi (effettivamente utilizzati)

  5. giovane arrabbiato

    Le Conseguenze Economiche della Troikanomics (o dell’Euro)
    10 anni di recessione.
    Debito pubblico Italiano al 132%
    Quello Greco al 175%
    Disoccupazione giovanile al 42%
    20% in meno di produzione industriale
    20.000 suicidi per ragioni economiche

    • anziano rilassato

      “… se due uomini sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?”
      Non ti preoccupare a salvare Salvini da una figuraccia e gli italiani dal ritorno del cdx al comando è arrivato Lui.

    • I numeri elencati su debito pubblico, disoccupazione e produzione industriale sono la conseguenza della crisi post-Lehman, non specificamente dell’austerità o dell’euro. Onestamente non sappiamo cosa sarebbe successo senza le politiche di austerità e senza l’euro dopo la crisi di Lehman.

    • gmn

      ma facciamo centomila!
      (dare i numeri può essere saggio ma anche folle…)

  6. Se non ci fosse stato l’euro e la politica di austerità, prof Daveri, la lira avrebbe svalutato. Rendendo competitive ke nostre esportazioni. In quanto al debito pubblico, probabilmente sarebbe stata la Banca d’Italia a garantire la solvibilità. Certo,fino a quando acquistava lei il debito non c’erano problemi. L’austerità e l’euro hanno depresso la domanda interna, con conseguente importazione e aggravamento del debito con l’estero.

    • Ma euro e austerità sono cose diverse. Se, con l’euro, non ci fosse stata l’austerità, l’Italia avrebbe fatto default parziale sul suo debito con conseguenze difficili da valutare ma certo non positive per l’Italia e forse anche per l’Europa. Se l’Italia non fosse stata nell’euro quando è fallita Lehman, non avrebbe goduto del paracadute implicito delle istituzioni europee. I mercati non avrebbero dato per scontata la solvibilità delle banche italiane, ad esempio. Anche qui con conseguenze difficili da calcolare.
      Non nego certo che l’eurozona ha problemi di funzionamento e ho sempre insegnato il teorema di Mundell nei miei corsi di politica economica. Ma posso dire che le sue certezze granitiche si basano su presupposti che tanto granitici non sono?

  7. Luca

    Professor Daveri: l’austerità e l’euro, nel dopo Lehman hanno depresso la domanda interna. Acuendo la crisi. Infatti sia il debito pubblico che la disoccupazione sono aumentate. Perché non abbiamo esportato (euro troppo forte), importato troppo. Invece,magari con la liretta che svalutava, e la Banca d’Italia che comprava i nostri bond, la musica sarebbe stata diversa:

  8. Dubbioso

    Meno tasse non implica più soldi nelle tasche dei cittadini, e quindi una maggior capacità di spesa e infine un incremento di produzione di prodotti e servizi nell’economia?

    • Meno tasse PER SEMPRE implica più soldi nelle tasche dei cittadini. Meno tasse OGGI senza tagliare la spesa implica più tasse DOMANI quando presto o tardi il debito necessario per coprire la spesa dovrà essere finanziato. Quindi se uno taglia le tasse senza preoccuparsi della copertura sta facendo solo un temporaneo e demagogico regalo con scarsi effetti espansivi.

  9. Maurizio Cocucci

    Basta con questo miraggio connesso ad una decantata sovranità monetaria, sovranità che così come viene descritta non c’è oggi nè in UE,ma nemmeno negli USA, in Gran Bretagna e in Giappone dato che queste banche centrali alla pari della BCE non hanno la facoltà di acquistare direttamente i titoli di Stato monetizzando così il deficit. Se poi si fa un passo indietro e si descrive la sovranità come il possesso di una sola moneta per il Paese allora questa sovranità non ha evitato oggi al Giappone di tornare per l’ennesima volta in recessione. Con la sovranità monetaria piena l’Italia nel 1974, ovvero dopo Bretton Woods e prima dello SME quindi in piena libertà da vincoli, il nostro governo andò con il cappello in mano a chiedere prestiti per 2 miliardi di dollari concessi poi dalla Bundesbank. Prestito che doveva essere restituito nel 1977 ma che non potendolo onorare si richiese un secondo prestito. E siamo sempre in un periodo libero da vincoli e con completa sovranità! Non mi risulta poi che in quegli anni il Paese brillasse per welfare dato che quello di cui godiamo è stato ottenuto tramite lotte sindacali, altro che stampando moneta. E per l’export, per piacere, basta raccontare le solite sciocchezze che l’euro lo avrebbe penalizzato, si legga la nota n.6 del Centro Studi Confindustria del 16 febbraio 2015 che analizza bene il nostro commercio estero. Il trend di crescita è secondo solo a quello della Germania e per alcuni aspetti è anche migliore.

  10. Maurizio Cocucci

    Questa della Lega è una semplice boutade propagandistica a beneficio degli ingenui. Non hanno uno studio qualsiasi, dal più semplice al più completo, che dimostri la sostenibilità di una riforma del genere. Ho sentito che anche Forza Italia ha una proposta in fatto di Flat Tax ma al di sopra del 20%, già più credibile sebbene una tassazione del genere non solo sarebbe incostituzionale se non corretta includendo sgravi (e allora quale differenza vi sarebbe rispetto all’aliquota crescente?) ma anche ingiusta. E inefficace sul fronte dell’evasione perché chi evade lo fa a prescindere dal regime fiscale. Negli USA la pressione è molto inferiore rispetto all’Europa ed in particolare sui redditi più alti eppure di evasori che finiscono in carcere di massima sicurezza ce ne sono molti. Oltre alle multinazionali che scelgono i paradisi fiscali per eludere le imposte.

    • bob

      “…la Padania, il dialetto nelle scuole, i tram per neri e tram per bianchi, un “pizzettaro” ai vertici di Finmeccanica…e vogliamo impostare un discorso o una considerazione su questa gente. Un solo merito: la cartina tornasole del livello culturale di questo Paese ..il dramma è solo questo!” Più che boutade una cosa seria , mi meraviglio che il prof Daveri parte dall’esternazione di questo personaggio per parlare di cose serie e complesse. La storia non si può dimenticare con questa facilità soprattutto quando è cosa recente

  11. Alessandro

    Non potrei essere piu’d’accordo. Nel migliore dei casi, la versione nostrana della “Voodoo Economics” (copyright Paul Krugman). Con la non trascurabile differenza che gli USA hanno le spalle abbastanza larghe da potersi permettere per svariati anni un deficit superiore al 6% del Pil, com’e’ avvenuto negli ultimi anni (addirittura al 12% nel 2009), mentre nel caso dell’Italia avrei forti dubbi. Per non parlare della palese incostituzionalita’ (leggi: regressivita’) di una simile proposta.

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