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  1. Quinto B. Rispondi
    E' vero che un eventuale soluzione ad hoc è insostenibile: si osserva, però, che nella PA funzionari apicali "direttori", di provata professionalità, hanno diretto (art. 20 DPR 266/1987) molti uffici di livello dirigenziale privo di titolare (mai nominati) senza alcuna remunerazione. Successivamente i "direttori" con funzioni direttive dei propri uffici si sono trovati, loro malgrado, a dirigere lo stesso ufficio, elevato a livello dirigenziale per molti anni, PA assente, con spiccata competenza e professionalità, conseguendo eccellenti risultati ma con danni morali ed economici per se stessi. La PA con la sua inerzia non ha mai provveduto alla copertura della vacanza, posto che con il funzionario apicale, di sicura professionalità, si è garantita la sua copertura con un notevole abbattimento di costi. Anche i funzionari apicali (ex Ministero dell'Economia e delle Finanze) delle Agenzie delle entrate (enti pubblici autonomi) operative dal 2001, nominati dirigenti per svolgere le funzioni con competenza e professionalità' al pari del colleghi della PA. Sarebbe auspicabile il riconoscimento giuridico per quei funzionari apicali "direttori" con requisiti di base, presentati all'ingresso in carriera, che prevedeva la qualifica apicale, aspettativa vanificata dalla creazione della carriera dirigenziale, paletto inutile, che hanno svolto funzioni dirigenziali "piene" (anche riconosciute) con competenza, passione e professionalità per un tempo congruo continuo o discontinuo.
  2. bob Rispondi
    ...come il maresciallo che fa carriera per anzianità! Un Paese malato profondamente alle radici. Interi nuclei familiari e quindi generazioni cresciute come i "funzionari" delle entrate. Una percentuale di parassiti che va oltre il 70% della società civile che non conosce merito che non ha mai scritto un CV
  3. Dario QUINTAVALLE Rispondi
    Dice Luca Odevaine: "Alemanno mi presentò Riccardo Mancini e l’onorevole Vincenzo Piso, indicandomeli come interlocutori per suo conto per tutte le questioni di mio interesse. Nella gestione del Comune - ha proseguito Odevaine - Mancini e Piso mi dissero di voler inserire nei ruoli apicali e dirigenziali persone che, a prescindere dalla loro competenza e dalla competenza di chi in precedenza rivestiva quei ruoli, fossero di loro fiducia». Qualcuno non ha ancora capito cosa c'è dietro a questa irresistibile voglia di creare i dirigenti dal nulla, come un tempo si creavano i cavalieri, anzichè selezionarli con un concorso? Malaffare, solo malaffare!
  4. Giulia Rispondi
    Sarebbe opportuno evidenziare anche che se un fenomeno del genere (i termini di portata e di effetti) emerge solo ora deriva anche da uno scarso o quantomeno poco proficuo controllo degli organi preposti. La corte dei conti, che effettua il controllo sugli incarichi anche di posizione dirigenziale non avrebbe dovuto evidenziare fin da subito questa anomalia?
  5. Faber Rispondi
    Le considerazioni del dott. Oliveri finalmente fanno chiarezza su come stanno effettivamente le cose in merito alla vicenda dell'Agenzia delle entrate, al contrario di altri articoli che ho letto in questi giorni su parecchi quotidiani, nei quali si coglie il tentativo di alterare palesemente la realtà dei fatti. L'attribuzione degli incarichi a partire dal 2001 doveva essere solo temporanea, ma si è trascinata per più di dieci anni fino all'approvazione della sanatoria del 2012, che ha tentato (anche sotto questo profilo a mio parere incostituzionale) di sottrarre al giudice amministrativo una fattispecie sub judice. Si tratta, effettivamente, non di dirigenti retrocessi, ma di funzionari che hanno svolto per troppo tempo mansioni che non gli spettavano. Concordo pienamente sul fatto che in tutte le amministrazioni pubbliche si faccia un uso alquanto disinvolto dell'art. 19, comma 6, del d.lgs. 165/2001 e che, purtroppo, qualunque soluzione si troverà a breve per l'Agenzia entrate sarà ovviamente una sanatoria.
  6. Ivan Beltramba Rispondi
    Quanto espresso da Luigi Olivieri è sostanzialmente condivisibile. alcuni particolari però stonano. infatti si dà per scontato che i funzionari (io non ho nemmeno la Posizione Organizzativa) siano degli emeriti deficenti e non in grado di gestire un Servizio. Mentre al contrario tutti i dirigenti del Settore Privato o i Prof. universitari sono geni della gestione della cosa pubblica. Concordo invece che sia ora di finirla col malcostume di nominare dirigenti o Direttori Generali degli yes-man dei politici (è evidente che a questo servono le "percentuali" delle leggi di "riforma", riordino, riorganizzazione etc riservate ad assunzioni dall'esterno, visto che non sono obbligatorie procedure ad evidenza pubblica). Oppure si ricorre alle aziende partecipate dove si assume senza concorso e poi si manda in comando un dirigente alla Amministrazione proprietaria. e guarda caso lo stipendio del comandato è sempre (a volte di molto) superiore dei colleghi di ruolo. chissà perché nelle istituzioni della UE il dirigente è quasi sempre un funzionario con adeguata anzianità che supera piccolo esame di idoneità e solo in mancanza di idonei interni si ricorre agli esterni, dopo avere espletato una procedura si selezione. però la cosa più umiliante è che in alcune P.A. i funzionari incaricati da dirigente che non hanno poi superato il concorso (alla prova preselettiva!) fatto per stabilizzarli sono rimasti al loro posto, quando non addirittura promossi Direttori. Sic transit gloria mundi
    • Carmelo Marazia Rispondi
      In un organizzazione che funziona vi sarebbe la possibilità di reclutare i dirigenti anche attraverso un sistema di progressione interna. La progressione interna fornisce il vantaggio di permettere la selezione attraverso la valutazione della prestazione effettuata nel tempo, purchè non si faccia l’errore confondere le competenze della posizione del dirigente da occupare con quelle relative alla posizione di funzionario precedentemente occupata. Il presupposto sarebbe quindi l’esistenza di un sistema di classificazione e valutazione delle competenze e del potenziale costantemente adoperato, e un sistema serio di selezione interna. Dopo fosse accertata la macanza di competenze adatte interne si ricorrerebbe al reclutamento esterno. In questo modo si garantirebbe non solo un sistema non solo legittimo, ma anche più efficace. Va da se che la prospettiva della progressione di carriera è un potente incentivo per la performance. E non credo che sarebbe violato l’art. 97 della Costituzione. Forse così eviteremmo guazzabugli simili a quello dell’Agenzia delle entrate. Se partiamo dal presupposto che le pubbliche amministrazioni non saranno mai in grado di gestire sistemi di questo genere e ci accontentiamo solo del garantismo giuridico, è meglio che ci scordiamo del sogno di un’amministrazione che funzioni.