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  1. Antonio Nieddu Rispondi
    L'esistenza delle Agenzie è un'anomalia nella misura in cui esse vanno per conto loro, soprattutto nella fase di predisposizione delle normative e nell'interpretazione (a volte eccessivamente di parte ed innovativa) delle stesse. Questo, unitamente alla modalità di legiferare, sempre demandata al decreto legge (dove sta ogni volta l'estrema urgenza?) fa in modo che le norme fiscali siano sottratte alla necessaria discussione all'interno del massimo organo legislativo, e siano quindi sottratte di fatto alla volontà popolare, essendo unicamente espressione di una esigenza di risultato da parte dell'agenzia stessa. E poi ci si lamenta dell'eccessiva complessità del sistema. L'agenzia deve eseguire un indirizzo politico e dare consulenza, senza pretesa però di essere ascoltata. Diversamente il popolo (che è l'unico che ha la sovranità di decidere come vuol essere tassato) viene esautorato, con buona pace della democrazia e del principio della separazione dei poteri.
  2. nicolas Rispondi
    Maddai, ancora con questa storia! Sono tutte nomine politiche per volgere o meno lo sguardo dove interessa o non interessa … non a caso dal concorso per il reclutamento dei nuovi dirigenti sono stati esclusi avvocati e commercialisti che fanno consulenza e rappresentanza tributaria …. giusto per dire che hanno eliminato gli unici competitor ai dedacuduti. Concorso fatto ad hoc. Un bell’esempio di senso civico e di democrazia!
  3. Giuseppe P Rispondi
    Bravo professor Visco! L'Agenzia delle Entrate è una delle poche organizzazioni pubbliche che funzionano, salviamola! Non stia zitto, continui a esporre le sue giustissime argomentazioni Lo faccia per l'Italia.
  4. faber Rispondi
    Il d.lgs. 300 del 1999 attribuisce autonomia organizzativa alle Agenzie fiscali, anche per il reclutamento dei dirigenti, ma nell'ambito dei principi del d.lgs. 165 del 2001, tra i quali non appare dubitabile che vi sia, allo stato attuale, quello dell'accesso alla dirigenza tramite concorso pubblico. Poiché il prof. Visco ha scritto la riforma delle Agenzie, avrebbe potuto provare a porle fuori dalle "amministrazioni pubbliche" e, quindi, dal d.lgs. 165 del 2001. Scelta quest'ultima piuttosto anomala per il nostro ordinamento, tenuto conto che le Agenzie non sono solo enti che svolgono una attività materiale di riscossione tributi ma esercitano funzioni e poteri autoritativi in senso tecnico, a volte con apprezzabile tasso di discrezionalità. Non esiste un problema di attacco alle Agenzie ma solo una questione di sanatoria di circa 800 funzionari, senza dubbio valevoli, ma che per lungo tempo, a differenza di altri funzionari pubblici (per i quali il prof. non chiarisce per quale motivo non dovrebbero valere gli stessi principi che lui afferma), hanno evitato le pur criticabili e forse obsolete procedure concorsuali.
  5. Rockville Rispondi
    Notevolissimo articolo critico e motivato.
  6. emilia Rispondi
    Come se il buon funzionamento dell'Agenzia delle Entrate degli ultimi anni fosse merito degli 800 dirigenti incaricati e giustamente delegittimati dalla sentenza della Corte Costituzionale. Infatti dal marzo 2015 che non ci sono più i dirigenti incaricati l'Agenza ha realizzato e perfino superato gli obiettivi assegnati negli scorsi anni. Quando si costruiscono i teoremi e bisogna portare avanti i propri raccomandati!!! Sic.