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Ma quanto ha reso davvero l’Expo?

Pochi stranieri, molti lombardi e un target di visitatori raggiunto a costo di forti sconti sui biglietti. Expo 2015 ha evitato il peggio grazie alla dedizione di chi ci ha lavorato. Rispetto alle aspettative, però, i benefici economici sembrano molto ridotti. E Roma 2024 merita una riflessione.

Aspettative e realtà di Expo
L’Expo 2015 ha chiuso i battenti, con ampia soddisfazione dei molti che l’hanno visitata, una macchina organizzativa funzionante e un target di visitatori apparentemente raggiunto. Il lavoro svolto con dedizione dall’équipe di Expo ha consentito all’Italia di evitare la figuraccia che diversi avevano temuto.
Cosa possiamo dire invece dei benefici economici? Già in fase di candidatura avevo espresso su queste pagine i miei dubbi sulle aspettative che si erano delineate. Le previsioni prospettavano, infatti, importanti ricadute in termini di spesa dei visitatori: 3,5 miliardi destinati ad attivare da 4 (Certet 2010) a 4,3 miliardi di valore aggiunto (Sda 2013); un contributo al Pil complessivo per l’Italia da 10 (Sda) a 30 miliardi (Certet).
Pur mettendo da parte qui le critiche metodologiche formulate in altre sedi, possiamo ora valutare le stime di previsione alla luce di alcuni risultati preliminari di un nostro studio, basato su una raccolta dati realizzata tra i visitatori di Expo.
Per quanto riguarda la biglietteria, l’attenzione si è focalizzata sul superamento della soglia dei 20 milioni. Tuttavia, oltre alla discussa trasparenza dei dati, si è assistito a uno slittamento fra obiettivo in termini di visitatori e quello in termini di visite (da 24 a 29 milioni nel dossier di registrazione). E l’obiettivo delle presenze ha sostituito quello del ricavo, con numerosi sconti. Le previsioni erano di ricavi per 520 milioni di euro con 29 milioni di visite (prezzo 2015, p. 364 del dossier di candidatura), con tariffa piena a 42 euro e “prezzo medio di 18 euro” (cap. 13) – ipotesi sostanzialmente confermata nel dossier di registrazione (p. 417) nonostante le mutate condizioni economiche.
La variabile chiave per sapere se gli obiettivi sono stati raggiunti sarà dunque il ticket medio – di cui finora si è poco discusso.
Più importante della biglietteria è però la spesa addizionale dei visitatori. La Lombardia è probabilmente quella che ha guadagnato di più da Expo, perché ha attivato flussi delle altre regioni. Ma per l’Italia nel suo complesso? Su questo punto, si possono esprimere varie perplessità. In primis, la proporzione di stranieri è stata inferiore a quella prevista. Risultati preliminari indicano un 16 per cento di stranieri (soprattutto francesi e svizzeri) contro previsioni tra il 20 e il 30 per cento, secondo un’indagine Eurisko del 2013. I non-europei, cinesi o altri, raggiungono quote insignificanti. L’Expo ha per lo più captato domanda nazionale o addirittura regionale (38 per cento di lombardi) e non i flussi internazionali. Ancor più importante è il fatto che, nei benefici, deve essere contabilizzata solo la componente addizionale della domanda, ovvero chi non sarebbe venuto in Italia senza l’Expo (o chi ha prolungato il suo viaggio in Italia per la manifestazione). Esistono diversi metodi utilizzati in ambito internazionale per valutare tali fenomeni. Sulla loro base, il nostro studio mostra che solo il 50,5 per cento delle presenze straniere (e l’1 per cento di quelle italiane) appaiono addizionali. Mentre la spesa addizionale sarebbe di 960 milioni di euro per gli stranieri e di non più di 30 milioni per gli italiani, per un totale stimabile in circa 1 miliardo, con effetti indiretti e indotti fino a 1,36 miliardi di valore aggiunto, contro i 4 pronosticati. Ai risultati ridotti rispetto alle aspettative della spesa privata, si aggiungono poi interrogativi sugli effetti rispetto alla spesa pubblica, che pure dovranno essere approfonditi.
Il beneficio economico dei visitatori dell’Expo si riassumerebbe dunque negli 1,3 miliardi di valore aggiunto generati dalla spesa turistica addizionale. Potrebbe apparire come un buon risultato, ma si tratta di un impatto lordo da confrontare con il costo sostenuto e un bilancio economico realistico sfida le facili interpretazioni. Già la nozione di costo dell’evento non è univoca: non ci sono infatti solo i costi d’organizzazione, si possono considerare anche gli investimenti per il sito o per le opere connesse; oppure, come purtroppo si fa raramente, aggiungere tutti i costi nascosti di tali eventi, come sicurezza, esenzioni fiscali concesse per l’evento e altri ancora.
Il dopo Expo
Anche i benefici post Expo sono in forse. Se si guarda a numerosi mega eventi passati, l’impatto sul turismo è incerto. Stessa cosa per l’investimento diretto estero. Per non parlare dell’aumento dei prezzi immobiliari, prospettato da diversi studi (Certet 2010, Sda 2013) come un beneficio dell’Expo, ma del quale sarà difficile convincere i milanesi.
Grazie all’impegno di chi ci ha lavorato, l’Expo, è stato un discreto successo, almeno in termini operativi e di immagine. Tuttavia, il beneficio economico appare difficile da stabilire: i flussi economici addizionali sono inferiori a quelli previsti, mentre i costi reali sono di difficile quantificazione. L’impatto lordo è comunque molto inferiore (fino al 95 per cento) a quello prospettato in fase di preparazione.
Non appare comunque una chiara appetibilità economica di questo tipo di eventi. Purtroppo, in questi casi l’analisi economica produce spesso studi “di circostanza”, commissionati dagli organizzatori, che, anche quando realizzati in buona fede, tendono a sopravalutare i benefici. Una situazione che deve far riflettere, anche in vista di future candidature come quella alle Olimpiadi con Roma 2024.

Leggi anche:  Dov’è la razionalità di grandi opere di dubbia utilità

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25 commenti

  1. alessandro

    Ottima analisi e chiarezza nei metodi e nelle conclusioni.
    Un approccio analitico che vedo molto in azienda ma molto poco in analisi economiche.
    Per me la piu’ grande domanda rimane – perche’ siamo incapaci di valorizzare cio’ che abbiamo e mobilitare i turisti orientali a preferire l’Italia alla Francia?

  2. Visto che l’idea è quella di contabilizzare tutti i costi, bisognerebbe contabilizzare anche tutti i benefici: il beneficio di immagine che l’Italia, e soprattutto Milano, ha avuto va messo sul piatto.

  3. giorgio pezzuto

    Il progetto originale del Expo che ha vinto contro Smirne prevedeva la Biblioteca Europea, Il Giardino di Milano, Le vie di Terra, Le vie d’acqua, La città del gusto, Il Cerba etc… niente è stato fatto. Dov’è il rilancio di Milano e Italia ?

    • bob

      La Torre Eiffel simbolo di Parigi e di ardita (per l’epoca) costruzione fu costruita per l’Esposizione universale del 1889 che si tenne a Parigi. L’EUR il quartiere celebre per la sua architettura razionalista, fu costruito in occasione dell’Esposizione Universale che si sarebbe dovuta tenere nella Capitale nel 1942 bloccata poi dalla guerra. Un Esposizione Universale aldilà del suo successo e del conteggio economico ha un senso se lascia nel futuro un segno permanente nel tempo. L’ EXPO è stato solo un gioco di numeri e di statistiche che sostanzialmente non ha portato nulla all’ Italia ma soprattutto a Milano città che avrebbe bisogno di altre cose e non delle medagliette a mò di Pro- Loco appuntate sul petto di chi esterna paragoni assurdi e senza senso tra una grande città e una metropoli.

  4. Giorgio

    ci sono dati sulla demografica degli expo passati? sono curioso di sapere i numeri di visite e la nazionalità dei visitatori degli anni passati

  5. Norberto

    Non si è tenuto conto, purtroppo, dei costi aggiuntivi di fine corsa. Lavoro non stop 24*7*7 e delle bustarelle che prima o poi arriveranno fuori.

  6. Flavia Cassarà

    Credo andrebbe aggiunto quanto speso in Expo dai visitatori: sono andata più volte è mediamente gli ho lasciato 30 euro per mangiare e bere. Apprezzerei qualcuno analizzasse l’esperienza di migliaia di operatori stranieri che hanno operato per mesi in Expo e che ricorderanno questo evento per sempre. Sono i nostri veri ambasciatori nel mondo. Se per loro l’evento è stato un successo e l’esperienza positiva grazie ad una macchina che ha funzionato, potremo solo trarne un beneficio a lungo termine.

  7. Franco dosso

    Ma quanto vi rode che l’Expo non è stato un fallimento? 😀

  8. serghiey

    Un obiettivo e’ stato pienamente raggiunto: collettivizzare le spese e privatizzare i ricavi. Una grossa spesa pubblica per pagare lavoratori precari, consumare suolo e favorire il mercato immobiliare, innanzitutto a beneficio di privati. Che ci possano essere stati episodi di corruzione peggiora le cose, ma non ne cambia la sostanza. Che faccia bene all’immagine del paese e’ secondo me discutibile.

  9. Andrea Salanti

    Solo una nota circa la stima degli effetti diretti, indiretti ed indotti. A parte ovvi conflitti di interesse cui velatamente accenna l’autore alla fine del suo articolo, è proprio la metodologia stessa (quella delle tavole input-output) a portare ad una sistematica sovrastima di tali effetti. La ragione sta nel fatto che in tale modellistica non vi è spazio per valutazioni della possibile sostituibilità. Una lettrice, ad esempio, ha appena scritto:”sono andata più volte è mediamente gli ho lasciato 30 euro per mangiare e bere.”. Bene, ma se non ci fosse stata l’Expo forse sarebba andata da qualche altra parte, così che imputare il tutto ad un effetto netto dell’Expo diviene fuorviante.

  10. Mario Carmelo Guerrisi

    Sono del parere che analizzare i risultati di un evento come EXPO 2015, partendo dai conti economici o dal flusso di presenze, in un momento così delicato come quello attuale, specialmente a seguito di una grave crisi economica, sia profondamente sbagliato. Chiunque, anche studiosi e ricercatori illustri, nell’analizzare un grande evento come lo é stato l’Esposizione Universale di Milano, partendo dai risultati economici o a quanto avrebbe dovuto rendere all’Italia lo stesso evento, senza tener conto dell’impatto e dall’immagine che l’evento doveva o non doveva avere in termini di cassa, non rende l’idea di quante speranze, invece, abbiano suscitato negli italiani. Soprattutto, se si tiene in mente, da quanti anni, questo nostro Paese, sia rimasto nell’ombra e nell’indeterminatezza anche a livello internazionale. Si dovrebbe, a mio avviso, prendere atto che solo e grazie a EXPO2015, l’Italia ha potuto avere la spinta per ripartire, facendo nuovamente parlare di sé. Si dovrebbe riconoscere insomma, in modo onesto e imparziale che questo nostro Paese, é rimasto per troppi anni in silenzio e senza una sia pur piccola azione che facesse pensare al suo grande passato, che pure c’é stato. Oggi, sebbene a piccoli passi, qualcosa si comincia a muovere e qualche presenza la si può notare anche fuori dai suoi confini. Tutto questo, non ci é stato regalato da nessuno, se non dalla nostra capacità e coraggio che ancora ci caratterizza nel mondo. Questo, per noi, é stato EXPO2015! Sono de

    • bob

      ..senza fare critiche gratuite o tifo da stadio come qualcuno scrive sono d’accordissimo con Lei ( l’ho scritto) che un evento del genere non può essere a priori valutato come “l’incasso del salumiere a fine giornata” . Ma per far ripartire questo Paese c’è bisogno di ben altro e soprattutto non di episodi sporadici e slegati ( come è stato EXPO) con il sistema-Paese ( stessa cosa vale per le Olimpiadi di Roma). Questo Paese deve decidere che “ fare da grande” il tempo è scaduto da molto. Ma attenzione i politici sono solo lo specchio del Paese la cultura del pensiero e anche delle parole che latita. “ Pochi stranieri, molti lombardi e un target di visitatori raggiunto a costo di forti sconti sui biglietti” l’ analisi dell’ evento parte con questa premessa ( molti lombardi!!!!!!) se avessimo commentato la Fiera di S. Ambrogio saremmo partiti con lo stesso linguaggio. Cosa rimane a 4 commessi del Bangladesch ma soprattutto cosa rimane a noi Italiani?

  11. Pietro

    I veri benefici dell’expo sono gli indirizzi dei contatti avuti dagli operatori italiani che si occupano di alimentazione. Sono benefici difficilmente quantificablili ma si protraggono nel tempo e saranno fonte di occupazione per gli anni a venire.

    • bob

      ..ma allora è una Esposizione Universale nel termine storico della parola o una Fiera qualsiasi, nel qual caso un doppione a costi assurdi. Provi ad andare in un supermercato di Londra o Berlino e vedrà l’esiguo spazio che hanno i nostri prodotti….il “piccolo ma bello” ha già fatto danni oltre aver creato molti illusioni

  12. Michele

    Expo è stato un “discreto successo” solo perché l’intera stampa compatta da mesi ha scritto che si tratta di un successo, tanto che le code ai padiglioni, una chiara disfunzione organizzativa, sono state spacciate come prove del successo. Come se ottenere un certificato all’anagrafe dopo ore di coda fosse un indicatore del successo dell’ufficio anagrafe…

  13. Cincera

    Ma quanto ha reso davvero l’Expo : Secondo Ballaro’ ha chiuso con un buco di quasi 14 miliardi di €

  14. Expo e’ stato un buon successo grazie a sala ed HR e Organizzazione. Meno bene sono andate la Comunicazione ( Rai e struttura Interna). Male la gestione dell’area e quanto di competenza regionale.

    • bob

      Un buon successo “de che”? Un’esposizione di video come ha detto qualcuno

  15. eleatico

    La risposta del governo Renzi è Expo 2040. ossia è Il progetto per il dopo Expo a Milano è quello di un polo di ricerca mondiale sulla genomica, il big data, la nutrizione, il cibo, la sostenibilità. Un centro nel quale «lo Stato è pronto a investire 150 milioni all’anno per i prossimi dieci anni. Il piano ”Human technopole Italy 2040” del governo illustrato dal premier prevede la realizzazione di un centro mondiale per gli studi su genomica, big data, nutrizione, cibo e sostenibilità che a regime dovrebbe arrivare a impiegare circa 1.600 ricercatori, mettendo insieme discipline diverse, dall’alimentazione alla robotica allo studio dei genomi del cancro, dove al centro ci sia l’uomo».

  16. ennio

    Sarebbe interessante che venisse fatto un censimento a tutti coloro che hanno partecipato all’Expo per conoscere il grado di acculturamento, sul tema della fame nel mondo, che ha lasciato questa manifestazione. La mia risposta è completamente negativa. Niente di interessante. Una manifestazione patinata senza alcun ritorno culturale. Fra un anno tutto sarà dimenticato. Nel mio caso, non capisco a cosa sia servito.

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