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L’evasione paga in contanti

L’innalzamento del limite all’uso del contante a tremila euro potrà portare a un aumento dell’evasione fiscale. I dati suggeriscono infatti che il fenomeno è legato alla tipologia dei pagamenti. Soprattutto, però, sembra un segnale di scarso impegno nella lotta all’evasione e al riciclaggio.
Più contanti, più consumi?
Il governo ha da poco annunciato alcuni provvedimenti contenuti nella legge di stabilità e, tra questi, l’innalzamento del limite all’uso del contante da mille a 3mila euro. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato che questa misura è necessaria per “incoraggiare i consumi” e che oggi non ha senso avere un limite all’uso del contante perché il fisco dispone di strumenti più sofisticati per tracciare gli evasori.
Ma di quali consumi parla esattamente? Ci sono sicuramente alcuni italiani che abitualmente spendono cifre superiori a mille euro per un singolo acquisto, per esempio in un negozio di abbigliamento. Ma quanti di questi trovano effettivamente più pratico portare con sé i contanti? Anzi la vera domanda è: quanti di questi sono disposti a rinunciare all’acquisto solo perché la legge gli impedisce di pagare in contanti? E chi sono questi consumatori?
Pagamenti elettronici contro l’evasione
I dati suggeriscono che l’evasione fiscale è legata alla tipologia di pagamenti. La figura 1 riporta la relazione tra il numero di pagamenti medi annuali con carta di debito o credito per abitante (fonte Banca centrale europea) e un indicatore dell’evasione dell’imposta sul valore aggiunto (fonte Center for Social and Economic Research (Case) and Netherlands Bureau for Economic Policy Analysis (Cpb), 2014) per i paesi dell’area euro nel periodo 2000-2012.
figura 1 immordino
La figura 2 riporta invece la relazione tra il numero medio annuale per abitante di transazioni pos (fonte Banca centrale europea) e lo stesso indicatore dell’evasione dell’imposta sul valore aggiunto.
figura 2 immordino
In entrambi, i casi si nota che più sono diffusi i pagamenti elettronici, più è difficile evadere (vista la tracciabilità del pagamento) e, quindi, minore è l’evasione. In un nostro lavoro usiamo il metodo delle variabili strumentali per avvalorare l’esistenza di un nesso causale tra strumento di pagamento ed evasione dell’imposta sul valore aggiunto.
Ci sono relazioni simili anche con il numero di carte di credito per abitante, con il numero di terminali pos per abitante, con il numero di transazioni con assegni per abitante e con il numero di transazioni con bonifici e giroconti bancari per abitante. La conclusione è che scoraggiare i pagamenti in contanti vuol dire limitare l’evasione fiscale.
Tuttavia, dobbiamo anche rilevare che un tetto, magari molto basso, all’uso del contante, ha anche diversi inconvenienti. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha dichiarato ad esempio che molti stranieri sono abituati a eseguire acquisti in contanti perché le regole dei loro paesi lo permettono. Questa difficoltà è però facilmente risolvibile attraverso un doppio limite: uno per i residenti e uno più elevato per gli stranieri.
Altre critiche riguardano la difficoltà pratica di far rispettare il limite; la perdita di privacy legata all’uso di strumenti elettronici di pagamento e la perdita di efficienza dovuta alla possibile diminuzione del numero di transazioni se il limite è particolarmente basso. Sono tutti costi reali, che però devono essere confrontati con i guadagni derivanti dalla lotta all’evasione.
Se non si crede nell’efficacia di un tetto basso all’uso del contante, ma si vuole comunque fare qualcosa per disincentivarne l’uso, l’innalzamento del limite, magari solo per gli stranieri, dovrebbe però essere accoppiato ad altre misure. La più efficace, e politicamente facile da realizzare anche se onerosa per lo Stato, consiste nel sussidiare la moneta elettronica, i cui costi sono ancora molto alti sia per i compratori (canone annuo per l’uso della carta di credito, costo per transazione e bolli, per esempio) che per i venditori (costo di attivazione e canone di utilizzo del pos, commissioni sulle singole transazioni). Il presidente Renzi ha annunciato interventi in questo senso, senza specificarne tuttavia i dettagli.
Un’altra possibilità consiste nell’incoraggiare le banche ad adottare commissioni sugli strumenti di pagamento esplicitamente basato sui costi. Oggi le commissioni fatte pagare ai clienti che ritirano contante agli sportelli o ai bancomat non coprono tutti i costi del contante (trasporto, distribuzione, protezione dai furti), che sono invece coperti attraverso commissioni più elevate su altre operazioni. In questo modo, chi usa il contante solo di rado di fatto sussidia chi ne fa un uso smodato, inclusi quelli attivi nell’economia sommersa.
Infine un’altra misura volta a scoraggiare l’uso del contante, e di cui abbiamo già parlato, è la tassazione dei prelievi da bancomat e sportelli bancari, che ha però anch’essa alcune difficoltà di realizzazione.
In conclusione, crediamo che l’innalzamento del limite all’uso del contante potrà portare a un aumento dell’evasione e, soprattutto, che sia un segnale di scarso impegno nella lotta ai fenomeni evasivi e al riciclaggio. Una politica che l’Italia certamente non può permettersi.
 

Leggi anche:  Facciamo i conti con la patrimoniale

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14 commenti

  1. Articolo interessante, complimenti.
    Io aggiungerei che probabilmente all’origine della scelta di maggiori transazioni in contanti vi è la necessità di stimolare i consumi, smobilitando la notevole liquidità detenuta in nero dagli evasori. Ipotizzando che le nuove norme sulla tracciabilità e il controllo dei conti correnti riducano l’evasione, presente e futura, si pone il problema di come “mettere in circolo” i frutti dell’evasione passata, che sono immobilizzati in una elevata liquidità detenuta in cassetta di sicurezza o, più diffusamente, “sotto il materasso”. L’impatto sul PIL sarà sicuramente positivo.

    • AM

      Condivido il commento, ma non sono affatto d’accordo sul fatto che la liquidità detenuta in cassetta o nel materasso sia necessaraiamente frutto dell’evasione fiscale. Dopo i casi di Grecia e Cipro molti risparmiatori non evasori hanno avuto il timore che il denaro depositato in banca o alle poste fosse reso indisponibile o, peggio ancora, decurtato da tassazioni straordinarie e impreviste imposte da organismi internazionali

  2. bob

    “l’innalzamento del limite, magari solo per gli stranieri..” Allora qualche problema nella economia reale del Paese c’è? Così scrivendo lo conferma. Germania e Austria sono Paesi da 3° mondo? Vogliamo dire con sincerità che non si sa più quale soluzione prendere e siamo in bambola totale?

  3. Stefano Sappino

    Sono d’accordo con il senso dell’articolo. Una parola di cautela nell’utilizzare quei grafici di correlazione: se gli indicatori di evasione (come è molto probabile) hanno tra i dati che considerano positivi (ovvero indicatori di bassa evasione) l’uso delle carte di credito e del POS stiamo mostrando una tautologia. Per il resto, è una misura esiziale, come esiziale è l’idea che l’economia, in un mondo globalizzato, si stimoli grazie ai consumi (di beni/servizi che non produciamo). Investire in ricerca e sviluppo (vera), di base ed industriale, sarebbe più serio e indicatore di una visione politica e strategica. Facile, per esempio, correlare i paesi di successo al numero di brevetti rapportati alla popolazione.

  4. Pif

    Partendo dal famoso enunciato di Okkam:”A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire”, non mi starei tanto a scervellare sulle correlazioni, ma chi va in giro con 3000 euro per fare i pagamenti ? I più ricchi con più disponibilità usano le carte, i pensionati e gli anziani che usano meno gli strumenti elettronici in media non li hanno e quindi se non ha favorire l’evasione a cos’altro serve?

  5. diana

    Buona parte di coloro che hanno entrate dirette sul conto corrente (dipendenti e pensionati, sostanzialmente), credo che non trovi molto comodo fare prelievi a sportello o ATM per cifre così elevate e poi andare in giro per negozi. Presumo che la soglia dei contanti interessi prevalentemente chi ha già entrate in contanti, e questi consumatori non saranno probabilmente interessati a che i loro acquisti vengano tracciati. Mi aspetto, pertanto, che l’impatto sul PIL emerso di questa manovra sia abbastanza ridotto.

  6. Tommaso Leso

    L’articolo mostra che il tasso di evasione è correlato inversamente con il numero di operazioni effettuate con carte bancarie effettuate dagli abitanti (cosa intuibile), e usa questo dato per dire che l’uso frequente del contante è correlato direttamente a un’aumento dell’evasione.
    Fin qui, tutto bene.
    Solo che poi si fa il salto di sostenere su queste basi che l’aumento al tetto sul pagamento in contanti causerà un aumento dell’evasione.
    Solo che non è stato dimostrato che a tenere basso il numero di pagamenti con carta di credito in Italia sia l’assenza di un limite molto basso al pagamento in contanti. E ci sono seri motivi per sospettare che non sia quella, la ragione per cui non paghiamo spesso con POS o con carta di credito/debito.
    Dal fatto che 1)in Italia ci sono 15 milioni di unbanked – che, limite o no, solo in contanti possono pagare; al fatto che 2)in nazioni con numero altissimo di pagamenti elettronici *e* bassa evasione (Danimarca, Svezia, Regno Unito) non hanno alcun limite ai contanti.
    Quindi: è davvero mettere un tetto basso al pagamento in contanti il modo per incoraggiare il pagamento elettronico (e di conseguenza diminuire l’evasione fiscale)?
    E se invece si dovessero abbassare le commissioni su POS e carte di credito, migliorare la concorrenza nel settore bancario in modo che i conti correnti costino meno, incentivare – anche con una riduzione dell’IVA, per dire, i pagamenti con carta di credito/debito o Pos?

  7. luca

    Molto interessante; ma la statistica che proverebbe davvero la correlazione sarebbe quella che mostra come l’evasione in Italia sia andata su e giu’ seguendo gli alti e bassi del limite al contante negli ultimi 10 anni. Esiste?

  8. Moreno

    Concordo pienamente. Una soglia maggiorata per gli acquisti in contanti legati al turismo peraltro esiste già per i cittadini extra-UE ed è di 15.000 euro (art. 3 del d.l. n. 16/2012). In caso di pagamenti in contanti superiori alla soglia ordinaria l’esercente che cede il bene o il servizio è però tenuto a tutta una serie di adempimenti come fotocopiare il passaporto del cliente e altre procedure legate perlopiù alla disciplina anti riciclaggio. Se il problema è l’invasività di tali pratiche (quando la fotocopia serve per il tax refund probabilmente le lamentele sono minori) si potrebbe considerare una semplificazione, evitando, come si suol dire, di buttare via il bambino con l’acqua sporca, resta fermo che nessuno obbliga i turisti a pagare in contanti…

    • bob

      l’ Italia di Arlecchino e Pulcinella che lei descrive sinteticamente in maniera perfetta. Bravissimo!!

  9. Fulvio

    Supponiamo abbiate alcuni buoni postali fruttiferi cartacei con varie scadenze, e che li vogliate incassare per pagare la retta mensile (2800€) della RSA di un vostro familiare di primo grado non più autosufficiente.
    Supponiamo inoltre che non vogliate disinvestire tutti i buoni contemporaneamente, ma che li disinvestiate uno alla volta man mano che ne avete necessità (la vita residua dei buoni è ancora lunga).
    Supponiamo infine che l’importo di ciascun disinvestimento sia superiore ai 1000 €.
    Quando disinvestite, non potete farvi pagare in contanti. Poste Italiane vi fa 2 proposte:
    1. Apri un conto corrente da me, e versa su tale conto il disinvestimento (di grazia, ho già 2 conti correnti su cui pago la patrimoniale che ha il finto nome “imposta di bollo”, perché dovrei farlo?)
    2. Ricevi l’importo tramite un vaglia postale alla modica cifra di 3€ (e poi paga alla banca un’ulteriore balzello, intorno ai 2€, per versare il vaglia, distruggendo in costi di transazione fino allo 0,5% del valore dell’investimento)
    Tutto questo grazie al limite dei 1000€. Complicazioni e costi certi, benefici assai dubbi.
    P.S.: la storia è vera, non solo ipotetica; sono lavoratore dipendente.

    • Andy Mc TREDO

      Correzione: quando disinvesti hai diritto ad avere il contante (: quello che dice la posta è vero nella misura in cui cerca di incrementare i sui guadagni ma non è stabilito dalla legge vigente, al limita da suoi regolamenti interni…), quello che non puoi fare è pagare la retta in contanti direttamente alla RSA. Puoi comunque chiedere un assegno/vaglia ad essa intestato, consegnarlo e tenerti il resto, o fare un bonifico (chiaramente non gratuito : tutti non lavoriamo a gratis).

  10. AM

    Alla trasmissione VIRUS del 22/X ho visto la registrazione dell’intervento di Cantone su questo tema e mi sono accorto con sorpresa che alcuni quotidiani avevao totalmente stravolto il senso delle parole di questo specchiato personaggio che stimo molto. In sostanza Cantone ha dichiarato l’assenza di correlazione fra sogli del contante e corruzione e evasione fiscale. Ha poi aggiunto che continue modifiacazioni di questa soglia così come del quadro fiscale causano incertezza fra i cittadini. Faziosità di alcuni giornalisti.

  11. Alberto

    Come disse qualcuno “ci sono due tipologie di persone, le prime pagano le imposte, le seconde con queste ci vivono”. Esistono svariate ragioni per cui si preferisce pagare in contanti, non ultimo l’impossibilità di prelevarli come avvenne in Argentina, Cipro, Grecia; con il bail-in sarà sempre più probabile. Ipotizzare che il limite al contante possa contenere l’evasione è ridicolo, primo perché la criminalità in barba al tetto dei 1.000 € “fattura” miliardi di €, in altri Paesi come la Germania non esiste il limite al contante e poi l’evidenza che anche eliminare il contante non serve, come avviene in Paesi dove esiste un canale di pagamento parallelo con altra valuta ritenute addirittura illegale es. dollaro USA come avviene a Cuba.

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