Lavoce.info

Un segnale criptato per battere l’evasione del canone Rai *

Il governo vuole far pagare il canone tv con la bolletta dell’elettricità. Ma è una soluzione che separa imposta e fruizione del servizio. Per risolvere il problema dell’evasione basterebbe invece crittare le trasmissioni Rai. E si potrebbero così abolire anche i tetti pubblicitari.
Le leggi che regolano il canone
Uno spettro si aggira per l’Italia: il pagamento forzoso del canone Rai, a prescindere che si fruisca o meno del servizio televisivo pubblico o che si abbia o meno un apparecchio televisivo. Il governo ha appena introdotto nella legge di stabilità una misura in forza della quale tutti coloro che sono titolari di un contratto per l’erogazione dell’energia elettrica sarebbero tenuti al pagamento del canone televisivo. Un provvedimento pensato per risolvere il problema dell’evasione del canone, fenomeno stimato in via cautelativa nell’ordine del 27 per cento. L’importo sarebbe fissato a un livello (100 euro) leggermente inferiore a quello vigente (113,5 euro).
Oggi la materia del canone Tv è regolata dalla norma che risale al periodo prebellico (regio decreto legge 21-2-1938 n. 246) e dalla successiva legge n. 103/1975.
Il regio decreto configurava il pagamento come un’imposta basata sul possesso di un’apparecchiatura atta o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni (articolo 1). La norma era stata concepita in un contesto dove le trasmissioni erano analogiche e ciascun soggetto, munito di apposito apparecchio ricevente, aveva pieno accesso al servizio. Quest’ultimo costituiva pertanto un bene pubblico (la fruizione non era “escludibile”) e l’onere, a meno di ricorrere alla fiscalità generale, non poteva che ricadere sui proprietari degli apparecchi. La norma, concepita per un monopolio pubblico, sarebbe poi risultata inadeguata con l’avvento delle televisioni private. Infatti, con esso si rompeva il legame di esclusiva tra apparecchio e servizio televisivo pubblico, presupposto per la prescelta modalità di pagamento del canone.
La soluzione individuata dalla legge n. 103/1975 è stata quella di riconfigurare la natura tributaria del canone, trasformando quella che originariamente era una tassa (per l’erogazione di un servizio) in una imposta (sganciata della sua effettiva fruizione). In forza dell’articolo 15 della legge, il canone era infatti dovuto anche per la detenzione di apparecchi atti alla ricezione di programmi via cavo o provenienti dall’estero. Veniva così sancita la scissione tra obbligo impositivo e fruizione del servizio, passaggio lucidamente evidenziato dalla Corte costituzionale quando ha dovuto affrontare la materia. I dubbi di legittimità costituzionale della norma sono stati fugati asserendo che non era irragionevole considerare che il possesso di un apparecchio televisivo costituisse un “indice di capacità contributiva” tenuto anche conto del “modestissimo tributo annuo che l’utente è tenuto a pagare”. (Corte costituzionale, ordinanza 20/4/1989, n. 219).
Come è cambiata la televisione
Nel frattempo però si affacciava un secondo fattore di cambiamento: le trasmissioni televisive potevano essere fruite anche mediante altri hardware e il costo delle varie apparecchiature (Tv compresa) poteva essere tanto modesto da risultare inferiore all’abbonamento annuale. L’ordinanza della Corte costituzionale appariva palesemente superata dai fatti.
Il provvedimento governativo costituisce un’ulteriore tappa sul sentiero avviato dalla legge del 1975, eliminando il riferimento all’apparecchio Tv, che continua a evocare erroneamente un nesso tra canone e fruizione del servizio. E già si possono intuire le probabili obiezioni tra le quali, ad esempio, quella che l’imposta violerebbe il criterio di progressività dell’imposizione. Le compagnie elettriche hanno già espresso la loro contrarietà.
Si comprende facilmente come la soluzione più lineare sarebbe quella di finanziare il servizio pubblico con la fiscalità generale, adeguandola in pari misura. Ma un governo che sta facendo della riduzione delle tasse un suo cavallo di battaglia, potrebbe mai prendere una misura del genere?
Una possibile alternativa è quella di tornare alla filosofia dell’originario regio decreto, riconferendo al canone Tv la natura di imposta associata all’effettiva fruizione del servizio. Peraltro, l’evoluzione tecnologica rende questa soluzione ben più facilmente perseguibile. La Rai trasmette con tecnologia digitale e pertanto il servizio televisivo è ora “escludibile”.
La soluzione al problema dell’evasione del canone televisivo è dunque a portata di mano: crittare le trasmissioni Rai e fornire la card Rai a coloro che pagano il canone. Questa soluzione obbligherà chi vuole fruire del servizio a pagarlo e, nel contempo, consentirà a chi non se ne vuole servire di evitarne il pagamento.
Coerente con questa proposta è l’eliminazione dei tetti pubblicitari per l’emittente pubblico, giacché non sarebbe più opportuno imporre uno specifico modello di finanziamento. Tutto ciò porterebbe alla fine del servizio pubblico? Non necessariamente. La Rai non è assoggettata agli stessi criteri di profittabilità di un’impresa privata e dispone ancora di asset importanti che non sono nella disponibilità delle altre emittenti. E comunque stona parlare di servizio pubblico quando si propone un criterio di pagamento del canone che rende palese l’irrilevanza della sua fruizione.
* Autorità garante della concorrenza e del mercato. Le opinioni espresse in questo articolo devono essere attribuite unicamente all’autore, non impegnano l’Istituzione di appartenenza e non possono costituire alcuna base per inferirne l’effettiva policy.
Questo articolo è disponibile anche su www.tvsvizzera.it
 

Leggi anche:  Qual è il problema della patrimoniale

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Il Punto

Successivo

Ma a chi conviene il part-time dei pensionandi?

15 commenti

  1. L’articolo nella sua analisi non tiene conto dei programmi televisivi della Rai trasmessi via Internet in diretta o in differita; si tratta ormai di una prassi consolidata che consente di ottenere introiti pubblicitari supplementari.
    Cifrare i programmi diffusi via etere, aprirebbe la questione su che fare via Internet; ogni blocco su questo mezzo farebbe calare le entrate e cederebbe quote di mercato agli operatori concorrenti.

  2. Danilo

    La proposta di crittare il segnale RAI è buona, ma è tardi perché gli italiani hanno già acquistato un televisore senza lettore di card. Non ho letto la proposta di legge, sono favorevole e spero che ai cittadini sia data la possibilità di autocertificare il non possesso di un televisore; sarebbe comunque un passo avanti rispetto alla situazione attuale perché almeno gli evasori uscirebbero allo scoperto.

  3. Giuseppe Brunetti

    Mi auguro che in questa faccenda del canone Rai si tenga conto di tutte quelle persone che a suo tempo sono state esonarate dal pagamento perché non posseggono l’apparecchio. I non vedenti o perché molto anziani e invalidi. Sarebbe opportuno che le categorie suddette vengano quantomeno messe al corrente anche attraverso i patronati sull’operatività del pagamento. La RAI dovrebbe comunicare all’Ente elettrico chi è già esente dal pagamento del canone.

  4. Paolo

    Oltre alle obiezioni già mosse aggiungerei il principio che le rotture di scatole andrebbero scaricate su chi non paga e non su chi paga (il che va a favore del provvedimento come concepito dal governo).
    Personalmente userei le bollette energetiche per stroncare anche l’evasione di partite iva individuali e pmi: Moltiplicando le attuali accise per 10 e rendendole detraibili al 70% si otterrebbe sostanzialmente l’invarianza (il resto dell’aumento sarebbe già dedotto) per le attività che le tasse le pagano, rendendo inutile la micro evasione. Chi passasse alla tariffa residenziale pagherebbe comunque più di prima (non potendo più dedurre alcunché) ed inoltre orienterebbe l’attività di accertamento dell’agenzia delle entrate

  5. Lorenzo

    Il problema non è tecnologico, ma politico.
    A Cottarelli inviai alcune riflessioni sulla riduzione a 1/7 del canone attuale; mantenere pubblica una piccolissima parte e vendere al mercato il resto (basterebbe una card tipo premium e una trasmissione geocodificata per eliminare l’evasione).

  6. Pigi

    Proposta che può essere respinta solo dagli addetti della Rai. Ai tempi della migrazione al digitale terrestre era stato fornito a tutti un decoder con lettore di smart card. E nessuno è obbligato a trasmettere via internet. Sky, per esempio, non lo fa.

  7. franco

    In realtà non basterebbe autocertificare il non possesso di un televisore. Il “non possesso” viene esteso anche ai pc. Ossia basta il possesso di un computer per dover pagare il balzello. La rai trasmette i programmi in internet? Perché lo fa? Per la pubblicità? Ma non si dovrebbe pagare il canone appunto per non vedere pubblicità? O lo fa semplicemente per farsi pagare il canone anche da chi non vede la televisione; però ha un computer ;chi è che oggi non ha un pc? Tecnicamente non dovrebbe essere complicato realizzare un decoder per seguire i programmi della rai criptati. Lo fanno moltissime reti. Ma non lo faranno. Infatti chi pagherebbe per vedere i programmi rai se non fosse obbligato a farlo? Così come (a proposito di democrazia e partiti democratici) dopo il referendum del 1995 con il quale il popolo espresse la sua volontà di privatizzare la rai la volontà popolare è ancora in attesa della privatizzazione (dopo 20 anni).

  8. Giuseppe Brunetti

    Mi auguro che in questa faccenda del canone Rai non vengano dimenticati tutti i cittadine che per motivi giustificati (cecità, gravi patologie etc.), già esentati dal pagamento, non si ritrovino la tassa in bolletta elettrica.

  9. Poldo

    Non capisco: se il “canone” è una imposta sulla detenzione di apparecchi atti alla ricezone radiotelevisiva, scissa dalla fruizione, che senso ha criptare il segnale RAI? Tutte le emittenti dovrebbero essere criptate in modo che a chiunque possegga un’apparecchio sia impossibilitata la fruizione senza aver assolto l’imposta!! A me però sembra tanto irrealizzabile quanto è ingiusto in pagamento su bolletta.
    La strada migliore sarebbe quella di chiedere dimostrazione del pagamento in occasione di fruizione di tutti gli altri servizi, condizionandone l’erogazione solo in caso di accertato assolvimento.

    • Andy Mc Tredo

      Concordo, e oso ancora di più: perchè un’imposta statale “sul possesso di un apparecchio….” deve procurare gettito non allo Stato in generale ma alla RAI? Non sarebbe il caso di ripartirlo fra tutte le emittenti radio-televisive? O di sopprimerlo (totalmente e stop)? Chiaramente poi il governo sarà libero di imporre un’accisa di tot euro al kW consumato dalle famiglie di destinarlo a chi gli pare ( come le sovvenzioni alla stampa: pagate da tutti ma usufruite solo dai pochi lettori! ). Fuori dal seminato una cosa simile si potrà fare anche per il cd “bollo auto” imponendo un’ulteriore accisa sul carburante (notare che chi più viaggia e/o più consuma più pagherà) e magari anche altre accise (a scaglioni crescenti) su luce-gas-acqua al posto delle odiate ICI-IMU-TARI…. = maggior gettito e minori costi d’incasso.

  10. Luca

    Spetta.le Sabattini, credo esistano ben altre soluzioni estremamente più semplici ( visto che non tutti hanno la possibilitá della smartcard), partendo però da una nuova realtá: la tv pubblica si deve occupare prevalentemente di informazione e cultura senza dover dipendere troppo dai condizionamenti pubblicitari. In quest’ ottica la vendita dei 2 canali principali e qualche canale tematico permetterebbe di focalizzarsi su rai 3 ( informazione locale che senza sostegno scomparirebbe) , canali tematici educativi e culturali e sulle produzioni cinematografiche italiane (con particolare attenzione agli emergenti). Tutto ciò sarebbe finanziabile con : utili di Raiway, affitto del magazino titoli film e serie rai, ripristino e adeguamento dei canoni di concessione frequenze ( non solo televisive). Nb / ricordo che il primo governo Berlusconi le tagliò con la scusa di equipararle ( verso il basso naturalmente ) a quelli pagati dalla rai. In questo mofo si qualificherebbe la tv pubblica e si eliminerebbe il canone.

  11. Edoardo

    La proposta di crittare il segnale è buona, ma implica che la RAI lavori “a mercato”, cioè che offra un palinsesto che sia interessante per il pubblico, così interessante che il pubblico decida di pagare per averne accesso…siamo sicuri che la RAI voglia davvero competere con le altri reti?!

  12. Aldo Cavuoto

    Ho una seconda casa (in campagna) a disposizione e avendo due utenze intestate vorrei capire come regolarmi visto che nessuno accenna a questo problema.

  13. Luciano

    La proposta di criptare il segnale è buona.
    Ci vuole tanto ad arrivarci? Cosi’ facendo , secondo me si risolve il problema del canone come viene fatto da sky e mediaset se hai la tessera vedi, altrimenti no.

  14. daniela

    allora la Rai diventa come Sky una tv a pagamento….e in più prende soldi dalle pubblicità! Solo che Sky non te lo impone nessuno!

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén