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  1. Alessandro Rispondi
    Piena condivisione con la valutazioni dell'autore. Non e' certo con 13 miliardi di deficit che l'economia italiana puo'davvero ripartire. Che l'austerita' fine a se'stessa vada superata e' indubbio; ma in questa legge di stabilita'sono sbagliati sia gli obiettivi sia i mezzi. Gli obiettivi, perche'la riduzione del carico fiscale e'piu'efficace (ed equa) se attuata sul lavoro e non sugli immobili (per rilanciare il mercato immobiliare occorre piuttosto una forte riduzione delle imposte sulle compravendite); i mezzi, perche' tale riduzione non viene finanziata con la famosa spending review per la quale il buon Cottarelli e'stato ingaggiato, salvo poi ignorare in toto il suo lavoro e le sue conclusioni. Spiace che un economista serio come Padoan si sia rimangiato certi principi, dimenticandosi dell'equivalenza ricardiana (ogni riduzione fiscale in deficit nel breve periodo si traduce in maggiori tasse future). Cordiali Saluti
  2. AM Rispondi
    Condivido pienamente il punto di vista dell'autore
  3. Michele Rispondi
    Una legge di Stabilità che sacrifica le prospettive future sull'altare del facile consenso politico a breve. Un'altra occasione persa.
  4. Enrico Motta Rispondi
    Questa Legge di stabilità avrà tanti difetti e errori, ma un pregio ce l'ha: dopo anni in cui giornalisti, politici ed economisti si sono lamentati di politiche poco espansive o che "strozzavano" l'Economia, è bastata questa proposta di legge espansiva in deficit, perché molti tornassero a preoccuparsi dei conti pubblici disastrati. Era ora! In questo senso siamo davvero di fronte a una svolta
  5. Lorenzo Rispondi
    "... il governo di Jean Chretien e Paul Martin si opero’ a spiegare ascoltare dibattere, coinvolgendo cittadini, parti sociali, e rappresentanti di vari interessi economici e politici ..." Gli italiani seguirono Berlusconi.
  6. Piero Fornoni Rispondi
    L'Italia in questo momento sta crescendo meno del 1% annuale pur avendo il vento in poppa dovuto principalmente agli interessi ai minimi storici ed al calo delle materie prime ed ad un principio di riforme strutturali. Anche se questa fortunata (per l'Italia ) combinazione dovesse continuare , l' Italia se non vuole che il suo debito continui ad aumentare deve tagliare le spese e non puo' sprecare neanche un centesimo perche' il suo total dependency ratio e' passato dal 53% del 2011 al 56.5% di oggi e continuera' a crescere nei prossimi anni . Per fare dei confronti il Canada ha un total dependency ratio del 47.3% ,la Spagna del 50.8%. Invece di litigare con la commissione europea il governo ed il parlamento dovrebbero attuare le proposte illustrate dalle varie spending reviews e mai attuate.