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  1. Futuro italiano Rispondi
    La riforma non affronta la condizione di buona parte degli stranieri che vivono in italia: i dieci anni di residenza regolare mi sembra che non vengono modificati, i tempi di risposta dell'amministrazione (2 anni) non vengono modificati. Servirebbe una modifica che coinvolga buona parte degli stranieri, almeno per i requisiti al loro possesso, premiando quei cittadini che si sono impegnati ad integrarsi il meglio possibile. Chiedere a un cittadino non comunitario 10 anni di residenza e a un comunitario 4 anni è un gape da colmare; visto che divento cittadino italiano, quindi dimostro a me stesso e anche allo Stato italiano di meritare tale status, non sarò piu o meno civilizzato se provengo dalla Romani o Francia o Ucraina. Senza una riduzione anche dei tempi previsti per l'iter di concessione della cittadinanza (attualmente si pagano 200 euro di contributo al ministero dell'interno) e senza modificare i requisiti richiesti per la presentazione della domanda e riducendo i tempi di residenza legale dei non comunitari questa sarà una mezza riforma, che tocca solo le nuove generazioni, ignorando buona parte della popolazione adulta di immigrati in Italia.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Sono in Italia da 27 anni circa, sposato da 22 con un'Italiana, ho due figlie maggiorenne che hanno la doppia cittadinanza. Ho sempre pagato le tasse, colf e canone RAI compreso, scrivo articoli su riviste italiane, ma rimango straniero senza diritto di voto. Qualche anno fa ho preso appuntamento in prefettura, a Milano, con una dirigente che mi ha spiegato che il percorso di una naturalizzazione è molto lungo, che anche in presenza di qualcuno che possiede tutti i requisiti la procedura dura almeno quattro anni. Avevo già richiesto tutti i documenti di casellario dei vari paesi (Francia e Svizzera) dove avevo vissuto prima di venire in Italia; mi sono arrivati in un paio di giorni grazie a un servizio online. Dopo l'incontro con la dottoressa ho lasciato perdere. Negli altri paesi, Lussemburgo, Francia o Germania, le procedure sono meno bizentine, se qualcuno ha i requisiti, lo Stato è contento di concedere la cittadinanza. Ma che cosa stiamo difendendo qua? Purtroppo è fin troppo chiara la risposta. Mi piacerebbe appoggiare fattivamente un'organizzazione per la difesa dei diritti degli immigrati.
    • Sergio Briguglio Rispondi
      Se e' sposato con una cittadina italiana, ha diritto ad acquistare la cittadinanza. L'unico motivo per cui lo Stato italiano puo' negargliela e' l'esistenza di un pericolo per la sicurezza della Repubblica o di condanne gravi. Sul primo punto l'amministrazione effettua una valutazione discrezionale. Se pero' non si e' pronunciata entro due anni dalla Sua richiesta, Lei puo' far riconoscere direttamente il suo diritto alla cittadinanza dal giudice ordinario.
      • Henri Schmit Rispondi
        Grazie della cortese risposta. L'unica ragione per chiedere la cittadinanza sarebbe di poter votare. Ma anche quel diritto è completamente svuotato, raggirato, dalle ultime riforme più che mai. Dovrei scegliere fra Renzi, Salvini e Grillo. No grazie. A che cosa serve quindi avere la cittadinanza? Ormai mi sembra più utile lottare contro questo sistema fasullo, fondato sul formalismo, sull'inganno e sull'abuso, sicuramente non riformabile dall'interno.
  3. Piero Fornoni Rispondi
    In Canada per chiedere la cittadinanza bisogna soddisfare criteri quantificabili : A) avere la residenza permanente B) essere stato fisicamente in Canada almeno 1,460 giorni nei precedenti 6 anni. C) aver fatto la dichiarazione delle tasse 4 volte nei 6 anni precedenti . D)dichiarare di aver intenzione di vivere in Canada. E) Conoscere l'inglese od il francese F) aver passato un esame sulla storia,sui valori e sulle istituzioni del Canada . G) se uno ha commesso crimini fuori dal Canada puo' vedere la sua domanda di cittadinanza respinta.
  4. Sergio Briguglio Rispondi
    Nota: la proposta di legge e' stata approvata stamattina dalla Camera. Delle due proposte emendative contenute nell'articolo, sono state recepite quella relativa ai disabili e quella relativa alla norma transitoria. Vedremo ora se si riuscira' a far recepire al Senato la terza proposta di emendamento: quella relativa alla nozione di residenza.
  5. Riccardo Montagnoli Rispondi
    Tre osservazioni: 1) credo che il criterio della residenza sia utile per evitare la concessione della cittadinanza a persone che intendono tornare in Patria o comunque trasferirsi altrove; 2) nello stesso senso sarebbe importante prevedere la decadenza dalla cittadinanza in caso di trasferimento all'estero; 3) interdetti, inabilitati e persone assistite da amministratori sostegno non sono che una quota, credo non rilevantissima, delle persone con disabilità, soprattutto tra gli stranieri.
    • DDPP Rispondi
      Completamente d'accordo con lei. In particolare sul punto 2. - Per il mantenimento della cittadinanza propongo un periodo successivo che definisca l'obbligo del soggiorno nel paese per un congruo numero di anni, la perdita della cittadinanza in caso di reati. Sul punto 3. mi sembra si tratti di una ipotesi residuale e minimale. Se l'autore dell'articolo lo ha già rilevato , mi preoccupo che ci possa essere una gabola o scappatoria per consentire la concessione della cittadinanza anche a non aventi diritto.
    • Piero Fornoni Rispondi
      Bisogna essere prudente col togliere la cittadinaza,perche' si rischia di creare degli apolidi di fatto. Supponiamo che una persona sia rifugiato politico , viva ed ottenga la cittadinaza italiana e poi per ragioni di famiglia o di lavoro si trasferisca all'estero .Se perde la cittadinaza italiana questa persona non puo' piu' viaggiare etc. Il paese d'origine se la situazione politica non e' cambiata non le rilascera' nessun documento e non avra' piu' i documenti italiani. Situazione gravissima , negazione dei diritti umani