logo


  1. Antonino Colombo Rispondi
    Va condivisa l’opinione dell’Autore: il capitale sociale non è un feticcio del passato. Non credo che sia il capitale minimo che ostacola la “nascita di nuove imprese, soprattutto create da giovani”. I giovani geniali sono insofferenti non tanto agli obblighi di capitalizzare la propria società, ma piuttosto alla “burocrazia”: giovani di mia conoscenza (mi rendo conto che la mia è un’osservazione da uomo della strada…) sono entusiasti perché in altri Paesi (USA) sono riusciti a in pochissimo tempo a costituire la loro “srl”, con procedura on line e poco costosa. Per favorire la nascita di nuove imprese, occorre agire su questo piano e non su quello del capitale minimo. Tuttavia, l’ordinamento sembra muoversi in direzione opposta (art. 2643-bis: capitale sociale pari almeno ad un 1 euro!). La proposta di prevedere “obblighi di capitale flessibili in ragione della struttura finanziaria e del rischio” sembra difficilmente realizzabile: 1) la valutazione fatta ex ante va poi aggiornata con una certa periodicità; 2) a chi spetta tale apprezzamento? Ai soci? Al notaio? Questa seconda soluzione sembra anch’essa controcorrente: secondo il DDL concorrenza, non sarà più necessario l’atto pubblico in caso di srl semplificata. L’esempio di Fiat-Chrysler è davvero probante? Sono state valutazioni attinenti al capitale ad avere indotto Fiat a migrare?
    • Marco Ventoruzzo Rispondi
      Il richiamo a Fiat-Chrysler era solo per ricordare in generale che le società europee, anche grandi, possono guardarsi intorno e "ricostituirsi" in altri ordinamenti che ritengono preferibili. Naturalmente la disciplina del capitale è una variabile rilevante solo per piccole imprese, nel caso di FCA le attrattive del diritto societario olandese erano certamente altre (si dice, ad esempio, la possibilità di emettere azioni a voto multiplo, consentita proprio poco dopo questa vicenda anche dal governo italiano). Quanto a regole di capitalizzazione variabile, certo esse possono porre complicazioni e qualche costo, ma forse meno di quanto si tema soprattutto se strutturate in modo semplice. In ogni caso il punto è: se il capitale fosse veramente inutile, perché nessuno discute che nelle industrie sistemiche, banche e assicurazioni, è necessario? I dati circa l'impatto sull'economia "reale" delle nuove srl semplificate a capitale ridotto sono piuttosto deludenti: moltissime non hanno dipendenti e/o sono inattive. A che fini sono usate?
  2. comalberti Rispondi
    Forse meritano attenzione anche le iniziative delle istituzioni europee: prima, come indicato nell’articolo, si promuove la concorrenza tra ordinamenti, poi la Commissione – il 9/4/2014 – propone una direttiva per armonizzare a 1 euro il capitale minimo di alcune società, impedendo agli Stati membri – come l’Austria – d'imporre requisiti più stingenti sul capitale minimo. Sembra quasi che la concorrenza tra ordinamenti sia più che altro uno strumento utilizzato per preparare il terreno alla successiva adozione di determinate misure a livello europeo.