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  1. Henri Schmit Rispondi
    La posizione critica ;dell'autore è condivisibile; la sua proposta sarebbe senz'altro preferibile al progetto attuale; ma l'articolo non tocca il vero problema che sia chiama democrazia. 1. La presunta "mission originaria di raccordo fra stato e enti territoriali" (un'espressione che faccio fatica a interpretare) e "rappresentanza delle autonomie territoriali" sono cose completamente diverse. Il Senato nuovo sarebbe comunque una camera di "rappresentanza delle istituzioni territoriali", sottinteso le istituzioni partitiche, la base del sistema politico italiano, che non è democratico (libertà individuale, a. degli elettori, b. dei candidati e c. degli eletti) ma partitocratico (corporativismo, controllano il voto, le candidature e gli eletti), sempre di più. 2. La grande differenza con la Germania, ragione per la quale la proposta dell'autore non porterebbe i frutti sperati, è che i Laender tedeschi sono democratici e che il Bundesrat non è un ramo del parlamento, mentre le regioni italiane sono regimi: prima si elegge un capo, poi un'assemblea assai fasulla in cui comandano i partiti, non le responsabilità individuali (basta vedere le persone condannate che lo stesso sopravvivono politicamente perché sostenute dal loro partito, mentre l'elettorato li eliminerebbe - probabilmente). 3. La ciliegina sulla torta: il governo ha fatto votare il 5 maggio una legge per l'elezione dei deputati che emula quella delle regioni. PS firmo pure il commento di "michele".
  2. Carlo Giulio Lorenzetti Settimanni Rispondi
    Il superamento del bicameralismo paritario e la riforma del Senato. Il dibattito sul nuovo Senato sembra destinato all'impasse. C'è accordo sull'esigenza di superare il bicameralismo paritario ma non sull'elezione dei senatori e sulle funzioni da attribuire alla seconda Camera. Ora,il superamento del bicameralismo paritario si può attingere in vari modi : con la soppressione pura e semplice del Senato, oppure con una differenziazione delle funzioni, delle competenze legislative e dei poteri delle due Camere. Il progetto di riforma costituzionale voluto dal Governo si muove lungo questa seconda via e, oltre a ridurre il numero dei senatori, a prevederne l'elezione indiretta da parte dei consigli regionali, a restringerne le competenze a poche materie e ad escludere il potere di accordare e togliere la fiducia all'Esecutivo, ne disegna una nuova fisionomia espressa sinteticamente nella formula "Senato delle autonomie ". A indicarne la preminente funzione di rappresentanza delle realtà regionali e locali e di raccordo con le scelte del Governo nazionale e dell'altra Camera a competenza politica e legislativa generale. In questa prospettiva è sembrato naturale affidare alle assemblee regionali la nomina dei consiglieri e dei sindaci che rivestiranno anche l'incarico di membri del nuovo organismo costituzionale. Altre opzioni sarebbero state e sarebbero però possibili. Il modello tedesco, ad esempio, prevede che i membri del Bundesrat , chiamati a rappresentare i Lander, siano espressione dei governi e non dei consigli regionali e che nell'espressione del voto essi siano vincolati dalle delibere assunte sui vari argomenti all'ordine del giorno appunto dai rispettivi governi. In tal modo si ritiene possa raggiungersi una migliore sintesi delle istanze e delle posizioni emergenti nelle varie realtà territoriali e rafforzare la responsabilità delle decisioni da adottare, evitando di riprodurre a livello centrale tutta la gamma delle idee e degli interessi che si manifestano nella dialettica propria delle assemblee regionali. Potrebbe essere di qualche utilità riflettere sull'esperienza tedesca, che ha dato buoni frutti in questi anni, invece di ricorrere a formule a tutti i costi originali, ma che non trovano riscontro e applicazione in nessun altro Paese democratico.
  3. Santolo Cannavale Rispondi
    Penso che il sistema dell'elezione mediante "collegio uninominale" sia auspicabile - e preferibile ad altri meccanismi di scelta - per rappresentare al meglio le esigenze e gli impulsi provenienti dal territorio. I partiti svolgerebbero certamente un loro ruolo politico nelle specifiche designazioni, ma non potrebbero fare a meno, anzi sarebbero obbligati a proporre i candidati migliori e più rispondenti alla missione da svolgere. Candidati del territorio (non catapultati da terre lontane), ben conoscitori delle specifiche occorrenze e potenzialità, accettati e dialoganti con gli elettori del collegio o perlomeno con la maggioranza degli stessi. Non sembra accettabile che i senatori - se il Senato deve ancora esistere - vengano "cooptati" dai consigli regionali, per le molteplici implicazioni, non sempre positive, registrabili. I futuri senatori designati dai consigli regionali sarebbero possibili “ostaggi” degli apparati regionali e non darebbero il meglio di sé, anzi volerebbero basso, molto basso! Condivido il riferimento all’impianto legislativo tedesco ed all’eventuale “stato di emergenza legislativa” nel nostro Paese. Il senato eletto con il “collegio uninominale”, in via eccezionale, per un limitato e definito periodo di tempo, potrebbe esercitare una sorta di supplenza legislativa della Camera dei Deputati.
  4. Santolo Cannavale Rispondi
    L'analisi di Marco Cucchini è utile contributo per capire e per discutere del nuovo, eventuale assetto del Senato. Penso che il sistema dell'elezione mediante "collegio uninominale" sia auspicabile - e preferibile ad altri meccanismi di scelta - per rappresentare al meglio le esigenze e gli impulsi provenienti dal territorio. I partiti svolgerebbero certamente un loro ruolo politico nelle specifiche designazioni, ma non potrebbero fare a meno, anzi sarebbero obbligati a proporre i candidati migliori e più rispondenti alla missione da svolgere. Candidati del territorio (non catapultati da terre lontane), ben conoscitori delle specifiche occorrenze e potenzialità, accettati e dialoganti con gli elettori del collegio o perlomeno con la maggioranza degli stessi. Non sembra accettabile che i senatori - se il Senato deve ancora esistere - vengano "cooptati" dai consigli regionali, per le molteplici implicazioni, non sempre positive, registrabili. Sàntolo Cannavale
  5. Michele Rispondi
    Un parlamento eletto sulla base di una legge ampiamente giudicata incostituzionale e un pdc che non ha mai vinto una elezione politica nazionale non dovrebbero riformare la Costituzione.
  6. Asterix Rispondi
    L'autore pone delle giuste osservazioni: prima di capire come sarà eletto il nuovo Senato bisogna chiedersi per fare cosa? concordo che non ha senso farlo diventare organo rappresentativo delle solo autonomie territoriali quando oggi ci troviamo di fronte ad un fallimento del progetto federalista con il ritorno di funzioni strategiche allo Stato, né ha senso lasciare ad organi locali il compito di decidere su diritti fondamentali dei cittadini. Ma la soluzione non può essere affidare al Presidente della repubblica il compito di nominarli (posto che non siamo né in una monarchia, né in una repubblica presidenziale). Il tema vero è che questa riforma costituzionale è fortemente antidemocratica. L'obiettivo è ridurre il Senato ad un ospizio per politici locali decaduti nominati dai partiti, mentre la camera dei deputati, attraverso leggi elettorali complicati, sarebbe controllata da partiti sotto il 30%, senza vincoli e controlli (visto gli interventi in atto per modificare la composizione e funzioni della Corte Costituzionale e Corte dei Conti, o le soglie dei referendum popolari).