Lavoce.info

Gli effetti dei profughi sull’economia *

I flussi di profughi che fuggono da guerre e persecuzioni sono economicamente insostenibili per i paesi europei? Le esperienze degli stati vicini alla Siria, che ospitano nel loro territorio un numero ben maggiore di rifugiati, sembrano raccontare una storia diversa. Pianificazione e accoglienza.
I flussi in prospettiva
L’ondata di profughi verso l’Europa ha scosso le coscienze di molti cittadini, ma i governi sono riluttanti a offrire asilo ai milioni che fuggono da guerre e persecuzioni. Questa riluttanza ha in parte a che fare con l’idea che un tale flusso di profughi sia economicamente insostenibile. Ma l’esperienza degli stati vicini alla Siria racconta un’altra storia. Per prima cosa, è utile mettere i flussi di profughi in prospettiva. Dall’inizio di quest’anno fino ad agosto, i paesi UE hanno ricevuto 417.430 domande di asilo (tra siriani e altri), in totale dal 2012 si arriva a 1,8 milioni di richieste. Nello stesso periodo, in Libano si sono registrati con Unhcr (United Nations High Commissioner for Refugees) 1,1 milioni di profughi siriani, un quarto della popolazione del paese. Per l’Italia, un flusso simile equivarrebbe a 15 milioni di profughi, pari all’intera popolazione mondiale di rifugiati registrati con Unhcr. E anche se il nostro paese ne accettasse “solo” il 2,6 per cento della propria popolazione, come fa la Turchia, dovrebbe accogliere un milione e mezzo di profughi.
Nessun collasso economico 
A sentire le cassandre europee le economie dei paesi che hanno accolto un numero di profughi pari a un quarto (o anche a solo il 2,6 per cento) della propria popolazione dovrebbero essere destinate al collasso. I numeri dei paesi vicini alla Siria dicono altro. Le economie di Libano, Turchia e Giordania hanno mantenuto tassi di cresciuta consistenti dall’inizio dell’arrivo dei profughi. Quest’anno la Banca mondiale stima una crescita reale del Pil libanese del 2,5 per cento, il tasso più alto dal 2010, nonostante gli effetti negativi che la guerra in Siria ha generato in termini di conflitti armati e collasso di investimenti e turismo dai paesi del Golfo. Un nostro rapporto per la Banca mondiale mostra come proprio il flusso di profughi siriani abbia aiutato l’economia libanese a mantenere tassi positivi di crescita, generando un aumento della domanda per servizi prodotti localmente. La domanda è finanziata da risparmi propri, da reddito da lavoro, da rimesse dall’estero e da aiuti internazionali. I soli 800 milioni di dollari in aiuti umanitari che l’Onu sborsa annualmente in Libano per i rifugiati siriani hanno contribuito per l’1.3 per cento del Pil del paese. L’impatto positivo dei profughi è anche in linea con quello stimato sulle comunità in Tanzania, che negli anni Novanta ospitavano profughi da Burundi e Ruanda.
Il mercato del lavoro
Anche se l’arrivo dei profughi non produce il collasso dell’economia, potrebbe però avere effetti negativi sull’impiego o sui salari delle occupazioni dove si concentra il loro lavoro. Uno studio recente mostra che i profughi siriani in Turchia hanno rimpiazzato parte della manodopera locale, principalmente tra lavoratori informali e part-time. Ma l’ingresso dei profughi ha anche determinato la crescita dell’occupazione dei lavoratori turchi nel settore formale e questa riallocazione ha contributo a un aumento del salario medio. Anche in Giordania l’impatto sul mercato del lavoro è stato finora modesto: la disoccupazione non è cresciuta nelle zone dove si concentrano i profughi siriani, che hanno aumentato l’offerta di lavoro in settori intensivi in manodopera non qualificata con bassa presenza di lavoratori giordani. Quest’evidenza è anche in linea con il modesto (e in genere positivo) impatto netto dei flussi di migranti economici e profughi sul mercato del lavoro nei paesi ad alto reddito.
Un fardello fiscale?
Un altro timore tipico è quello fiscale: per garantire un livello adeguato di servizi ai profughi occorre una spesa che non ci possiamo permettere. Anche qui l’esperienza della Turchia racconta una storia diversa. Il governo turco fornisce ai profughi registrati accesso gratuito a servizi di istruzione e sanitari e ospita chi ne ha bisogno in quelli che il New York Times ha definito “campi profughi perfetti”. Per fornire questi servizi il governo turco ha speso finora 5,37 miliardi di euro, interamente finanziati dalle proprie entrate fiscali. E per quanto sia una spesa ragguardevole, non ha minato la sostenibilità fiscale del paese. Cifre simili appaiono alla portata della UE, la cui economia è ventitré volte più grande di quella turca. E si può aumentare la sostenibilità delle spese rendendo possibile ai nuovi arrivati l’integrazione nel mercato del lavoro come insegna l’esperienza britannica. Tutto ciò non implica che accettare un flusso di profughi consistente non abbia importanti ripercussioni sociali, politiche e anche economiche, che infatti continuano a riverberare nei dibattiti in Libano, Turchia e Giordania. Ma l’esperienza di questi paesi fornisce un’importante lezione ai ben più ricchi stati europei: con un po’ di pianificazione e buona volontà l’Europa potrebbe accogliere un numero di disperati in fuga da guerre e persecuzioni di gran lunga maggiore di quello che ha accolto finora.
* Le opinioni qui espresse dall’autore sono personali non rappresentano necessariamente quelle della Banca mondiale o dei suoi direttori esecutivi.
L’articolo è disponibile anche su www.tvsvizzera.it
 

Leggi anche:  L’accoglienza made in Italy è low-cost

Lavoce è di tutti: sostienila!

Lavoce.info non ospita pubblicità e, a differenza di molti altri siti di informazione, l’accesso ai nostri articoli è completamente gratuito. L’impegno dei redattori è volontario, ma le donazioni sono fondamentali per sostenere i costi del nostro sito. Il tuo contributo rafforzerebbe la nostra indipendenza e ci aiuterebbe a migliorare la nostra offerta di informazione libera, professionale e gratuita. Grazie del tuo aiuto!

Precedente

Tasse amiche della crescita? Non sono quelle sui consumi

Successivo

La flessibilità sulle pensioni ha un prezzo. Alto

  1. giovane arrabbiato

    Uhm, quindi si mette sullo stesso piano i welfare generosi europei a quelli fatiscenti o praticamente inesistenti del Libano? Brillante.

  2. bellavita

    Sono convinto che gli immigrati siriani collocati nel sud d’Italia (socialmente e intellettualmente impoverito da 100 anni di emigrazione, che ha portato via i milgiori e lasciato i peggiori) sarebbero una grande risorsa

  3. Confucius

    Visto l’effetto miracolistico dell’ingresso di profughi sull’economia dell’EU, propongo di accaparrarci per tempo gli 11 milioni di clandestini che Trump, candidato alla presidenza USA, ha intenzione di cacciare una volta eletto. Ci si può inoltre accordare con la Guardia Costiera australiana per recapitare presso le ambasciate dei paesi UE chi tenta di entrare illegalmente in Australia. Le ambasciate provvederanno sollecitamente ad inviare i migranti a Bruxelles. Non capisco poi come mai aiutare un profugo faccia aumentare il PIL mentre aiutare un indigente autoctono faccia soltanto incrementare il debito pubblico.

  4. Carlo Concato

    Mi sembra che le considerazioni esposte siano fuori dal mondo e che indichino di che si occupano i luminari che prestano la loro opera presso la Banca Mondiale, persi dietro i risultati dei loro modelli matematici. Mi ricordano le analisi economiche degli operatori di borsa, che passano dall’euforia alla disperazione in un giorno sulla base di montagne di numeri autoreferenziali. La sola affermazione che un incremento di poveri tonifichi l’economia reale (non quella dei modelli matematici della Banca Mondiale) fa a pugni con tutte le considerazioni del senso comune del padre di famiglia (già, ma qualcuno sostiene che per essere glamour l’economia deve essere controintuitiva!). Che poi l’aiuto ad un profugo straniero faccia aumentare il PIL mentre l’aiuto ad un indigente autoctono faccia soltanto aumentare il debito pubblico me lo dovrebbe proprio spiegare.

    • Miguel

      “Che poi l’aiuto ad un profugo straniero faccia aumentare il PIL mentre l’aiuto ad un indigente autoctono faccia soltanto aumentare il debito pubblico me lo dovrebbe proprio spiegare.” Beh, gli aiuti al Meridione sono un fatto storico: forse non avranno fatto aumentare il debito pubblico, ma i risultati, dopo oltre un secolo, non si vedono. Quindi è vero che aiutare un indigente autoctono non fa solo aumentare il debito pubblico, ma può essere perfettamente inutile.

  5. Sergio Andreani

    Se i profughi sono una risorsa è veramente strano che l’ unica democrazia del Medio Oriente e cioè Israele non ne voglia accogliere nemmeno uno.

  6. Andy Mc TREDO

    Facciamo il conto di quanti soldi sono l’ 1,3 % del PIL dell’ ITALIA, risquotiamolo e vediamo quanta gente si può mantenere senza farla lavorare…

  7. Qualcuno stima che le restrizioni all’immigrazione sono il vero freno alla… http://fareprogresso.it/vedi_fp_full.php?id=1857&ref=lvi

  8. FabFarn

    “Prima fate il necessario, poi fate il possibile e così facendo vi ritroverete a fare l’impossibile”
    by San Francesco d’Assisi.
    Se la classe media, che è la spina dorsale del buon funzionamento dell’economia nei paesi occidentali, è in serie difficoltà nei paesi europei e se i poveri in Europa sono in aumento preoccupante e quindi se non si fanno i passi necessari e possibili per rimettere in moto l’economia dei paesi europei, come è possibile considerare che l’accoglienza in massa di profughi extraeuropei sia un toccasana per l’economia dei paesi europei?
    Saluti.
    Fabrice

Lascia un commento

Non vengono pubblicati i commenti che contengono volgarità, termini offensivi, espressioni diffamatorie, espressioni razziste, sessiste, omofobiche o violente. Non vengono pubblicati gli indirizzi web inseriti a scopo promozionale. Invitiamo inoltre i lettori a firmare i propri commenti con nome e cognome.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén