logo


  1. Meneghetti Rispondi
    In tema di problematiche nelle aggregazioni del sistema bancario riporto la sintesi di un intervento di un socio in occasione dell'assemblea di bilancio di una grande cassa rurale trentina. L'intervento si basa su elaborazioni dei bilanci del locale sistema di credito delle casse rurali e arriva alle seguenti considerazioni: Sotto il profilo dei tassi, attivi e passivi, (non sono contemplati ad altri servizi) essere socio di una cassa piccola, o di una grande, non porta apprezzabili benefici. Dal grande al piccolo, non sono i tassi a variare, ma sono solo i costi unitari. Ed afferma che se le piccole casse, pur con costi unitari elevati, riescono a mantenere gli stessi tassi di quelle grandi è molto probabile che, in queste ultime, si nascondano delle sacche di inefficienza. Nelle le fusioni, i riflettori andrebbero rivolti più verso le casse grandi ed i loro costi, che su quelle piccole oggetto di fusioni. Osserva anche che le fusioni si realizzano sommando bacini di utenza, clienti, fatturato e costi, ossia i componenti del bilancio che nelle piccole casse rappresentano l'aspetto più negativo. Si sommano anche le esperienze gestionali delle casse oggetto di fusione. Visti i risultati, conclude, sembra che, nel trentino, le fusioni non abbiano fatto emergere quelle economie di scala che caratterizzano la regola aurea che viene normalmente associata all'aumento della dimensione e che la somma algebrica non sempre porti al livello manageriale richiesto dalle nuove dimensioni.
  2. Menato Giulio Rispondi
    In tema di problematiche nelle aggregazioni del sistema bancario riporto la sintesi di un intervento di un socio in occasione dell'assemblea di bilancio di una grande cassa rurale trentina. L'intervento si fonda su elaborazioni dei bilanci del locale sistema di credito delle casse rurali.. Queste in sintesi le considerazioni:Sotto il profilo dei tassi, attivi e passivi, (non sono contemplati ad altri servizi) essere socio di una cassa piccola, o di una grande, non porta apprezzabili benefici. Dal grande al piccolo, non sono i tassi a variare, ma sono solo i costi unitari. Le piccole casse, pur con costi unitari elevati, riescono a mantenere gli stessi tassi di quelle grandi ed è quindi molto probabile che, in queste ultime, si nascondano delle sacche di inefficienza. Per preparare le fusioni, i riflettori andrebbero rivolti più verso le casse grandi ed i loro costi, che su quelle piccole oggetto di fusioni. Si ottengono sommando bacini di utenza, clienti, fatturati ed anche i costi, i componenti più negativi delle piccole casse. Si sommano anche le esperienze gestionali delle casse oggetto di fusione. Visti i risultati, sembra che la somma algebrica non sempre porti al livello manageriale richiesto dalle nuove dimensioni. Conclude segnalando che, nell'esperienza Trentina, le fusioni non hanno portato a far emergere quelle economie di scala che caratterizzano la regola aurea che viene normalmente associata all'aumento della dimensione.
  3. IC Rispondi
    D'accordo con l'Autore. Non sempre il gigantismo corrisponde ad economicità
  4. stefano fontana Rispondi
    Aggiungerei, alle esatte indicazioni dell'articolo, che l'annientamento di Banco di Napoli e Banco di Sicilia, ha avuto effetti esiziali in Campania e Sicilia, Tale eliminazione è stata fatta gridando allo scandalo in ragione di bilanci che, a giudizio di Bankitalia, presentavano deficit patrimoniali di alcune centinaia di miliardi di lire nei primi anni novanta, ma nessuno ha gridato allo scandalo quando Unicredit, due anni fa, ha presentato un bilancio in perdita di 14 miliardi di euro, cioè 28.000 miliardi di lire
  5. Andrea Venturini Rispondi
    Le banche italiane con oltre 100 mld di attivo sono 5 (dati 2013 - http://www.imperialfashion.com/pdf/24-10-2014_Il%20Sole24Ore.pdf). Le ipotesi di aggregazione, quindi, che non superano i 100 mld sarebbero - in base alle argomentazioni svolte nell'articolo - quasi tutte performanti per definizione?
    • giuseppe montesi Rispondi
      Premesso che 100 mld non è un numero aureo, le banche italiane con attivi superiori a 30/40 mld sono diverse e quindi ipotizzando anche una aggregazione tra queste si creerebbero dei nuovi gruppi con attivi molto vicini e in molti casi superiori ai 100 mld. Inoltre molte ipotesi di aggregazione circolate negli ultimi mesi prevedono progetti di aggregazione tra le prime cinque, o comunque il coinvolgimento di almeno una di esse. Ad ogni modo l’argomento ha una valenza generale cha va anche oltre i confini italiani, in considerazione del fatto che ormai l’architettura del sistema bancario europeo lo delinea la BCE, per cui se l’indirizzo da dare all’assetto del mercato sarà improntato ad una maggiore concentrazione (come sembra) è ragionevole immaginarsi integrazioni con banche anche di altri paesi dell’Unione.