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  1. Federico Rispondi
    Articolo apodittico che presuppone ciò che intende dimostrare. Le informazioni fornite su quel caso veneto non autorizzano a immaginare alcuna magia del mercato: semplicemente, delle aziende pubbliche si sono coalizzate e hanno attratto un investimento pubblico da chi ha fondi illimitati (la BEI). D'altro canto, è ben noto che l'aggregazione è indispensabile; l'ideologia prima del referendum stava nel propagandare che solo la privatizzazione l'avrebbe resa possibile.
    • Antonio Massarutto Rispondi
      La campagna referendaria ha martellato e continua a martellare sul fatto che perfino le gestioni in forma di SpA 100% pubblica (in house) sarebbero "troppo private" per il Bene Comune. Oppure me lo sono sognato io? L'esperienza sta dimostrando invece che un sistema costruito in modo coerente con le regole del mercato (cosa ben diversa dalla "privatizzazione") è in grado di attrarre finanziamenti, mentre le aziende speciali rischiano di riprodurre i baracconi di un tempo. La BEI, per sua informazione (come del resto la Cassa DDPP) non è un "finanziatore a fondo perduto", ma una banca che opera secondo regole finanziarie ben precise, e tali da escludere qualsiasi forma più o meno mascherata di bailout. Solo a queste condizioni dispone di risorse "illimitate". E per l'appunto, il caso veneto mostra che ci si può finanziare attingendo al mercato dei capitali e non alle tasche dei contribuenti, a condizioni vantaggiose e sostenibili. Non serve "essere privati", ma bisogna in un certo senso comportarsi come se lo si fosse. Il movimento referendario se ne faccia una ragione, invece di inseguire le farfalle.