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  1. Ivano Rispondi
    Posto e premesso che l'insegnamento non è una prescrizione medica e che in tanti (più di quanti si pensi, parlo per esperienza personale) potrebbero, anzi dovrebbero, fare altro di meno "pericoloso" (la pericolosità si nasconde nel fatto che un singolo docente non all'altezza della professione è in grado di decimare, per A.S., le potenziali competenze e conoscenze di circa 50-80 alunni), il problema che è stato scansato un po' da tutti (sindacati per primi) è quello delle graduatorie che, prive di controlli e accertamenti sui servizi prestati (sulle domande d'inserimento e aggiornamento è -era- possibile scrivere praticamente qualsiasi cosa), hanno consentito il facile e praticamente indolore accesso alle Gae a persone che, di fatto, non ne avevano diritto. Docenti che con poco si sono trovati in quelle fasce privilegiate adducendo insegnamenti mai prestati in scuole private (molto spesso diplomifici) e docenti che, grazie alle "magie" delle segreterie didattiche, riuscivano a strappare cattedre in grado di aumentare il loro "valore" nelle graduatorie di istituto o provinciali. Vorrei infine far presente che uno dei fattori che forse più di tutti pesa nelle scarse prestazioni delle scuole italiane, è proprio quello della levatura professionale dei docenti che continuano a pensare alla scuola nello stesso modo con cui, in passati meno recenti, i disoccupati con poche speranze pensavano al lavoro in "divisa". Insomma, nella vita si può fare altro in grado di procura meno danno.
  2. Massimo Gandini Rispondi
    come conseguenza della banale legge della domanda e dell'offerta , vista l'immensa platea di aspiranti insegnanti rispetto ai posti disponibili, il compenso attuale risulta addirittura eccessivo. Se l'insegnamento non rappresentasse una condizione di privilegio (al contrario di quello che dicono i sindacati) , certi numeri imbarazzanti non si spiegherebbero, altrimenti sarebbe incomprensibile che quello di insegnante rappresenti un lavoro tanto ambito
    • Markus Cirone Rispondi
      Perché non si laurea e abilita anche lei, così si unisce a noi docenti nel godimento di questi "straordinari" privilegi?
      • Massimo gandini Rispondi
        Ni unirei volentieri alla combriccola, così eviterei di lavorare 14 ore al giorno e sicuramente ne guadagnerei in salute. Il tempo non è una risorsa monetizzabile, è preziosissimo e quello libero degli insegnanti, che è tantissimo , non ha prezzo. Purtroppo però vedo che una moltitudine sterminata ha le stesse aspirazioni, se davvero la condizione di docente fosse tanto miserabile e ingrata probabilmente la folla che preme per entrare nella scuola sarebbe meno numerosa.