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Meno Imu, più consumi *

Quali sono stati gli effetti sui consumi dovuti all’introduzione dell’Imu nel 2011? Sono scesi gli acquisti di beni durevoli. In particolare da parte delle famiglie con un mutuo sulla loro unica proprietà. Abolizione dell’imposta sulla prima casa compensata da più tasse sulle seconde abitazioni.
Effetto Imu
L’anticipazione dell’introduzione dell’imposta municipale unica (Imu) a opera del governo Monti alla fine del 2011 è stata accompagnata da un ampio dibattito sui suoi possibili effetti. A complemento delle analisi esistenti, in un recente lavoro di ricerca abbiamo studiato l’effetto dell’introduzione dell’Imu sui consumi aggregati e individuali. Nonostante la notevole incidenza della nuova imposta sul bilancio delle famiglie, la letteratura accademica non ha ancora rivolto molta attenzione agli effetti che l’imposizione immobiliare può avere sulla spesa privata. La riforma realizzata dal governo Monti prevedeva due cambiamenti principali: l’inclusione della rendita catastale dell’abitazione principale nella base imponibile e l’innalzamento di tutti i valori catastali. La riforma ha determinato un aumento di prelievo di circa 14 miliardi di euro (di cui 4 dall’abitazione principale), pari allo 0,9 per cento del Pil o al 24 per cento del deficit 2011. Utilizzando un nuovo quesito sull’ammontare di Imu pagata da ciascun nucleo familiare introdotto nell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia del 2012, abbiamo confrontato i cambiamenti della spesa (prima e dopo l’introduzione dell’Imu) per le famiglie soggette al pagamento dell’imposta con quelli per le famiglie che non erano soggette al pagamento (per via delle detrazioni oppure perché in affitto), distinguendo tra consumo di beni durevoli e non durevoli. La nostra analisi (che depura gli effetti derivanti da caratteristiche demografiche e regionali, caratteristiche dell’abitazione e suo cambio di valore, aspettative sul reddito familiare futuro e sul valore futuro delle case) identifica cinque principali regolarità.

  1. La propensione marginale a consumare beni non durevoli derivante dal pagamento dell’Imu è pari al 5 per cento: in altre parole, 5 centesimi di consumo in meno per ogni euro di tassa. Per i beni durevoli la propensione marginale è pari al 43 per cento.
  2. Esiste una sostanziale eterogeneità tra strumenti fiscali: le propensioni marginali alla spesa sono elevate e significative per l’imposta sull’abitazione principale, sono basse e non significative per quella sulle seconde abitazioni.
  3. La risposta all’imposta sulla prima casa appare significativamente più pronunciata per i proprietari con mutuo e con un basso livello di liquidità in rapporto al reddito familiare.
  4. Le famiglie con un mutuo hanno concentrato la diminuzione della spesa rinviando o desistendo dall’acquisto di veicoli, mentre i proprietari di casa senza mutuo hanno reagito riducendo i propri risparmi.
  5. L’impatto aggregato dell’Imu è stimato in una riduzione del Pil pari allo 0,11 per cento nel 2012, con un aumento degli introiti fiscali pari allo 0,90 per cento del Pil.
Leggi anche:  Riforma dell’Irpef: ci siamo quasi?

Meglio aumentare le tasse sulla seconda casa
La nostra analisi ha due importanti implicazioni di politica economica che possono contribuire sia al dibattito relativo ai piani di consolidamento fiscale sia a quello che ha fatto seguito all’annuncio del 18 luglio 2015 del presidente del Consiglio Matteo Renzi di voler abolire l’imposta sulla prima abitazione a partire dal 2016. In particolare, i nostri risultati suggeriscono che abolire l’imposta sulla prima abitazione – o forse ancora meglio, permettere alle famiglie con mutuo e una sola proprietà di dedurre dalla base imponibile il valore residuo del mutuo – può generare effetti espansivi significativi nel breve periodo. La ragione è che le famiglie con un mutuo sulla loro unica proprietà hanno generalmente una propensione marginale al consumo alta. Inoltre, se la copertura per questa manovra fosse interamente finanziata da un incremento del gettito relativo all’imposta sulle seconde case, potrebbe non esservi alcun effetto recessivo. Perché le famiglie senza mutuo e con più di una abitazione di proprietà tendono ad avere una propensione marginale al consumo bassa, in quanto generalmente in possesso di sufficiente liquidità e risparmi per far fronte alla maggiore imposizione fiscale. È anche utile notare che la copertura finanziaria che proponiamo potrebbe indurre un effetto negativo sul prezzo delle abitazioni, effetto che non necessariamente potrebbe rivelarsi indesiderato qualora, ad esempio, servisse a fare ripartire le transazioni sul mercato immobiliare.
* Le opinioni espresso in questo articolo sono degli autori e non riflettono necessariamente le opinioni del Board of Governors oppure del Federal Reserve System.

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25 commenti

  1. paolo

    Per il prossimo”lavoro di ricerca” suggerisco di esaminare l’impatto (devastante) che l’imposizione dell’imu sulle seconde case ha determinato sul settore dell’edilizia.

    • marcello

      Forse che 3 milioni di case sfitte, disabitate o non occupate sono poche per un paese come l’Italia a crescita demografica negativa? Cosa e dove altro si deve costruire? Le periferie delle città sono piene di interi quartieri vuoti, per non parlare dello spopolamento dei paesi, magari se si sviluppassero delle forme di impiego dei risparmi più evolute non sarebbe male

      • AM

        D’accordo sugli eccessi di cementificazione (pensiamo ad es. al Lago di Como), ma per raggiungere lo scopo non era necessario colpire i risparmiatori che in assenza di altre forme di impiego a quel tempo avevano investito i loro risparmi nel mattone scegliendo località di villeggiatura in modo da risparmiare sulle spese per le vacanze e da predisporre un alloggio per la terza età passando la prima casa ai figli. Semmai il discorso dovrebbe riguardare le nuove licenze edilizie che in certi comuni italiani sono ancora distribuite a pioggiai, spesso accompagate dalla richiesta di bustarelle o di contropartite, anche politiche

        • marcello

          Il Lago di Como, non è quel luogo dopo per evitare i problemi connessi a sporadiche esondazioni che coinvolgono un paio di edifici si stava costruendo un muraglione alto due metri sulla riva che avrebbe impedito completaemente la vista dl lago? Como non è sempre quel luogo dove si è costruito su tutte le alture circostanti? I risparmi affidateli a chi sa gestirli.

          • IC

            Ai tempi del boom della seconda casa nelle località turistiche non vi erano, almeno in Italia, strumenti finanziari a disposizione dei piccoli risparmiatori in grado di coprire il rischio di inflazione e quello di mancata restituzione dei fondi. La svalutazione della lira sia in termini potere d’acquisto che di tassi di cambio con le ltre monete viaggiava a 2 cifre. Forse Marcello è giovane e non ha ben presenti quelle situazioni. In sostanza non vi erano gestori sicuri per il risparmio. Quanto al Lago di Como concordo con AM e con Marcello sulla preoccupante cementficazione di questo magnifico e per certi aspetti unico lago

    • bob

      ..una tassa in un Paese civile non dovrebbe mai essere penalizzante ma sembre propositiva. Rispetto il lavoro degli emeriti professori ma seguitiamo a dire cose scontate e (scusate) perfino banali. Si potrebbe stilare un elenco di tasse penalizzanti che hanno distrutto interi settori senza portar una lira allo Stato: quelle sulla prima e seconda casa: ha distrutto il comparto edile, mobili, arredamento e il mercato immobiliare. Quella sulla limitazione del contanti ha azzerato tutto il settore del commercio non solo quello del mercato interno ma anche quello dei turisti. I porti turistici italiani letteralmente cancellati dalla dalla follia dei controlli con enorme soddisfazione per paese confinanti come Croazia, Slovenia, Grecia. A tutto questo si aggiunge una sistematica disinformazione quotidiana dove numeri e stastiche vengono urlate per coprire le verità. Aumento dei mutui per la casa, il 90% si tratta si surroghe tra una banca e l’altra. Aumento dell’occupazione e dei contratti al 90% trattasi di contratti esistenti adeguati e così via. Frutto di tutto questo è un Paese frazionato in mille poteri politici, da un alto livello di analfabetismo, da scarsa propensione alla modernizzazione quindi le leggi riflettono il modo di vivere del Paese stesso: alla giornata! Al momento ! Alla bisogna! Leggi frutto di un progetto non ci sono perchè non c’è un progetto, per cui la legge diventa ” a raccappezzare” quel poco che si riesce a racimolare

      • marcello

        Il diritto alla casa non è il diritto alla casa di proprietà, così come essere a favore del merito non vuol dire io lo merito. In questo paese si da per scontato che si abbia un diritto alla casa di proprietà, ma faccio presente, che anche nell’ultima enciclica di papa Franceso si dice ece l’economia è avvelenata dalla finanza e dalla rendita fondiaria. Ricordo che Fioorentino Sullo,ministro dei lavori pubblici, presentò nel 1962 una proposta di legge rivoluzionaria per eliminare il peso della rendita fondiaria. Oggi nessuno ricorda più Sullo, in compenso in Italia si è cementificato a più non posso e si hanno seconde,terze case. Ripeto cerchiamo di essere seri e distinguiamo tra bisogno abitativo e investimento, per il quale esistono la borsa e i fondi, almeno nei paesi evoluti.

        • bob

          “Il diritto alla casa non è il diritto alla casa di proprietà”. La prorpietà della prima casa è il diritto più civile e più nobile di un Paese. Altra cosa sono i latifondi e le reddite fondiarie…non mischi le due cose. Altra cosa ancora è la follia della finanza virtuale. Il salvadanaio color carta da zucchero che regalavano nel dopoguerra le Casse di Risparmio è un atto di finanza sana e concreta ….da questi principi dobbiamo ripartire

    • AM

      Concordo pienamente con il commento di Paolo riguardante gli effetti dell’IMU di Monti sulle seconde case. Il crollo del mercato immobiliare in privincia, Imprese edili in dissesto, disoccupazione, calo dei consumi anche di beni non durevoli

  2. marcello

    E se invece fosse introdotta una patrimonale (famigliare) sopra gli 800mila euro con aliquote crescenti dall’1 al 2%? Vista la concentrazione della ricchezza in Italia (il 10% delle famiglie più ricche deteniene circa il 50% della ricchezza cioè qualcosa come 4.700 miliardi di euro, di cui il 60% in abitazioni e il resto in strumenti finanziari). C’è da credere che queste 2,5 milioni di famiglie siano titolari di vallori immobiliari di lusso e pregio che risolverebbero il problema. Inoltre si potrebbe non solo coprire l’abolizione della Tasi-Imu, ma anche rimodulare l’Irpef che ricordo è pagata per l’87% da pensionati e dipendenti. Inoltre l’Irpef presenta alcune evidenti storture che qualcuno dovrebbe prendersi la briga di spiegare, tipo: su 41mln di contribuenti, gli italiani che dichiarano un reddito lordo superiore a 300mile euro sono 50mila. Ferme restando tutte e considerazioni fatte a proposito delel diverse propensioni al consumo e l’effetto moltiplicativo dell’aumento del reddito disponibile, vi sembra compatibile questo dato con la distribuzione della ricchezza? Hanno tutti ricevuto un’eredità da uno zio d’America?

  3. giansandro

    aumentare ancora le tasse sulle seconde case? per rimanere in tema: siete fuori come balconi!

  4. Daniele

    Forse si è perso di vista il fatto che in Italia il cittadino arriva a pagare circa il 50% del reddito, fra imposte dirette,indirette,diritti dovuti,tasse varie,ecc…..
    Il vero problema non è di togliere la IMU sulla prima casa e spalmarla (sempre che i nostri governanti siano corretti e non abusino di questo) sulle seconde case, ma proprio toglierla.
    Inoltre dovrebbe esistere un limite imposto, con un vero patto fra stato e cittadini, così che le varie tasse non superino una prestabilita percentuale di reddito ( 30% ??) e da quello lo stato dovrebbe sostenersi e pagare tutti i servizi, cosa per cui si pagano le tasse.

    • marcello

      Per quelli che le pagano le tasse sono cosi elevate. Ma sono così elevate perchè le pagano in pochi. Proviamo a ricordare qualche dato. su 41 milioni di contribuenti circa 10 mln sono sotto il minimo, e quindi non pagano nulla, La metà dei contribuenti italiani non supera i 16.213 euro di reddito complessivo . I contribuenti che dichiarano 50mila euro sono 1,5 mln e cosi via. Due società su tre dichiarano perdite. Ma cerchiamo di essere seri. Le tasse a nessuno fa piacere pagarle, ma se le pagassero tutti, sarebbero più basse.

  5. Il settore dell’edilizia rispecchia i vizi più gravi del paese: va a gonfie vele quando è dopato dalle occulte connivenze della PA locale (e non solo) rinforzate dai finanziamenti politicamente compiacenti delle banche, mentre crolla quando queste due cose o una di esse viene a mancare. Di mercato (domanda, liquidità e reddito delle famiglie, disponibilità del credito a tassi convenienti e offerta truccata attraverso un regime delle autorizzazioni opaco e corrotto e dei piani regolatori complicati al servizio di quanto precede) pressoché niente. Aggiungiamo a questo l’incertezza della fiscalità (molto più grave della pure negativa pesantezza) e del diritto (permessi, processi, diritto fallimentare etc) e si capisce perché non può funzionare. E ci vorrebbe così poco per renderci (quasi) tutti più ricchi!

    • bob

      ..il settore dell’edilizia rispecchia i vizi del Paese come qualsiasi altro settore. Anche produrre l’ Arna – Alfa -Sud era frutto di convivemze tra sindacati- governo Fiat senza nessun straccio di progetto, idem le cattedrali nel deserto. I piani della casa di Fanfani erano ben altra cosa, dalla case popolari Corviale a Roma , Lavatrici a Genova, Vele a Scampia etc etc . Allora? E’ la classe politica che ben rappresenta i vizi del Paese …inutile ripeterlo siamo più innamorati di un urlante Masaniello ….che di un pensoso e concreto Einaudi

      • Purtroppo ha perfettamente ragione. Volevo solo evidenziare – dialogo con i commenti e senza alcuna critica dell’articolo – quanto lo sviluppo immobiliare (che precede la fase dell’edilizia) sia la fonte forse più “ricca” della corruzione, del malaffare, il canale più “fertile” di alimentazione illegale della casta politica e di quello che vi gira intorno.

  6. Pietro

    Non sono convinto completamente dalla tesi dell’autore, aumentare il prelievo sulle seconde case potrebbe causare un innalzamento degli affitti. Forse bisognerebbe far pagare molto meno il prelievo sulla prima casa e destinare il gettito ai comuni. In questo modo si sposterebbe l’attenzione-controllo su come vengono spesi i soldi del contribuente su un ente a lui più vicino.

  7. felice

    L’articolo non si sofferma sul punto, ma il sommario si’. Ma l’IMU sulla cosidetta prima casa non e’ gia’ stata abolita?

  8. ndr60

    Aumentare l’IMU sulle seconde case? Certo, così almeno è la volta che mi tocca venderla, visto che l’affitto percepito non basta per coprire le spese condominiali e la nuova tassa…

  9. lorenzo

    Ritengo che la tassa sulla seconda casa abbia creato molti danni visto che sono usate in diverso modo come casa per il week end o per essere affittate. Non credo che oggi vi siano per i piccoli risparmiatori la possibilità di tenerle sfitte, quindi bisognerebbe capire l’utilizzo che se ne fa prima di proporre ulteriori tassazioni.

  10. Mi sembra capire che gli autori non approvano l’abolizione della tassa immobiliare sulla prima casa. Sono d’accordo con loro. Non so quanto possa contare l’impatto dell’introduzione dell’IMU sui consumi, se l’impatto è rilevante o meno. M’interessa di più l’impatto sulle finanze pubbliche di una nuova soppressione della tassa. La soppressione dell’ICI ha avuto effetti ritardati devastanti sulle finanze e sull’economia del paese che 30 mesi dopo la soppressione (come questa volta finora solo annunciata a fini elettorali) si è trovato in una situazione non più invidiabile di quella della Grecia oggi. Per fortuna un “golpe” (del presidente, degli eurocrati, della troica, della finanza internazionale? non si sa) ha limitato la sovranità nazionale ma ha salvato (provvisoriamente) il paese. Ma ‘sti nuovi governanti giovani non vogliono proprio imparare dalle esperienze dei vecchi (parliamo di quattro/sette anni fa)?

  11. Franco

    Aumentare le imposte sulle secone case. Grande idea accademicamente certificata per dissuadere gli investimenti immobiliari e così ostacolare meglio il settore delle costruzioni. Quello che è stato fatto fin’ora non basta.

    • bob

      …per regolamentare un settore c’è bisogno di progetti e non azioni dissuasive….leggendo quello che scrive mi rendo conto che ci meritiamo ampiamente la classe politica che abbiamo. In un Paese dove c’è da restaurare da Pompei fino all’ultima casa popolare di progetti seri, lungimiranti e di qualità se ne possono fare. La classe politica che abbiamo ; come detto sopra da qualcuno votata, preferisce “consumare” terreno in orribili centri commerciali

  12. Asterix

    Molto interessanti le idee degli economisti che però tralasciano il contesto di bilancio. Nel 2011 l’incremento della tassazione patrimoniale sugli immobili ci fu chiesto dall’Europa (il famoso “mantra” liberista passare dalla tassazione dalle persone alle cose). Monti che aveva bisogno urgente di gettito, non potendo realizzare in tempi brevi una tassazione patrimoniale, creò l’IMU che chiaramente ha un effetto distorsivo sugli investimenti immobiliari diretti delle persone fisiche spingendo questi verso altre soluzioni “intermediate” (fondi di investimento, fondi pensione, banche e assicurazioni, azioni). Quindi la scelta non fu legata alla tutela dei consumi, ma ad altri obiettivi economici e finanziari. Superfluo ricordare che in Italia non ci fu alcuna riduzione delle tassazione IRPEF per compensare l’aumento IMU e IVA. Oggi nel 2015 non mi sembrano siano cambiate le cose e le raccomandazioni che la commissione UE fa ogni anno all’Italia sono sempre quelle , quindi perché ci dovrebbero consentire di tornare indietro?? Grecia docet

  13. samboc2

    E’ semplicemente assurdo il pensare di poter aumentare l’Imu seconde case. Nessuno sottolinea che quando questa imposta fu discussa, avrebbe dovuto colpire le seconde case ‘vacanze’ che sono veramente il frutto di possibilità economiche importanti. certamente da non confondersi con la seconda casa comprata con la liquidazione (e spesso mutuo), per garantire un tetto al figlio che a trent’anni ancora non lavora ‘seriamente’…

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