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  1. Markus Cirone Rispondi
    All'autore, che insegna economia del lavoro all'università, pongo solo una domanda, alla quale gradirei avere una risposta: ricevere una retribuzione per le "responsabilita' assunte nel coordinamento organizzativo e didattico e nella formazione del personale" è un merito o un diritto?
  2. Aldo Maaricond Rispondi
    Avrei avuto piacere poter sapere dai mass media e dal governo come è gestita la valutazione del merito degli insegnanti in Paesi EU significativi, come Germania, Francia, Spagna, Danimarca, Olanda, Belgio. Questo anche per altre riforme. Pare che viviamo sempre in un mondo isolato!
  3. Giac Rispondi
    I presidi sono il problema della scuola italiana (insieme a diversi docenti impreparati). Sono il problema perché sono in genere burocrati non efficienti e di scarsa cultura. Mi stupisco davvero che si possa pensare di migliorare la scuola affidando ai dirigenti certi poteri. Probabilmente chi condivide la riforma non conosce i presidi. Poi mi chiedo: chi condivide la riforma perché non propone di dare analoghi poteri di scelta dei docenti universitari migliori ai presidi di facoltà ?
    • Markus Cirone Rispondi
      Standing ovation.
      • stefano delbene Rispondi
        Mi associo all'ovazione
  4. francesco patrizio Rispondi
    Lettura superficiale, assai. I princìpi della c.d. Buona scuola dichiarati e riportati nell'articolo sono quelli di ogni riforma, cucinati in salsa più o meno diversa. I princìpi non dichiarati sono stati imposti dall'Europa, dalle missive della BCE e consistono nel ridimensionamento dell'aspetto e della "destinazione pubblica della scuola italiana". La strada è intrapresa. Inversione di tendenza della spesa? Mah! Grossi dubbi. Dai dati citati dall'art. in un anno sono destinati alla scuola circa 750 milioni di euro (meno dello 0,1% del PIL). Elemosine. 3. Prerogative dei Dirigenti. Dove e chi sono i Dirigenti? Concorsi bloccati, sotto esame della magistratura. In 4 regioni sotto organico, tanti idonei perché ricorrenti contro gli esiti negativi delle commissioni d'esame. Hanno le competenze richieste per poter svolgere il proprio ruolo e, in fondo, che ruolo hanno? Spesso padroneggiano la parte amministrativa e contabile e ignorano quella didattica. Chi dovrebbero valutare costoro e in base a quali criteri? Infine, miglioramento della capacità progettuale, per tempi dilatati (3 anni) e certezza dei fondi ad inizio d'anno. Meglio non esprimere giudizi a riguardo, solo una brevissima considerazione. La capacità progettuale necessità di ben altre risorse che afferiscono a ricerca, lettura di dati, analisi e implementazione di correttivi adeguati. Ora, mi si dica, di grazia in quale scuola del Regno vi sono risorse umane con tali competenze. Ossequi.
  5. Paolo Rispondi
    Ma perché chi critica questa legge lo fa quasi sempre in modo ideologico, senza discuterne i contenuti e la loro coerenza con gli obiettivi? Se condividiamo gli obiettivi, ossia il miglioramento qualitativo da conseguire attraverso la promozione del merito (fra gli insegnanti e fra le scuole) così come avviene in qualunque sistema "produttivo" che voglia essere efficiente, dovremmo accettare la logica della valutazione, pur con i necessari criteri compensativi. Se così è si tratta di contribuire con proposte puntuali al miglioramento della sua applicazione pratica. Diversamente sembra che ci si agiti solo per proteggere il "quieto vivere". Personalmente credo che anche una riforma imperfetta sia meglio di nessuna riforma.
    • stefano delbene Rispondi
      Se c'è qualcosa di ideologico è proprio l'impianto della legge sulla scuola, che è fatta soprattutto di enunciazioni programmatiche (sulle quali si può essere o meno d'accordo) e non da atti concreti. L'autore dell'articolo, che ne è uno degli artefici, riconosce lui stesso che sonocsolo tre le novità apportate: 1. aumento della spesa, che a me sembra più una diminuzione dei tagli, posto che le assunzioni (comunque insufficienti rispetto alle necessità di sostituzione di risorse ai limiti della sescenza) hanno soprattutto lo scopo di stabilizzare gli insegnanti precari; 2. prerogative dei dirigenti, sulle quali non mi soffermo per l'evidente vacuità della legge (come riconosce lo stesso Autore dell'articolo); 3. progettualità: anche qui non si capisce come il non dover chiedere alle famiglie di portare la carta igienica (come mi capita di fare da circa dieci anni anni nelle scuole frequentate dai miei figli) possa significare maggiore progettualità. Se la legge convince poco anche chi ne è stato uno dei maggiori contributori, mi spiega perchè ne dovremmo essere convinti tutti noi?
  6. Marco Rispondi
    Parlo dal mio punto di vista: sono un abilitando all'insegnamento dell'informatica grazie al TFA II ciclo. La cosiddetta "buona scuola", per poter supportare l'annuncio demagogico delle "100mila assunzioni" (che non saranno 100.000), fa carta straccia dei titoli di abilitazione erogati in questi anni con PAS e TFA. Pur di saturare subito i famosi "100mila" posti, si costringono gli iscritti alle graduatorie alla mobilità nazionale coatta, si vanno a recuperare gli idonei (NON vincitori) del concorso 2012 e, addirittura, si vanno a rispolverare le graduatorie dei concorsi del 1998, 1993 e 1990! Seppure rimarrà qualche posto libero dopo la maxi-sanatoria, il concorso che seguirà rischia di non produrre mai assunzioni perché: a) mancheranno i soldi (le coperture finanziarie non esistono) b) le graduatorie scadranno dopo 3 anni! In pratica, io devo perdere il mio potenziale posto a favore di qualcuno che ha fatto il concorso 20 anni fa e, se poi dovessi vincere un concorso io, il mio diritto vale solo per 3 anni? Non parliamo poi della demagogia sui "nuovi fondi". Faccio un solo esempio: si strombazza tanto il raddoppio del fondo di funzionamento... Peccato che proprio lo scorso anno sia stato dimezzato! Sarebbe più corretto parlare di ripristino. Ma ormai siamo abituati al "gioco delle tre carte" della politica. Mi dispiace solo che un sito serio come questo, su un argomento così importante, si sia lasciato andare ad un articolo di propaganda senza documentarsi minimamente.
  7. carlo Rispondi
    Io sono molto perplesso su 2 punti che sulla carta sembrano il meglio che si possa desiderare, ma in pratica, presentano seri problemi di implementazione: 1. I poteri del nuovo dirigente scolastico si prestano ad un uso personale degli stessi da parte dei dirigenti. Per lo meno sono stati imposti alcuni obblighi di trasparenza per i quali l'estensore dell'articolo non sembra molto contento. 2. La meritocrazia in questo ambito è estremamente difficile perché è difficile valutare i risultati del lavoro degli insegnanti soprattutto se non vengono definiti criteri condivisi e uniformi. Se in aggiunta la valutazione dei dirigenti è di dubbia efficacia, come riconosciuto dall'autore, temo che il tutto finirà in un pasticcio. Onestamente non considero la cosiddetta buona scuola un passo avanti per il paese (n.b. non sono un insegnante)
  8. BORGHI FRANCO Rispondi
    A quanto pare a voi la legge Buona Scuola piace molto, nel senso che la trovate ben fatta. Quindi deduco che le migliaia di insegnanti che sono scesi nelle piazzi per protestare contro questa legge non hanno capito la "bontà" di questa "buoba" scuola. L'articolo manca di un esame preciso sul finanziamento della Buona scuola, per il quale esistono molto dubbi. Inoltre non dite una parola sulle scuole private. Questo la dice lunga sulla vostra posizione.
    • carla Rispondi
      Le proteste degli insegnanti hanno sortito effetti: la valutazione più puntuale dei dirigenti, l'elaborazione del Piano triennale a livello collegiale invece che dirigenziale e la commissione di valutazione dove gli insegnanti sono rappresentati in maggioranza (rispetto a famiglie, studenti e dirigenti). Forse avrebbero potuto ottenere di più con una protesta più propositiva e meno pregiudiziale ma non si può dire che non abbiano ottenuto niente. Il finanziamento alle scuole private è scandaloso ma esiste da decenni, non è annoverabile fra le novità.
    • Matteo Rossi Rispondi
      Che cosa prevede per le scuole private? Ho letto solo di una detrazione IRPEF del 19% ma nient'altro con un tetto massimo di 400 euro a studente. Considerato che uno studente che frequenta una scuola pubblica costa allo Stato almeno 10 volte tanto mi sembra un giusto compromesso che salvaguardia anche i diritti di chi paga le tasse ma vuole mandare i propri figli ad una scuola privata.
  9. Savino Rispondi
    Susanna Camusso, per difendere i suoi fannulloni, vuole riportare l'Italia indietro, all'età della pietra, fermando ogni processo di riforma, di ogni genere e di ogni orientamento. Credo sia arrivato il momento di inchiodare alle responsabilità del regresso del Paese chi si ostina ad avere questa visione troglodita, che non è certo di sinistra, perchè privilegia ancora i pochi già privilegiati e crea ulteriore ingiustizia sociale.
  10. Max Rispondi
    La valutazione della legge da parte di Checchi è complessivamente positiva, nettamente positiva su alcuni punti decisivi, basta rileggere “nel decreto ci sono tutte le premesse per un salto di qualità”). Con qualche caveat, ma per quali leggi non ci sono caveat? Il punto su cui Checchi è più critico è l'immissione immediata del nuovo personale, cioè l'unica cosa che gli oppositori volevano. La gestazione della legge è durata un anno, durante il quale è stata ampiamente modificata, alla faccia dell'immaturità! Di violento ci sono solo gli oppositori: sulla base di questo articolo, come possono parlare di "distruzione della scuola pubblica", per citare un'affermazione tra le più blande? Direi anzi che, sempre sulla base di questo articolo, le reazioni ferocemente avverse sono semplicemente incomprensibili sul piano dei contenuti, del tutto chiare sul piano degli interessi di parte, corporativi e politici. Visto che parliamo di istruzione, qual è si scrive senza apostrofo.
  11. Giacomo Rispondi
    Visti i caveat sì ben sintetizzati, qual'è la ragione per cui si è pervicacemente voluto far uscire in modo violento e immaturo una legge dagli obiettivi così rivoluzionari e dai fianchi così scoperti? Perche' evitare sistematicamente (e con precisi ordini di corridoio, pare) uno sforzo che ai più sembrava invece finalmente fattibilissimo? E se ora non serve più, quando?
    • Massimo Rispondi
      Abbiamo letto due articoli diversi? La valutazione della legge da parte di Checchi è complessivamente positiva, nettamente positiva su alcuni punti decisivi, basta rileggere. Con qualche caveat, ma per quali leggi non ci sono caveat? Il punto su cui Checchi è più critico è l'immissione immediata del nuovo personale, cioè l'unica cosa che gli oppositori volevano. La gestazione della legge è durata un anno, durante il quale è stata ampiamente modificata, alla faccia dell'immaturità! Di violento ci sono solo gli oppositori: sulla base di questo articolo, come possono parlare di "distruzione della scuola pubblica", per citare un'affermazione tra le più blande? Direi anzi che, sempre sulla base di questo articolo, le reazioni ferocemente avverse sono semplicemente incomprensibili sul piano dei contenuti, del tutto chiare sul piano degli interessi corporativi e politici. Visto che parliamo di istruzione, qual è si scrive senza apostrofo.
      • Guglielmo Rispondi
        Prima si affida un potere senza controlli a soggetti non preparati per gestirlo, poi, di fronte alle proteste, si concede che sì, saranno controllati, ma non si sa bene in base a che e con quale efficacia. Questo in un paese in cui la pubblica amministrazione non brilla per trasparenza ed efficienza. Mi sembra che ci siano tutte le premesse "per un salto di qualità" simile a quello avvenuto con la raccolta dei rifiuti in Sicilia e Campania.