Per ogni 100 mila residenti in Veneto ci sono 50 stranieri ospitati nei centri di accoglienza. Come in Valle d’Aosta. In Lombardia si sale a 60, in Liguria a 80. Con numeri due o tre volte più grandi in varie regioni del Centro-Sud e in Friuli-Venezia Giulia. Eppure dai governatori Zaia, Rollandin, Maroni e Toti sono arrivati quattro secchi no all’accoglienza di nuovi profughi e immigrati. Davvero a casa loro (nostra) non c’è più posto?
I dati delle ultime amministrative mostrano che tanti italiani, delusi dalla politica, decidono di non votare. Ma a eleggere sindaco e consiglieri comunali vanno più persone di quelle che votano alle elezioni regionali. Sono le regioni, non i comuni, a essere percepite come lontane dai cittadini.
Approvata dalla Camera all’unanimità, la class action all’italiana è fortemente contestata dalle imprese. Al Senato si può correggerne alcune disposizioni sbagliate. Per evitare una proliferazione delle cause, si dovrebbe assegnare la guida della strategia processuale non a chi ha promosso la causa ma a qualcuno che garantisca di rappresentare l’interesse collettivo.
I bilanci delle banche italiane sono appesantiti da 350 miliardi di crediti deteriorati. L’idea di una bad bank con garanzie pubbliche è avversata dall’opinione pubblica (ostile verso nuovi salvataggi) e da Bruxelles che vieta gli aiuti di stato. Ma analoghe operazioni di risanamento sono state fatte dai grandi paesi Ue. Con il contributo degli hedge fund.
Una più alta inflazione attesa per domani – dice la teoria – farebbe salire gli acquisti di beni durevoli già oggi. In effetti pare sia andata così con l’annuncio dell’aumento dell’Iva nella Germania del 2005-2007. L’inghippo però funziona solo se insieme si diminuiscono le imposte sui redditi. Altrimenti, Iva più alta vuol dire solo recessione.
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