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Sulla disuguaglianza c’è ancora tanto da scoprire

La disuguaglianza è cresciuta negli ultimi anni? Qual è l’attuale livello di concentrazione della ricchezza? I dati sono spesso insufficienti per rispondere a domande così semplici su un tema molto sentito da cittadini e politici. Gli investimenti necessari per migliorare l’evidenza empirica.
Disuguaglianza al centro del dibattito
Il tema delle disuguaglianze economiche occupa ormai una posizione di prominenza nel dibattito pubblico, come mostra la recente edizione del Festival dell’Economia. A livello internazionale, poi, ulteriore legittimazione politica all’importanza di questi temi è arrivata da rappresentanti istituzionali di rilievo come Barack Obama, Christine Lagarde o Janet Yellen.
Una delle dimensioni fondamentali della disuguaglianza economica è quella relativa alla proprietà della ricchezza, la cui distribuzione si ritiene sia più diseguale rispetto a quella del reddito. La ricchezza è inoltre sostanzialmente legata allo status sociale e al «potere» (la classifica dei Paperoni mondiali stilata da Forbes è basata sulla ricchezza) e può essere trasferita alle generazioni successive: in questo modo si generano enormi vantaggi ereditati, si ampliano sostanzialmente le disuguaglianze di opportunità nell’economia e si riducono al contempo le prospettiva di crescita. Tuttavia, negli ultimi anni gli sforzi e gli investimenti per accumulare sufficiente evidenza empirica sulla distribuzione della ricchezza sono stati ben pochi e numerosi elementi rimangono ancora da chiarire.
Le ricerche empiriche riassunte nel libro di Thomas Piketty, Il capitale nel XXI secolo, sono un raro esempio di rappresentazione di evidenza di lungo termine su una variabile di così difficile misurazione come la ricchezza. I dati sono calcolati principalmente a partire dai registri amministrativi dei patrimoni ereditari utilizzando il cosiddetto metodo dei «moltiplicatori di mortalità». Si usa un campione della ricchezza della popolazione dei deceduti in un anno specifico al fine di stimare la distribuzione della ricchezza della popolazione vivente.
L’importanza dei dati
Questi dati, per loro natura, si prestano bene alla stima delle quote di ricchezza detenute dai segmenti più ricchi della popolazione, ma non sono privi di problemi.
In Italia, per fare un esempio, l’abolizione delle imposte sulle successioni dal 2001 al 2006 ha creato un buco amministrativo – e dunque informativo – per chi volesse stimare un’eventuale misura di concentrazione di ricchezza patrimoniale partendo da questi dati.
Nel Regno Unito, l’elaborazione delle tabulazioni fiscali sulle eredità ha subito sostanziali revisioni e riduzioni di investimenti che ne hanno ridotto l’utilità e l’attendibilità. Ad esempio, usando gli stessi dati si può facilmente giungere a conclusioni diverse sull’andamento della disuguaglianza nell’ultimo decennio e sul suo livello.
In un recente lavoro in corso, in collaborazione con Facundo Alvaredo e Anthony Atkinson, abbiamo stimato che la quota percentuale di ricchezza netta detenuta nel 2009 dall’1 per cento più ricco degli individui del Regno Unito è pari a circa il 17-20 per cento: non appare sostanzialmente diversa dalla quota di reddito lordo totale dell’1 per cento più ricco (pari a circa il 15 per cento) e non presenta una chiara e robusta tendenza alla crescita a partire dall’inizio del ventunesimo secolo.
Tuttavia, la quota percentuale di ricchezza dell’1 per cento più ricco può salire a circa il 28 per cento utilizzando gli stessi dati, ma elaborandoli in modo diverso, ad esempio come riportato nelle stime di Thomas Piketty per il Regno Unito. L’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel nuovo rapporto In it together, why less inequality benefits all, stima per il 2012 che l’1 per cento delle famiglie più ricche della Gran Bretagna detiene circa il 17 per cento del totale della ricchezza netta personale nazionale e indica che la tendenza è in forte crescita a partire dal 2006 (basandosi sull’indagine della ricchezza delle famiglie dell’Office for National Statistics ).
La ricchezza è dunque più concentrata del reddito? La disuguaglianza della ricchezza sta crescendo negli ultimi anni? Qual è l’attuale livello di concentrazione della ricchezza? È evidente che anche queste semplici domande non hanno ancora una chiara risposta.
Avendo a disposizione dati dettagliati sui redditi da capitale e utilizzando stime dei tassi di rendimento di specifiche categorie di investimento, si possono calcolare i livelli di ricchezza che hanno dato origine a questi flussi di reddito. Ciò viene fatto con il cosiddetto metodo di capitalizzazione dei redditi da capitale, come applicato recentemente dagli economisti Emmanuel Saez e Gabriel Zucman. Le stime indicano un livello e una tendenza di crescita della disuguaglianza di ricchezza molto più marcata.
Il metodo della capitalizzazione, però, difficilmente potrebbe essere applicato in Italia dove molti dei redditi da capitale sfuggono agli occhi non solo dei ricercatori ma anche delle istituzioni in quanto esenti da tassazione (o tassati separatamente con aliquote ridotte). Allargare la base fiscale includendo i redditi da capitale renderebbe disponibile in primis una mole di informazione utile per migliorare le stime di concentrazione del reddito e della ricchezza.
Una buona evidenza empirica rimane infatti una base fondamentale per un dibattito serio e politiche pubbliche efficaci su un tema di così grande rilevanza. La ricerca empirica sulla distribuzione della ricchezza sta vivendo una nuova fase di espansione, ma spetta anche alle istituzioni investire sempre più risorse per migliorare la qualità dei dati e garantire un accesso trasparente.

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  1. IC

    In molti paesi europei e in USA vi è la netta sensazione che sia aumentata la concentrazione della ricchezza assieme a quella dei reddit, ma le stime presentano una grande incertezza. Per quanto riguarda l’Italia la difficoltà dei calcoli della concentrazione della ricchezza dipende anche dalla presenza di una elevata percentuale di residenti stranieri di recente immigrazione che appaiono nullatenenti, ma che in realtà in non pochi casi possiedono immobili nei paesi d’origine. Immobili che non hanno mai dichiarato nel quadro RW della dichiarazione IRPEF

  2. L’aumento della concentrazione della ricchezza, e’ stato causato dalla politica restrittiva della Bce, adesso con gli ultimi interventi questo fatto dovrà attenuarsi.

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