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  1. gmn Rispondi
    Da profano avevo capito che se una banca popolare smette di fare la banca popolare (non grandissima per progetto) e fa la grande banca ma non contendibile, allora o si risolve la governance o la dimensione. Non mi sembra che i dati da lei citati siano in contrasto con questa politica a meno che non abbia capito male.
  2. Stefano Ramelli Rispondi
    Grazie delle belle riflessioni. Non penso peró che il decreto si basi su una contrapposizione tra il modello cooperativo e il modello spa, tra localismo e non localismo. Il problema sono le grandi popolari - una peculiarità tutta italiana - in cui i principi di mutalità e rilevanza territoriale si sono persi, e il sistema di controllo una-testa-un-voto è passato da essere una richezza ad essere un sistema politico per mantenere il controllo. Questo in qualche modo danneggia tutto il sistema bancario cooperativo a mio vedere, sopratutto le bcc e le piccole popolari che promuovono la reale partecipazione dei soci sul territorio. Vista la situazione, la trasformazione delle 10 grandi popolari in spa puó essere un'occasione per recuperare i principi cooperativi e mutalistici nel sistema bancario. In Euopa i grandi gruppi bancari cooperativi (tedeschi, francesi, finlandesi ecc..) sono gruppi composti da centinaia di piccole banche coooerative, non delle singole grandi banche popolari. Sarebbe bello riuscire ad avere lo stesso modello in italia...non ho peró capito se ció sarebbe possibile con il nuovo decreto (il tetto di 10 miliardi varrebbe anche per una cooperativa di banche cooperative?). Non so...
    • Fabio Piluso Rispondi
      La ringrazio per il commento poiché mi permette di chiarire meglio alcune cose. Si può essere o meno d’accordo sulla trasformazione in spa di alcune popolari in base alla dimensione del loro attivo. Personalmente continuo a nutrire qualche perplessità alla luce dell’analisi dei conti delle spa, frutto di un modello di business – oltre che di governance – che lascia qualche dubbio. In ogni caso, il ragionamento è di più ampia portata se si considera che le stesse Bcc sono ora chiamate a studiare un modello di accorpamento (probabilmente sotto il controllo di una o più holding) a livello nazionale. Ciò metterebbe certamente in crisi il principio del mutualismo e del localismo bancario che ha sostenuto l’economia reale nei momenti di maggiore difficoltà. Del resto, da operatore del settore, oltre che da docente di materie bancarie, posso confermare che da più anni vi è un chiaro processo di consolidamento in atto tra le realtà più piccole….
      • Ramelli Stefano Rispondi
        Grazie della sua risposta. È un tema molto importante su cui vale la pena continuare a discutere, almeno per immaginare il sistema bancario che vogliamo tra una ventina d'anni.
  3. Andrea Boitani Rispondi
    Ottimo articolo. Concreto. Non ideologico. Peccato che il sommario contenuto nel "punto" sia così fuorviante. Leggendolo si ha l'impressione che l'articolo conterrà proprio l'opposto di quello che contiene!