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Come sarà la Camera eletta con l’Italicum

L’uso che gli elettori faranno delle preferenze e la scelta dei capilista da parte dei partiti sono le novità più interessanti che emergono dall’Italicum. Ci sarà un ricorso massiccio alle primarie? Le strategie dei partiti minori con la soglia di sbarramento al 3 per cento.
Cosa cambia e cosa succederà con l’Italicum
L’Italicum è da pochi giorni legge dello Stato. Dopo aver discusso gli aspetti politici legati alla sua approvazione, ci soffermiamo qui sui più innovativi, discussi e curiosi dettagli tecnici della nuova legge elettorale.
Il primo riguarda le preferenze. L’Italicum introduce infatti la possibilità di esprimerne una o addirittura due, nel caso si indichino candidati di genere diverso: sarà quindi interessante vedere quanti elettori utilizzeranno questo strumento e come lo faranno, vale a dire quale eventuale vantaggio di genere emergerà dalla reintroduzione delle preferenze.
Interessante sarà anche seguire quale sarà il metodo di selezione dei candidati da parte dei partiti: più precisamente, come saranno scelti i capilista e gli altri candidati (se attraverso primarie o meno) e quale uso si farà delle candidature multiple (fino a dieci, per i soli capilista).
Sui capilista, vale la pena di sottolineare che nessuno impedisce a un partito di farli scegliere agli elettori, per esempio attraverso il meccanismo delle primarie (già usato dal Movimento Cinque Stelle e parzialmente dal Pd). Anzi, in fin dei conti, il ricorso alle primarie sarà un bel test per vedere quali partiti hanno usato l’argomento delle preferenze in maniera strumentale in queste settimane e quanti invece gli attribuiscono una reale importanza.
Sul secondo aspetto, paradossalmente un uso massiccio della candidatura multipla aumenterà il numero di deputati eletti con le preferenze, pur regnando l’incertezza sulla modalità di scelta del collegio di elezione da parte del capilista candidato in più collegi. Forse, questo punto avrebbe meritato un lavoro più approfondito da parte del legislatore, in modo da garantire maggiore trasparenza. Probabilmente, l’alternativa migliore sarebbe stata l’eliminazione tout court delle candidature multiple. In alternativa, sarebbe stato possibile inserire un criterio uniforme per la selezione del collegio di elezione da parte del candidato plurimo.
Analogie (e differenze) con l’elezione dei sindaci
Infine, sarà interessante vedere il doppio turno all’opera, nel caso in cui nessun partito dovesse superare la soglia del 40 per cento al primo. In questo senso, l’Italicum ricorda le leggi elettorali dei comuni sopra e sotto i 15mila abitanti. Ricorda la legge elettorale dei comuni più grandi perché prevede il ballottaggio tra le liste più votate, con la differenza che la soglia per la vittoria al primo turno è più bassa nel caso dell’Italicum (40 contro il 50 per cento). Se ne discosta invece perché l’Italicum esclude l’apparentamento. Da questo punto di vista, quindi, la nuova legge elettorale ricorda quella dei comuni piccoli, in cui il turno unico spinge alla formazione di liste o partiti che, di fatto, sono coalizioni sotto falso nome. A questa tecnica (che chiameremo la lista all inclusive) ha già fatto parzialmente ricorso il Pd nelle elezioni del 2008, includendo all’interno delle proprie liste anche i candidati del Partito Radicale; è stata invece una pratica più diffusa durante le elezioni con il Mattarellum: la lista all inclusive era di fatto replicata da accordi di desistenza, con cui i partiti alleati proponevano un solo candidato nei collegi incerti. Si differenzia infine da entrambe perché la Costituzione non prevede l’elezione diretta del premier, come avviene invece col sindaco. Nulla esclude quindi che il partito vincitore, al primo o al secondo turno, si squagli e si formino poi in Parlamento nuove maggioranze. Tuttavia, questo è un problema comune a qualunque legge elettorale, a Costituzione invariata (il voto di fiducia resta anche nel progetto di riforma costituzionale discusso in questi mesi in Parlamento).
Altri scenari (im)possibili
Cosa succederà con l’Italicum in vigore? Il Servizio studi della Camera ha svolto qualche simulazione utilizzando i dati di elezioni passate. Il divertissement, oltre a qualche problema tecnico, non considera ovviamente il fatto che il comportamento di voto degli elettori dipende proprio dal sistema elettorale. Si tratta dunque solo di esercizi senza alcuna finalità predittiva.
Se si votasse domani (tralasciando il termine di decorrenza), gli aspetti di interesse sarebbero almeno due. Da un lato, la strategia politica ed elettorale del Pd per raggiungere il 40 per cento, evitando così il ballottaggio. Dall’altro, il comportamento delle altre liste che proveranno a raggiungere la seconda posizione. Una variabile non di poco conto, da questo punto di vista, è il basso livello della soglia di sbarramento (3 per cento), che costituisce un buon incentivo per i partiti minori a correre da soli accontentandosi del diritto di tribuna (per alcuni di essi, il vero obiettivo) e che quindi li mette in posizione di forza nel caso di accordo con i partiti più grandi.

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  1. FRANCO BORGHI

    Leggendo il suo articolo ho l’impressione che lei non consideri minimamente la Costituzione e che l’Italicum on abbia nulla a che fare con la Costituzione. Non sono d’accordo. L’Italicum è fatto per favorire il potere di una sola persona e per prorogarlo a ogni nuova elezione.

  2. Henri Schmit

    Pronunciata la sentenza, trovato l’inganno! Di azzeccato l’Italicum ha solo il nome: italico sta per furbizia, inganno. Si creano 100 collegi per fare un riparto a livello rigorosamente nazionale (perché non assegnare definitivamente nei collegi?), si votano liste per creare un sistema ultra-maggioritario (perché non votare con un sistema veramente maggioritario, cioè individuale?), solo i capilista sono catapultati senza elezioni in Parlamento ma attraverso le candidature multiple i partiti nominano quasi tutti i deputati, per lo più dopo le elezioni; nonostante l’articolo 67 sul libero mandato i deputati saranno servi interessati soprattutto ad essere riammessi sulla lista. Primarie non sono elezioni, non garantiscono, non riguardano “gli elettori” come dice l’articolo, ma non si sa chi del partito. Oggi con il “buon” Renzi, domani con un “Berluscolini” che si sta già formando nel sottobosco della politica italica. A meno che ci aiuti la Consulta, andrà male, molto male.

  3. Giuseppe Panassidi

    La nuova legge elettorale è palesemente incostituzionale: riproduce alcuni dei vizi di cui era affetta la precedente disciplina annullata dalla Corte costituzionale. Non prendetevela con il Giudice delle leggi se, fra qualche anno, arriverà una nuova sentenza di annullamento. Sarà cronaca di una morte annunciata.

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