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  1. Alberto Villa Rispondi
    Nazioni come Germania, Svizzera ed Austria hanno una legislazione specifica in materia da anni; utilizzare queste come punto di partenza non penso sia disonorevole, Il nostro legislatore è capace di pensare solo alle storture (rectius follie) burocratiche tipo l'iscrizione alla camera di commercio. Comunque è una torta talmente ricca che il fisco più prima che poi inizierà ad interessarsene (con il rischio che la perenne urgenza nel reperire fondi partorisca soluzioni cervellotiche ed astruse).
  2. Francesco Morosini Rispondi
    Articolo perfetto per richiamare gli effetti imprevisti delle (forse) buone intenzioni del Legislatore. Mi permetto, tuttavia, di rilevare come dal saggio manchi completamente la riflessione sulla prostituzione, in gran parte fatta da italiane, composta da professioniste che operano sostanzialmente individualmente; che, magari, sono part time; e che, tenendo alla privacy, di certo vogliono stare alla larga dai "luoghi adatti" in quanto sarebbe come farsi marchiare. Non a caso operano a macchia di leopardo (così probabilmente creando un tipo di mercati d'affitto - contratti a breve - più efficiente del consueto), su tutto il tessuto urbano. Nel caso, le proposte sembrano perfette per creare clandestinità e controllo criminale. Sulla registrazione presso le Camere di commercio: ma quest'ultime non dovrebbero essere abolite? Quanto alla tassa d'accesso, pare perfetta per favorire gli strozzini e/o, come Lei dice, per spingere alla clandestinità le fasce più proletarizzate della prostituzione stessa. Quanto all'obbligo del preservativo: magari fosse solo inapplicabile; quel che è paggio è che creerà, come ogni proibizione legale, un prezzo al "non uso", rendendolo più attraente. In sintesi: se il vero obiettivo del Legislatore è di colpire, com'è giusto, lo sfruttamento, perché non ci si concentra su questo? Quanto al fisco? prima 900 milioni di spending review; poi ci pensiamo. Qualche idea verrà.