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Cosa cambia con il debutto dei tagli non lineari*

La Legge di stabilità 2015 prevede che le riduzioni di spesa a carico degli enti locali non siano “lineari”, ma siano basate su capacità fiscale e costi standard dei servizi. Si garantisce così equità ed efficienza e si tiene conto delle nuove funzioni di città metropolitane e province montane.
Enti locali tra tagli e cambiamenti istituzionali
La riduzione della spesa pubblica è al centro di una sfida che da anni impegna il nostro paese. In particolare, le manovre economiche hanno progressivamente e drasticamente ridotto le risorse a disposizione degli enti locali.
Nel frattempo, a legge n. 56/2014 (riforma Delrio) ha determinato una modifica all’assetto istituzionale e organizzativo delle ormai ex province, oggi diventate città metropolitane ed enti di area vasta, imponendo di conseguenza un forte cambiamento anche nei criteri di contenimento della spesa pubblica a carico degli enti locali, finora determinato in proporzione lineare rispetto alla loro spesa storica.
Tutto ciò ha trovato una traduzione normativa nella legge n. 190/2014 (Legge di stabilità 2015), con l’introduzione di criteri non lineari che hanno permesso di suddividere i 900 milioni di euro di riduzione di risorse previsti per le ex province delle regioni a statuto ordinario tenendo conto delle specificità dei diversi enti.
Nuovo meccanismo di riparto
La metodologia adottata è basata su due principi: l’identificazione della capacità fiscale, ovvero l’ammontare di risorse che ogni ente è in grado di raccogliere autonomamente con i propri tributi applicando la stessa pressione fiscale su tutto il territorio nazionale; e il calcolo della spesa standardizzata dei servizi delle nuove funzioni fondamentali previste dalla riforma Delrio, ovvero le risorse finanziarie che consentono a ogni ente di offrire un livello di servizi equiparabile sul territorio.
Il contributo richiesto a ciascun ente, quindi, è stato calcolato seguendo logiche perequative, avendo come punto di riferimento la differenza tra capacità fiscale e spesa standardizzata. Su questa base, la riduzione di risorse complessiva assorbibile nel comparto delle funzioni fondamentali è risultata pari a 685 milioni di euro. I restanti 215 milioni di euro sono stati collocati nel perimetro delle funzioni non fondamentali, in attesa del loro opportuno e tempestivo riordino previsto dalla stessa riforma Delrio.
Il meccanismo di riparto non lineare consente di coniugare equità ed efficienza. L’equità è garantita dalla maggior contribuzione richiesta agli enti con entrate potenziali superiori alle proprie necessità di spesa, mentre l’efficienza è stimolata in quanto la spesa presa in esame per misurare le necessità di ogni ente non è quella storica, bensì quella valutata a costi standard, compatibile con le principali determinanti della domanda di servizi.
Effetti delle riduzioni non lineari
Quali sono gli effetti del meccanismo di riparto non lineare?
In primo luogo, la possibilità di tenere conto delle maggiori funzioni attribuite dalla riforma Delrio alle città metropolitane e alle province montane, nonché del contesto economico, climatico e morfologico dei diversi enti. Si pensi, ad esempio, ai prezzi dei fattori produttivi che sono generalmente più alti nelle grandi città; oppure ai costi di manutenzione delle strade o di riscaldamento degli edifici scolastici, normalmente più elevati nelle zone climatiche fredde. La tabella 1 illustra come il contributo richiesto alle città metropolitane e alle province montane sia, in media, più basso nel caso di taglio non lineare rispetto a quanto sarebbe stato applicando le tecniche lineari.
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Il secondo effetto è sulla salvaguardia del livello delle prestazioni offerte ai cittadini. Il contributo di riduzione di spesa per abitante richiesto ai singoli enti risulta infatti, in media, più basso al crescere di alcuni indicatori: numero di alunni con disabilità, numero di interventi manutentivi ordinari effettuati nelle scuole superiori, superficie in metri quadri degli immobili scolastici situati in zona climatica fredda, chilometri di strade in superfici montane e percentuale della popolazione esposta a rischio franoso. Ciò non sarebbe stato possibile, invece, con i tagli lineari previsti dai decreti legge n. 95/2012 e n. 66/2014 che, prendendo a riferimento la spesa storica, colpiscono in modo indiscriminato sia le inefficienze di spesa sia l’offerta di servizi, come evidenziato nella tabella 2.
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*Gli autori lavorano o callaborano con il SOSE – Soluzioni per il Sistema Economico Spa, società costituita dal ministero dell’Economia (88%) e dalla Banca d’Italia (12%), che svolge le attività relative alla costruzione, realizzazione e aggiornamento degli studi di settore e altre attività di supporto  all’amministrazione finanziaria in materia tributaria e di economia d’impresa per la prevenzione dell’evasione e determinare i fabbisogni standard pervenisti dal federalismo fiscale.

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Il Punto

  1. paolo

    Sembrerebbe logico inserire tra i fattori correttivi non lineari anche gli afflussi turistici che in numerose zone d’Italia provocano in alcuni mesi dell’anno un aumento della popolazione fino a 10x.
    Sarà così? Altrimenti per paradosso un comune con forti flussi turistici sarebbe doppiamente penalizzato: Sottoposto a più tagli perché con base imponibile più ampia, e con meno perequazioni perché l’aggravio di costi per dare i servizi ai turisti non viene riconosciuto.
    Sarebbe pure opportuno che la capacità contributiva del territorio fosse corretta secondo le percentuali di evasione stimate (dato pubblicato dalla gdf stessa), altrimenti si disincentiva il ruolo dell’ente locale nella lotta al fenomeno e l’equità viene meno. Sarà così? Grazie per le eventuali risposte.

    • Francesco Porcelli

      Caro Paolo, in merito alle tue domande provo a rispondere brevemente.
      Nel caso specifico i flussi turistici non sono risultati in nessuna delle nuove funzioni fondamentali delle province un driver determinante della spesa (impattano principalmente sulle componenti non fondamentali che non sono oggetto dell’esercizio raccontato nel testo). Sulla questione dell’evasione certamente la stima di un tax-gap sarebbe sempre opportuna. Nei casi in esame non è stata fatta ma la riteniamo un elemento veramente molto marginale in quanto si parla di imposte (RC auto, IPT e contributo ambientale) che confrontate con l’IRPEF sono molto più difficili da evadere. Per ulteriori chiarimenti non esiti a riscrivere.

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