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  1. bob Rispondi
    ...il reddito minimo è cosa per Paesi con un elevato livello di senso civico. La " furbizia" marchio di "qualità" che ci contraddistingue ( e che perfino ce ne vantiamo) trasformerebbe un concetto altamente civile in un truffa continua. Vogliamo dimenticarci che questo è il Paese dove gente ha vissuto per una vita con la cassa integrazione più il lavoro a nero parallelo? Ci dimentichiamo dell'assurda cifra spesa per i cosiddetti "permessi sindacali"? I falsi invalidi? Le doppie e triple pensioni? E gli scandalosi vitalizi? E i posti inutili creati nelle partecipate pubbliche ad hoc? Potrei andare avanti all' infinito. Si potrebbe obiettare che si è tutto vero ma sono cose marginali, percentuali fisiologiche. No! Il 70% degli Italiani vive così! Chi lo dice? Basta confrontare alcuni dati senza andare a scomodare complesse statistiche. In questo Paese in interi comparti economici non troviamo più italiani: edilizia, agricoltura, ristorazione, sociale ( badanti e infermieri). E’ il Paese con il più basso numero di laureati soprattutto in lauree “ serie” (ingegneria, matematica etc) , con la più alta percentuale di abbandoni scolastici, con ancora sacche di analfabetismo ( ne leggere ne scrivere) nell’ordine del 15-20% . E il Paese dove interi settori produttivi sono scomparsi ( chimica –elettronica -auto etc) ma anche il Paese con un numero spropositato di “ Compro Oro” e sale slot machine A questo Paese garantiamo un reddito minimo?
  2. marco Rispondi
    Maggiore selettività significa anche più soldi per chi ne ha più bisogno. Perché dare sussidi ai minorenni che finora sono a carico delle famiglie fino al 18-esimo anno di età o comunque finché non terminano gli studi. In questo ha ragione il M5S: con la licenza media nessuno trova più un lavoro. Anche pagando corsi e stage, quale percorso si può avviare con un giovane che non è nemmeno in possesso del diploma? IL REIS è legato all'inserimento nel mondo del lavoro che è precluso ai non-diplomati, così come deve esserlo il REIS se questi non frequentano con profitto la scuola secondaria.
  3. Jack Rispondi
    Rispondo in merito ai miei interventi e alle vostre risposte ( comunque al di là delle idee, è bello vedere delle risposte agli utenti e non autori di articoli autoreferenziali che non si abbassano a rispondere ai commenti, come succede in altri siti). Allora 1 non è come dite voi in Europa. O meglio , non è proprio come dite. Il reddito minimo è un diritto individuale, non familiare. Abitando ancora con i genitori possono venir meno alcuni criteri e può abbassarsi l'importo del sussidio , ma ci sono delle politiche atte proprio ad emancipare la persona e a farla uscire dal nucleo familiare , e non solo col lavoro ma proprio col reddito minimo e pagando l'affitto. Cosa che mi pare non avverrebbe assolutamente con il REIS. Mi dite che le politiche del lavoro devono essere indipendenti da questo REIS, e del "patto di inserimento" rivolto a tutti i disoccupati . Questo patto di inserimento può significare molte cose diverse. C'è un obbligo dello Stato di trovare lavoro alla persona entro tot mesi e se no dargli il REIS anche a lui/lei nonostante stia ancora con i genitori? E secondo voi , essendoci differenziazione tra disoccupati che prendono il REIS e non, se c'è un ipotetico posto di lavoro da offrire questo inevitabilmente andrà al disoccupato che ha preso per un po' questo REIS, proprio per "toglierlo" dalla lista dei sussidiati. Quindi all'altro non solo non gli si dà il sussidio, ma poi in caso sarà anche discriminato a favore di chi il sussidio lo prende. ….Quindi ipoteticamente il ragazzo/a che sta con i genitori che prendono 5000 € potrà farseli dare ( qui comunque , come avevo già detto, si apre un altro discorso , cioè della totale dipendenza , per emanciparsi, dalla famiglia. Ecco perché, se non si era capito, avevo parlato di famiglia “cristiana”, e aggiungerei paternalista e patriarcale) , uscire dal nucleo familiare e poi prendere anche il REIS. Mentre quelli che per qualche motivo non glieli possono chiedere ai genitori ( o, come detto, i genitori non glieli vogliono dare ) sono bloccati. Quindi , per concludere, questo REIS non sarebbe né universale, né emancipatorio , nè di inclusione sociale, anzi , forse il contrario. E ho i miei forti dubbi che combatta la povertà assoluta.E’ solo un assegno familiare , o forse dovrei dire familista… La I e la S della sigla cioè inclusione sociale di REIS non la si persegue. Quindi almeno cambiategli il nome.