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  1. Daniele Crotti Rispondi
    Sostenendo sinergie legate alla sostituzione dei contatori e alla diffusione di funzionalità per la gestione innovativa della rete distributiva, Enel ha (più o meno formalmente) annunciato il proprio ingresso nella complessa strategia nazionale di copertura del Paese con connessioni a banda larga, in particolare mediante la posa di reti in fibra (tecnologia di tipo FTTx). In termini di impatto sul mercato dei servizi finali (telefonia, internet), tale ingresso non sembra di fatto dover preoccupare Telecom Italia: se confinato al mercato del solo accesso alla rete (cosiddetto wholesale), l'esempio della olandese Reggefiber parla di redditività ridotta, seppur nella ricca Amsterdam. Fino a che la posa della fibra non si accompagna all'integrazione di contenuti digitali, il dominio (retail) di Telecom Italia non appare effettivamente scalfibile. Se invece, senza gratuite dietrologie, si ipotizzasse un credibile tentativo di “mettere pressione” a Telecom Italia perchè i suoi annunciati investimenti siano velocizzati (con o senza una domanda omogenea nel Paese), allora forse l'ingresso di Enel potrebbe essere un chiaro mezzo per indicare che qualcosa si sta muovendo nel settore telecom in Italia. In fondo, le concentrazioni in quel settore sono avvenute quasi ovunque, Italia esclusa.
  2. Michele Arslan Rispondi
    Nel momento in cui Telecom Italia fa di tutto per impedire lo sviluppo di una rete aperta, privilegiando invece soluzioni sub-ottimali basate sulla rete in rame, attraverso il cui controllo essa può peraltro distorcere facilmente la competizione, a me sembra chiaro che ci sia un problema. Non so se vogliamo chiamarlo fallimento del mercato.
  3. Pif Rispondi
    Premesso che in merito alle reti di Telecomunicazioni gli errori/orrori di politica industriale sono stati fin troppi a partire dalla bruttissima privatizzazione che alla fine si è rilevata molto piu costosa dei vantaggi che ne abbiamo ricavato come cittadini e sopratutto non si è tenuto alcun conto della strategicità delle TLC, cosa che atri paesi non hanno fatto e sopratutto in un modo cosi sballato. Adesso dopo aver fatto il pasticcio è giusto porsi il problema dello sviluppo della rete ma è anche più complessa la soluzione, sono perfettamente d'accordo che a questo punto il ruolo dello Stato dovrebbe essere di sopperire solo ai fallimenti di "mercato".
  4. Michele Arslan Rispondi
    Mi spiace ma sono completamente in disaccordo con questo contributo. Primo: è vero che FTTB è più costoso, ma di che ordini di grandezza stiamo parlando? Una manciata di miliardi, noccioline nel contesto delle spese infrastrutturali italiane, per dotare l'Italia di un'infrastruttura digitale all'altezza dell'evoluzione della domanda (i 100mb - peraltro solo in download - del FTTC/vectoring nel 2025 probabilmente saranno pochi). Secondo: la scelta di una tecnologia non è paragonabile a quella di una macchina, che può essere facilmente sostituita: avrà delle ricadute irreversibili nel breve periodo sulla struttura del mercato. Terzo: cito testualmente Gianfranco Giardina del magazine DDay.it "Basta avere un po’ di memoria: quando venne sospeso il progetto Socrate da parte di Telecom Italia, che quasi vent’anni fa doveva portare la fibra in mezza Italia, si disse che la fibra era superata, che non ce n’era più bisogno perché si erano rese disponibili le nuove tecnologie xDSL. Non vorremo tra 15 anni dover ricordare allo stesso modo quando ci raccontarono, nel lontano 2015, che con FTTC avremmo avuto prestazioni incredibili grazie al “vectoring” e a nuove stupefacenti tecnologie che si appoggiano - ancora - al doppino di rame". Quarto: il FTTC consente la coesistenza di un numero limitato di operatori (tre, massimo quattro), alla faccia della libera concorrenza.