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2015, odissea nel sito dell’Agenzia delle entrate

Compilare il modello 730 dovrebbe essere una procedura accessibile a un cittadino medio. Ma se un professore universitario di economia impiega cinque ore solo per accedere al “cassetto fiscale” individuale e leggere le informazioni preliminari, è evidente che qualcosa non funziona.

UN PROFESSORE ALLE PRESE COL MODELLO 730
Domenica 29 marzo ho cominciato la campagna di primavera per condurre la famiglia ad assolvere gli obblighi fiscali. Da anni persevero nel predisporre da solo le dichiarazioni fiscali mie e dei miei familiari, nella convinzione che il sistema tributario italiano debba essere intellegibile almeno a un professore universitario, tanto più se di economia.
Di solito, comincio ad annotarmi le potenziali modifiche in fase di approvazione della legge di stabilità, verso febbraio comincio a leggere la sezione norme e tributi del Sole-24Ore, per entrare nello spirito giusto, e verso marzo comincio a navigare nel sito della Agenzia delle Entrate.
Il tutto converge nella stesura del modello 730 precompilato, che poi sottometto a un Caf “senza oneri aggiuntivi”.
Quest’anno si doveva aprire una nuova fase di semplificazione nel rapporto tra il cittadino e l’autorità fiscale, con la predisposizione del modello 730 precompilato individuale.
Dal mio punto di vista, si tratterebbe di un grande passo in avanti, dovendo predisporre annualmente quattro modelli, prendere appuntamento con il Caf e archiviare poi la scannerizzazione del tutto. Sulla esperienza degli anni passati, occorrono circa cinque serate di letture propedeutiche (istruzioni per la compilazione del modello 730, spesso intrecciate con istruzioni Imu-Tasi-Tari che seguono a ruota), tre-quattro serate per la compilazione dei modelli e una mezza giornata per la consegna e l’archiviazione. Traducendo in ore di lavoro si arriva quasi a 35, una settimana di lavoro full-time. Valutate al costo del lavoro di un professore universitario, ci aggiriamo sul migliaio di euro. Ignoro quali siano le tariffe dei commercialisti corrispondenti al mio caso, sono sicuramente inferiori al costo-opportunità del mio tempo e la loro prestazione è certamente meno a rischio di errori, ma anche l’ideologia ha la sua parte: mi rifiuto di accettare il principio che il rapporto tra cittadino e Stato debba per forza essere mediato da un tecnico, per quanto competente.
Torniamo all’oggi. Dalle letture dei giornali capisco che esisterà un cassetto fiscale dove reperire il famoso modello 730 (parzialmente) precompilato, che potrò accettare senza ulteriori incombenze, oppure potrò modificare (per esempio includendo le spese sanitarie o di ristrutturazione) e recarmi come in passato al Caf, questa volta pagando per il servizio di ricezione del modello precompilato (in quanto il Caf si assume in mia vece la responsabilità per una dichiarazione errata).
MAI DI DOMENICA
La mia campagna di primavera prevedeva per domenica 29 marzo la conquista dell’accesso al cassetto fiscale, che dovrebbe risiedere nell’area riservata dell’Agenzia delle entrate. Sono l’unico in famiglia ad avere già esplorato questo sito (che per altro contiene una miniera di informazioni: per esempio, permette di verificare la situazione catastale degli immobili di proprietà).
Provo ad autenticarmi con login e password. La procedura prevede che la password vada rinnovata ogni tre mesi. Anche il sito Inps condivide il rituale del rinnovo periodico della password. Ne ignoro la reale utilità, penso di essere un utente medio che visita questi siti un paio di volte all’anno. In particolare il ritmo di rinnovo trimestrale (per altro disgiunto tra i due siti, che pure condividono alcune informazioni) mi appare esagerato ai fini della protezione dei miei interessi. Neppure la banca mi cambia la password ogni tre mesi, ma tant’è. L’importante è tenere tutto registrato, ho un file ordinato allo scopo che si allunga di trimestre in trimestre, che conservo sul computer. Siccome Agenzia delle entrate e Inps si preoccupano di proteggermi, anch’io mi proteggo criptando il file con password, ma talvolta mi dimentico la password, che per fortuna annoto in una pagina particolare dell’agenda.
Rinnovata la password, cerco di entrare nella mia pagina, ma il sistema dichiara errate le mie coordinate. Presumo di aver sbagliato a digitare la nuova password che ho appena scelto (a differenza di Inps che assegna d’ufficio password casuali, almeno l’Agenzia delle Entrate permette di sceglierla), e ripeto la digitazione per un numero di volte inferiore a otto (limite massimo oltre il quale l’accesso viene bloccato). Al sesto tentativo provo la procedura “ho dimenticato la password” (non ci sono rischi di errore nel login perché per fortuna si usa il codice fiscale). Mi chiedono la password che mi consegnarono originariamente quando mi attribuirono il Pin: un conto infatti è entrare all’interno dell’area riservata e un conto è svolgere alcune operazioni, quali consultare i documenti catastali). Impossibile trovarla, nei vari documenti non ne ho conservato traccia.
Allora provo l’altra strada di accesso, basata sull’identificazione attraverso la carta regionale dei servizi. Posseggo per mia fortuna un lettore smart-card. Lo inserisco e provo a seguire la procedura. Non funziona, non legge la carta. Cerco in rete e scopro che il sito dell’Agenzia delle entrate funziona con Internet Explorer di Microsoft, e non con Mozilla di Firefox, che uso invece io. Lancio Explorer, vede la mia carta, mi chiede il Pin della stessa. Purtroppo, non ho aggiornato il mio fantastico file dove registro tutti i codici, digito tre volte il vecchio Pin e mi si blocca la carta. Non mi arrendo, cerco nella documentazione cartacea, trovo nuovo Pin e Puk (che ero andato a ritirare di persona due anni fa agli uffici regionali, per poter leggere gli esami del sangue online). Devo purtroppo installare il software che mi permette di sbloccare la carta col Puk, lo faccio e finalmente digito il Pin corretto. Nulla.
A questo punto sto per arrendermi, ma mi viene in mente di cercare nelle news del sito. Trovo una notizia che dice che il sito non sarà operativo per manutenzione dalle 8 alle 9 di domenica 29 marzo. Sono le 17, ho già dedicato tre ore alla procedura. Ci tornerò alle 22 riuscendo finalmente a compiere ben due accessi, con password e con smart-card. A quel punto, l’accesso per i familiari è in discesa e in mezzora ne conseguo ben due per ciascuno di loro. In totale ho già consumato cinque ore di lavoro, per riuscire a leggere quanto ci verrà messo a disposizione dall’Agenzia delle entrate. E sono solo all’inizio. Non mi si venga a raccontare che si tratta di una procedura accessibile al cittadino medio.
 

Leggi anche:  Italia e Francia nello specchio del fisco

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36 commenti

  1. Giancarlo Fichera

    Io non sono professore universitario ma ho quattro lauree…e faccio la stessa fatica. Forse ci vorrebbe un premio Nobel…

  2. Marco Casale-Rossi

    Io non sono professore universitario e non ho quattro lauree. Utilizzo FiscoOnLine dal 2009. Potrebbe essere migliorato, ma non è affatto male. Ci ho fatto l’UNICO per anni (raccolta la documentazione si fa in un’oretta), tutti gli F24 (idem), le visure catastali, eccetera. Il suo articolo è un concentrato di demagogia e di luoghi comuni. P.S.: anche la sua banca le chiede di cambiare la password ogni 90 giorni. E’ una misura precauzionale MINIMA per proteggere i propri dati sensibili. Dovrebbe ringraziare invece di lamentarsi.

  3. Savino

    Questo 730 precompilato è la migliore slide che si potesse fare per spiegare la dabbenagine di certa burocrazia e di certa politica tributaria. E’ la migliore slide che spiega cosa non si deve fare per complicare la vita alla gente. Per piacere, togliete quel maledetto smartphone dalle mani del Premier e fategli fare un pò di volontariato in qualche patronato con caf, dove ha a che fare con un po’ di umanità, con i pensionati al minimo e richiedenti sussidi di disoccupazione. Caro Matteo, se vuoi davvero semplificare devi assumere nuovo personale nella p.a., capace, questo si, di colmare con la tecnologia la pigrizia e capace di dare informazioni serie e di dare una mano vera nella compilazione alle persone in difficoltà. E cerca di compilare in automatico anche la dichiarazione di quelli che hanno portato i capitali nei vari paradisi fiscali.

  4. Enrico

    Il sito riflette semplicemente l'(in)articolazione dell’ente in questione.
    Più in generale la burocrazia non è al servizio del cittadino, ma si vive di vita propria, autoreferenziandosi (mitici e quasi fantozziani sono gli uffici e le procedure per aiutare il cittadino a districarsi nella burocrazia)

  5. gabriele

    Non sono professore ne plurilaureato ma semplicemente diplomato, visito anch’io due tre volte l’anno il sito dell’agenzia ma non trovo tutte le difficoltà citate ovviamente bisogna conservare i codici di accesso e sono d’accordo che è una stupidaggine dover rinnovare ogni tre mesi la password.

  6. Luciano

    Gentile professore, la ammiro per essersi avventurato da solo nel labirinto del sito dell’Agenzia delle Entrate. Se la può consolare, sappia che i liberi professionisti possessori di una semplice partita IVA e che lavorano con clienti esteri sono soggetti grosso modo agli stessi adempimenti burocratici di una multinazionale: dichiarazione INTRASTAT e dichiarazione Black List. A questi si aggiungono altri obblighi più o meno deliranti e vessatori tipo studi di settore, spesometro, fattura elettronica con la PA, ecc. Qualora volesse perseverare nelle esperienze “forti”, mi permetto di invitarla a fare le dichiarazioni INTRASTAT e Black List di cui sopra in compagnia di un titolare di partita IVA. Sarebbe un’esperienza corroborante: richiesta di PIN online al fine di essere accettato fisicamente presso la locale sede dell’Agenzia delle Dogane e ritirare un secondo PIN con il quale scaricare online il certificato di firma elettronica e accedere a uno tzunami di moduli da compilare e istruzioni. Ma non prima di essersi procurato un sistema operativo e un browser sufficientemente obsoleti da consentire tali operazioni. Per la dichiarazione Black List, invece, vige l’obbligo di non presentarsi presso gli uffici dell’AdE: si deve fare tutto via Internet e con l’eventuale ausilio di un numero verde al quale si riesce a interloquire con qualcuno in grado di dare informazioni solo dopo aver alzato la voce quanto basta.

  7. Luciano

    Gentile professore, la ammiro per essersi avventurato da solo nel labirinto del sito dell’Agenzia delle Entrate. Se la può consolare, sappia che i liberi professionisti possessori di una semplice partita IVA e che lavorano con clienti esteri sono soggetti grosso modo agli stessi adempimenti burocratici di una multinazionale: dichiarazione INTRASTAT e dichiarazione Black List. A questi si aggiungono altri obblighi più o meno deliranti e vessatori tipo studi di settore, spesometro, fattura elettronica con la PA, ecc. Qualora volesse perseverare nelle esperienze “forti”, mi permetto di invitarla a fare le dichiarazioni INTRASTAT e Black List di cui sopra in compagnia di un titolare di partita IVA. Sarebbe un’esperienza corroborante: richiesta di PIN online al fine di essere accettato fisicamente presso la locale sede dell’Agenzia delle Dogane e ritirare un secondo PIN con il quale scaricare online il certificato di firma elettronica e accedere a uno tzunami di moduli da compilare e istruzioni. Ma non prima di essersi procurati un sistema operativo e un browser sufficientemente obsoleti da consentire tali operazioni. Per la dichiarazione Black List, invece, vige l’obbligo di non presentarsi presso gli uffici dell’AdE: si deve fare tutto via Internet e con l’eventuale ausilio di un numero verde al quale si riesce a interloquire con qualcuno in grado di dare informazioni solo dopo aver alzato la voce quanto basta.

  8. Rosario Nicoletti

    Quando il governo Amato decise di fare la “minimum tax”, non essendo mai ricorso ad un fiscalista (seguivo la filosofia del Prof. Checchi), passai quindici giorni d’inferno , studiando come fare la dichiarazione, senza incorrere in sanzioni. Da allora, mi sono rivolto costantemente a professionisti, apprezzando il loro lavoro, e non volendo più provare le angosce della interpretazione dei vari manuali. Per la cronaca ero professore universitario, e la denuncia risultò perfetta.

  9. marcello

    Da anni compilo UNICO da fisco on line senza particolari probleni
    Non ho mai tentato di usare il 730 perche ritenevo e ritengo piu facile raccogliere interpretare le mie fonti di reddito e le detrazioni a casa mia che doverle spiegare ad un un CAF.Ora mi pongo la tragica domanda se potro ancora compilare il mio UNICO o se sarò obbligato a corregere il precompilato con l’avvallo del CAF con la complicazioni di dover prenotare , preparare rìtutti i documenti in forma comprensibile e credibile per il CAF e quindi recarmi ad un CAF a cui pagare la parcella.
    Se continuerò a compilare io l’UNICO diventerò un potenziale sospetto evasore?

  10. Cesare

    Pur essendo anche io un utente (abbastanza soddisfatto) di lunga data di quello che ora si chiama Entratel Fisconline, non condivido la perentorietà di Marco C-R.
    In questi casi, una conoscenza professionale e/o una laurea informatica sono di maggiore aiuto rispetto a una laurea in economia e commercio. La compatibilità con i browser è un problema annoso. A discapito dell’Agenzia va l’impossibilità di essere compatibili con tutto. Tutto sommato i software offline disponibili dall’Agenzia (basati su java) assolvono alla compatibilità massima possibile.
    Con il tempo si sviluppano piccole tattiche di sopravvivenza a questo e ad altri servizi online. Esempio per la password: le password da me scelte sono due, e ogni 90 giorni (o all’occorrenza) cambio da una all’altra.
    Mia moglie, con differente laurea, avrebbe anche più difficoltà del Professore a usare questi servizi.
    cordialmente

  11. Smetana

    Francamente mi meraviglio che un sito serio quale La Voce.info abbia pubblicato un articolo così pregnante di demagogia. Io sono un semplice pensionato, appena diplomato, ma che si è sempre interessato all’evoluzione delle tecnologie. Sono registrato al sito dell’Agenzia delle Entrate da almeno 15 anni ed ho sempre usato, senza particolari difficoltà, i servizi di Fisco on-line. Veramente trovo tale sito molto ben fatto ed utilissimo come peraltro quello, in qualche modo collegato, dell’INPS- Probabilmente aiuterebbe un approccio al sito con un atteggiamento meno presupponente.Ne è la prova, a mio parere, l’eccessiva enfatizzazione del cambio trimestrale dei codici di accesso che è una procedura normalmente applicata dai siti “delicati” in qualche modo collegati con operazioni di carattere finanziario.

  12. IC

    In Italia i siti privati fanno talora a gara con i siti pubblici nel fare perdere tempo, spesso senza risultato, ai cittadini. Io mi sono cimentato con ARCA Sgr e con Fastweb

  13. stefano delbene

    Anche io come Checchi ho provato ad avventurarmi nel precompilato, mi ha fermato una prima constatazione: non può esser fatta la dichiarazione congiunta, il che, francamente, mi sembra una sciocchezza: sarebbe bastato far validare con la pw INPS (a proposito, un giorno racconterò l’Odissea per avere la pw dispositiva) di mia moglie per poterla effettuare: alcune Banche lo fanno per i cc a doppia firma,
    L’impressione, come mi è già capitato per la frequentazione del sito INPS, e del MEPA per ragioni di lavoro, e qualche anno fa quando compilai il questionario del censimento on-line, che, mentre i siti di chi deve vendere qualcosa (Amazon, ad esempio) sono praticabili anche da mia suocera settantenne e con l’obbligo scolastico, i siti pubblici, che dovrebbero essere friendly per qualunque cittadino, sono invece complicatissimi. Il dubbio è che alla fine non si voglia veramente andare a toccare certe rendite di posizione, come, ad esempio i CAF, che ora devono essere pagati anche da chi persenta il precompilato (qualcuno mi spieghi perchè…)

  14. Enzo Michelangeli

    Il software della Pubblica Amministrazione e’ uno scandalo, e il suo nome e’ SOGEI. Si va da client software bacato e user-unfriendly come VOLTURA 1.1 (che sotto Window 7 richiede modifiche alle impostazioni di Windows per poter accedere a tutte le icone!) e CaRPe PC (su cui vedi http://goo.gl/bYza0E ) a server disfunzionali come quelli che dovrebbero fornire il servizio R.L.I. Web (a proposito di un malfunzionamento di quest’ultimo, un impiegato del servizio clienti mi confesso’ al telefono che neppure loro dell’AdE ne capivano il perche’, ma non potevano farci nulla perche’ il sistema e’ gestito direttamente da SOGEI).
    L’ultima disfunzione con cui mi sono scontrato i giorni scorsi e’ che posta PEC verso l’indirizzo richiestaCUD@postacert.inps.gov.it, a cui si dovrebbe poter richiedere le CU, rimbalza perche’ “La mailbox e’ inesistente”.

  15. paolo

    Tutte problematiche legate all’incapacità dell’utente, non all’effettiva difficoltà d’uso del sito, che uso un saltuariamente ma con cui non ho mai avuto problemi.

  16. Anna

    Concordo, io faccio pratica da un commercialista non potete immaginare che caos……

  17. Marco

    Le do una dritta: il sito dell’Agenzia delle entrate “dimentica” la password che Lei ha digitato in precedenza: basta individuarne due password e a turno la si cambia, così non avrà il problema di dmenticarsela. Ci provi, funziona anche con il sito dell’INPS.

  18. Credo non c’entri nulla il fatto di essere docente o altro. Il sito è un po’ ridondante ma funziona benissimo. Ho il pin dal 2000 ed ho sempre usato i softwer dell’Agenzia Entrate per dichiarazioni Unico ed anche per i relativi versamenti tramite F24 elettronico con addebito diretto su c/c. Ma . Credo che il digital divider attraversi tutte le fasce sociali . Non è questione di capacità cognitive ma di particolari attitudini. C’è chi è davvero negato. Anche fra i prof come fra gli imbianchini. Il mio muratore manda preventivi e fatture tramite whatsapp. Dunque il vero errore è stato pubblicare quest’articolo ma soprattutto cascare in un tranello che solo il luogo comune può giustificare . E meraviglia lo si debba leggere in questo sito. Nel merito, il 730 precompilato sarà a disposizione dal 18 aprile , per cui è inutile rivoltare il cassetto fiscale : rischiate solo di sporcare ed accumulare bile in eccesso.

  19. Hk

    Come pensate sia stato generato questo 730? Beh prima sono state torturate le aziende che hanno fatto il lavoro e fornito alle agenzie delle entrate. A questo punto è meglio che il merito solo prendano tutto loro….

    • Cato

      Le aziende hanno fatto solo quello che prevede la legge, niente di più (certamente) e niente di meno (auspicabilmente)

      • Uberto

        Fabio, faccio lo stesso lavoro ed io non capisco te: i software dela Agenzia Entrate sono notoriamente di difficilissimo utilizzo, persino per i tecnici, quando escono la prima volta. Ed escono sempre piebi di buchi. E’ solo che usandoli dopo un po’ diventano prevedibili…per noi. Perchè il cittadino si dovrebbe sfracagnare gli zebedei per un servizio che si promette “user friendly”? Pagato colle nostre tache (di noi cittadini) per di più? se non ti funziona unicredit, cambia banca. cosa che non puoi fare collo stato.
        Infine, il 730 “sperimentale”, come spiega il professore, è incompleto: quindi oltre alle tasse che ci hanno fregato per questo aggeggio (100 milini di euro in piu’ ad AdE e Sogei quest’anno), bisognerà lo stesso pagarsi un Caf. Infine….non ti è mai venuto in mente che non sia normale che lo stato abbia una infginità di modelli, invece di essere grato che li trovi sui siti AdE?

      • Uberto

        Ma guarda che le aziende hanno dovuto spendere un fracco di soldi per fare quelo che tu chiami un dovere: pagare fior di professionisti perchè compilassero su un nuovo software una specie di 730 che poi lo stato ha copiato sul suo 730. Se lo stato mi ordina regalare tutti i miei soldi a Briatore, ma presentandoli come una donazione dello stato, io cosa fò: il mio dovere nè più nè meno? L’italia è un bizzarro paese dove i diritti altrui devono sempre essere schiacciati, in difesa dei propri che invece sono sacrosanti

  20. Faber

    Un consiglio: per compilare il 730 prenda a modello quello dell’anno precedente, non si scervelli. Ora che lo troverà precompilato (e non nel cassetto fiscale, ma nell’area apposita cliccando sul pulsante arancione in bella mostra sull’home-page del portale dell’Agenzia) farà anche meno fatica.
    p.s. non lo dica al Garante della privacy che il cambio password obbligatorio ogni 90 giorni le dà noia, si risentirebbe parecchio 😉

  21. Fabio

    Utilizzo i software dell’Agenzia delle Entrate a titolo personale e quotidianamente per i clienti dello studio per cui lavoro. Non ho mai trovato particolarmente difficoltosa la fruibilità di tali strumenti. I problemi tecnici sono gli stessi che si riscontrano con altre applicazioni web/non web (oggi ho smadonnato allegramente per un’ora per il funzionamento del private banking di Unicredit). I software dell’Agenzia delle Entrate hanno l’enorme merito di recuperare un’infinità di dati e modelli che se si aspettasse l’inoltro degli stessi da parte dei clienti diretti interessati passerebbero anni. Scusate se mi permetto, ma non capisco il senso dell’articolo, soprattutto tra le pagine de ‘la voce

    • Fabio

      Gentile Signor Uberto, non se la prenda. Ho solo riportato la mia esperienza con gli applicativi dell’Agenzia delle Entrate e con questo non era mia intenzione parlare in maniera oggettiva per tutti i milioni di contribuenti italiani.
      I problemi tecnici di prima installazione o di aggiornamento non li trovo molto diversi dagli altri applicativi non Agenzia delle Entrate, sarà che magari ho una certa familiarità con gli aspetti tecnici informatici, ma non mi hanno mai messo in particolare difficoltà e lo Studio ha sempre fatto fronte alle varie scadenze fiscali senza ritardi dovuti agli applicativi Sogei.
      Con questo non voglio di certo prendere le difese dell’Agenzia delle Entrate o dello Stato; la sua ultima domanda, mi permetta, non è pertinente con il mio intervento: non considero normale l’eccesso di burocrazia cui siamo costretti a sottostare, ma prendo atto che questo è attualmente il nostro “contesto”, almeno fino a quando qualcuno di ispirato non riesca a razionalizzare modelli ed il diritto tributario tutto, ed in quanto tale, avere accessibilità alla pletora di modelli, magari inutili, a me facilita il lavoro.

    • Fabio

      Inoltre, nell’articolo viene affermato questo: “Dalle letture dei giornali capisco che esisterà un cassetto fiscale dove reperire il famoso modello 730 (parzialmente) precompilato, che potrò accettare senza ulteriori incombenze, oppure potrò modificare (per esempio includendo le spese sanitarie o di ristrutturazione) e recarmi come in passato al Caf, questa volta pagando per il servizio di ricezione del modello precompilato (in quanto il Caf si assume in mia vece la responsabilità per una dichiarazione errata)”. Se si vogliono inserire spese sanitarie o dati non ricompresi in automatico, si può farlo benissimo da cassetto fiscale, non bisogna di certo recarsi al CAF per modificare il 730 precompilato. La superficialità del “dalle letture dei giornali” assieme all’inutile critica del rinnovo password dopo 90 giorni, antipatica come cosa magari, ma sempre inutile a livello di critica, mi fanno storcere il naso di fronte al fatto di aver trovato tale articolo nelle pagine de Lavoce.info. Articolo più che legittimo, ci mancherebbe, ma basato su pregiudizi di un sistema che sarà fisicamente operativo da metà aprile (critica quindi un po’ prematura) e basato su assunti non approfonditi in maniera professionale (leggere la circolare scaricabile dal sito dell’AdE anziché i “giornali”?). Non ne trovo l’utilità sinceramente, soprattutto se elaborata da un professore universitario che, credo, esiga dai propri studenti, in sede di esame, argomentazioni più elaborate e meglio strutturate.

      • Uberto

        Gentile Sig Fabio: se i consulenti italiani ( per non pardare dell’inutilissimo ordine dei commercialisti) fossero meno sciovinisti e si prendessero la briga di fare un po’ di fiscalità comparata, scoprirebbe con meraviglia che il sistema italiano è, sia tributariamente, sia contributivamente, complesso, farraginoso ed esosissimo.
        Il 730 “telematico” si basa su dati parzialmente forniti proprio dai datori di lavoro con nuovo sofware. A questa spesa sulle PIVA si aggiunge la spesa dello Stato per fare esperimenti col 730. 730 che non potrà mai essere completo.
        Inoltre, come detto, semplificazione è altra cosa: poche tasse, poche regole, facilità per compilarsi a casa la dichiarazione.
        Sia lei che la Sigra Olivati siete presi dallo snobismo tipicop del tecnico che maneggia una tecnica: per lo scriba scrivere è facile, quindi i non scriba sono vecchi o rincitrulliti ( come scrivono alcuni qui) oppure come dice lei, accampano scuse assurde.
        Un po’ di umiltà ed empatia sarebbero d’uopo.
        Comunque mi aspetto che Lei, la Olivati,Gherlan, e Cato scriviate in meno di 5 ore un compendio sull’ Economia del lavoro dal 1500 ad oggi. Come, non ce la fate? Eh, è proprio questione di digital divide (o watershed).

        • chiara

          Signor Uberto,
          inutilissimo ordine dei commercialisti, come tutti gli altri ordini o collegi (architetti, ingegneri, medici, farmacisti, geometri,ecc.). Nessuno obbliga il signor Checchi a far da sè, per caso si sognerebbe mai di farsi da solo il progetto di edificio e presentarlo in Comune, o di farsi una visita specialistica da solo? A ognuno il proprio mestiere. E siamo sicuri che scriverebbe un compendio in 5 ore?

          • maurizio

            in svizzera la dichiarazione è semplicissima, riempi i campi DA SOLO A CASA e i calcoli se li fanno loro. non c’è quasi bisogno di leggere le istruzioni. altro che semplificazione.

  22. MARIO maceroni

    Sarò limitato ma non sarebbe più semplice consentire la presentazione del cartaceo al Caf come in precedenza. Lo so che l’Ucas (ufficio complicazione affari semplici) si oppone ma siamo noi contribuenti che paghiamo anche gli “illuminati” signori dell’Ucas

  23. gherlan

    “se un professore universitario impiega 5 ore per accedere al cassetto fiscale, è evidente che qualcosa non funziona” Giusto, qualcosa non funziona: ma nel professore, non nel cassetto fiscale…

  24. melania olivati

    Ce ne fossero molti di siti fatti così bene e completi come il sito dell’Agenzia delle entrate. Le cose buone gli italiani non le sanno riconoscere poi, si sa, che studiare troppo rallenta un pò le funzioni pratiche del cervello per migliorare le funzioni teoriche.

    • maurizio

      cara melania, mi spieghi perchè ci vuole un’ora di spulciamento nelle categorie illogiche per trovare per esempio la procedura di invio della polivalente? poi mi scrivi quanto ci hai messo (sempre che riesci a trovarla) del resto non ne parliamo che è meglio uscire a prendere il sole.

  25. Scogna

    Temo di dover essere d’accordo con chi nella fattispecie individua il problema nell’utente anziché nella procedura. Con rispetto parlando, trovo anche di cattivo gusto che si sottolinei il proprio costo-opportunità, dato che 1.000 euro a settimana la maggior parte degli avventori di questo sito e di quello dell’AE li vede col binocolo. Ma ciò non esclude che, pur non essedo Professori universitari, riescano a cavarsela meglio. Anche avendo meno tempo “libero” a disposizione.
    Può capitare a chiunque di avere dei problemi con servizi online, ma il piagnisteo che conduce ad imputarne la responsabilità al mondo che non vuole funzionare (anziché alla necessità di impratichirsi) non è da persona di cultura e di spessore.
    Ma questo purtroppo, devo rilevare, è un atteggiamento tipico di molti intellettuali. Alcuni credono che lavorare in accademia faccia di loro degli illuminati, e spesso non conosco la difficoltà del lavoro pratico dentro le grandi organizzazioni, pubbliche o private che siano, che spesso richiede una perizia ed una capacità di adattamento molto maggiore di quella con cui ha a che fare chi non si è mai sporcato le mani col la pratica.
    La realtà è molto diversa dalle formule e dai teoremi.
    Chi voglia cimentarsi è il benvenuto.
    Sia inteso il tutto con il dovuto rispetto.

  26. bernardo di bernardo

    Condivido pienamente l’articolo del prof. Checchi, che senso ha di cambiare continuamente la password, perche non la cambiano un giorno si e uno no?
    Io sono un utente comune che accedo di rado e l’utilizzo che ne faccio è limitato nel tempo, quindi non è giustificato il motivo della richiesta di nuove password.

  27. Domenico

    Siamo nel 2018 e nulla è cambiato. Oggi, ho voluto compilare il nuovo Unico 2018, e mi sono ritrovato nella stessa situazione degli altri anni. Il sito è un’indecenza. A mi parere, non può essere che il frutto di un programmatore analfabeta o esecutore di superiori ordini di un Ente cinico. Leggendo le disavventure di altri utenti, mi ci sono ritrovato al 100%. Paradosso del cambio della pw ogni tre mesi, istruzioni vaghe e contorte, vari o diversi passaggi per accedere ad una informazione, valanghe di “istruzioni” con termini di difficile comprensione, un vero labirinto! Quando finalmente arrivi dove dovresti trovare l’informazione, di nuovo richiesta di accesso, richiesta di aggiornamento dei dati (mi chiedono il cellulare e mi dicono che mi mandano la chiave di convalida sul numero indicato. Mai ricevuto malgrado tre richieste). Cerco una casella dove spiegare tutte queste vessazioni, trovo finalmente la voce segnalazioni…e di nuovo mi chiedono tutti i miei dati anagrafici pur essendo e scrivendo dalla mia area riservata! Insomma non ne vogliono sapere di cambiare. Il programma SOGEI è antidiluviano. Per aver avuto contatti anni addietro con la Società, sono quasi certo che trattasi di un vecchio programma riciclato e adattato alla meno peggio. Non parliamo poi della grafica e della presentazione in generale. Una vergogna. Ma forse è colpa della mia luarea? Non credo. La dich. redditi in Francia mi richiede mezz’ora!!!!!

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