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  1. Demetrio Macheda Rispondi
    Apprezzo molto l'articolo. È' almeno dal 2001 che cerco di introdurre sistemi per il Bilancio delle competenze (forse c'è' cattiva informazione su Tema test diagnostici: si pensi sempre che le competenze, almeno quelle decisive, le soft skills ricercate dalle aziende, dipendono dalla personalità del soggetto) che utilizziamo con successo nei processi di Selezione e Valutazione delle imprese, società di Selezione, Outplacement e Somministrazione. La mia domanda è sempre la stessa: perché il modello funziona bene per i privati e fa fatica nel pubblico ? A dire il vero presso AFOL sud Milano è' oramai un triennio che utilizzano il modello Skill View, ma ci sono limiti, come evidenzia l'articolo, nella "cultura" di avvalersi di strumenti avanzati, ma anche nella natura stessa del lavoro che gli operatori svolgono. Mandati sul campo senza certezze che la loro compilazione della scheda anagrafica sia finalizzata ad un lavoro attuale e potenziale per il lavoratore induce gli operatori alla demotivazione. Quindi almeno l'introduzione di criteri oggettivi di valutazione, sistemi terzi, validati. non solo di tempo ecometrico o di mercato del lavoro, ma basati sul soggetto permetterebbero al lavoratore di comprendere almeno le sue potenzialità (dal lavoro più umile a quello più qualificato). Per informazione di chi legge nel sito www.skillview.info nella sezione Casi ci sono delle analisi psico metriche sui lavoratori che si rivolgono ai CPI.
  2. amato Rispondi
    Alcune considerazioni. Tralascio i dubbi sulle relazioni tra contesti nazionali e locali, tra tassi/variazioni di disoccupazione e livelli di rischio neet; anche se non li ritengo secondari scenderemmo troppo nel merito; comunque c'è da dire che è dalla 2° metà degli anni '80 che si aspetta un elenco anagrafico nazionale (Progetto Teleporto). Considero la profilatura un ottimo sistema per evitare il rischio che al profilatore salti in mente di elaborare “test-diagnostici” o altre annotazioni a margine o in calce, semmai all’insaputa del profilato. Si è sempre detto che il bilancio delle competenze dovrebbe rientrare tra le attività dei CpI; giusto che gli operatori abbiano anche un retroterra di psicologia del lavoro ma affiancato da altro di tipo giuridico, in particolare amministrativo e del lavoro, proprio per evitare i “test-diagnostici”. Visto che l'ha già ipotizzato Romano Benini sul suo work magazine, non vorrei che l'idea sia quella di un ricambio di organici o, non potendolo realizzare causa le norme sul reclutamento dei pubblici, un'esternalizzazione ancora più spinta, con un'ulteriore precarizzazione. Il problema vero è un altro ed è sempre lo stesso: l’altro utente-cliente come viene approcciato? Esiste un profiling anche per le imprese? Il matching, l’incontro d/o come avviene? Bisogna continuare a far fare il giro delle sette parrocchie ai giovani come agli altri? Pur con la loro bella profilatura li si lascia al fai da te?