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  1. bob Rispondi
    .. sei dati riportati sono riferiti alle economie Occidentali, per una esatta valutazione non possiamo non considerare l’ entrata nell’economia mondiale di altro soggetti ( Cina – Brasile, India etc), inoltre visto che sono previsioni riferite a prossimi decenni non possiamo non considerare che un altro soggetto entrerà sulla scena: l ‘ Africa! Quindi viene da chiedersi quale sarà il modello di riferimento per l’economia, per il sociale nei prossimi venti anni? Sarà l’ Europa dello stato sociale e della qualità della vita o gli USA del sistema “usa e getta” o la Cina e l’ India della gestione “all’ingrosso” di immense masse di persone? Una rivoluzione epocale, come non mai, è stata Internet la cui affermazione ha creato, per me, le tensioni terroristiche di questi periodi perché strumento supremo di libertà che incute terrore al dittatore di turno e ai Paesi con deficit elevato di democrazia La risposta alle “primavere arabe” la cui voce ha viaggiato velocissima sulla rete, ha scatenato da chi detiene il potere la ritorsione terroristica. Quindi non si può valutare un discorso economico prescindendo da queste considerazioni, altrimenti parliamo di economia del “ salumiere” che è ben altra cosa ed è circoscritta in luoghi e tempi
  2. DDPP Rispondi
    Mi sembra difficile pensare alla crescita economica a fronte di uno stato divoratore di ricchezza. In quasi tutte le nazioni europee il costo della pubblica amministrazione allargata è abbondantemente superiore al 50%. Se si volesse effettuare un'analisi fiscale senza ideologismi sarebbe facile vedere le distorsioni che sistemi fiscali così affamati comportano. Poveri tartassati, ricchi tartassati, altri poveri graziati e forse benedetti. Altri ricchi ancora più ricchi. In ogni caso credo che la pressione dello stato "belva fiscale" ci impoverisca tutti, sia di denaro sia di libertà- Che fare allora?
  3. Enrico Motta Rispondi
    Finalmente un economista che affronta in termini problematici l'argomento della crescita, che da molti altri è stato trasformato in un dogma; e come tutti i dogmi non ha serie basi razionali. Aggiungerei che la imponente crescita che si è avuta dalla seconda metà del '900 al 2008 nei paesi occidentali e Giappone, si è servita di un debito pubblico e privato che, secondo un altro dogma, può aumentare all'infinito, ma ben difficilmente sarà così; più probabile che andremo incontro ad aggiustamenti periodici causati dal debito (i). Secondo me è anche il momento di abbandonare vecchi parametri (PIL) per misurare la ricchezza, e aumentare l'importanza di misuratori della qualità, economica e non, del sistema economico sociale.
  4. Rainbow Rispondi
    Sui problemi della crescita,della sostenibilita'dei debiti pubblici,del welfare,della transizione demografica e della disuguaglianza c'e'l'interessante lavoro di thomas Piketty:"il Capitale nel XXI secolo"che analizza tutte queste questioni. Il lavoro e le analisi di Piketty sostengono proprio quello che viene esposto in questo articolo,ossia che stiamo entrando in una fase di bassa crescita dovuta sopratutto alla cosidetta "transizione demografica", ossia al calo di natalita'in tutte le principali economie occidentali,ed anche in Cina ( politica del figlio unico,che seppur recentemente rinnegata,comportera'effetti di invecchiamento della popolazione nei prossimi 20 anni). Piketty mette in relazione la bassa crescita con la disuguaglianza dei redditi e dei patrimoni,dimostrando con una imponente mole di dati,che la bassa crescita accentuera'le disuguaglianze dei redditi e dei patrimoni,gia'ora enormi,per cui e'necessario rivedere le politiche pubbliche dei sistemi di tassazione. In particolare,partendo dal fatto che le disuguaglianze dei patrimoni sono ancora più forti di quelle dei redditi ( il 10% della popolazione possiede il 60/70% della ricchezza) lui propone una tassazione progressiva sui patrimoni, e un aumento delle aliquote marginali sui redditi,invertendo la tendenza alla riduzione della tassazione dei redditi da capitali in atto ormai in tutte le principali economie mondiali. In questo modo si ridurrebbero le disuguaglianze e si finanzierebbe un nuovo welfare.