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  1. Vincenzo Rispondi
    Forse, il sistema dell'abilitazione e delle classi di concorso ingessa la struttura organizzativa della scuola, ma, dall'altro lato, dà maggiori garanzie sulla conoscenza dell'argomento che si insegna. Abbiamo la controprova: il sistema della formazione professionale regionale, dove i formatori non sono legati alle classi di concorso e sono "fungibili". Pur essendo un estimatore di un sistema che recupera molta della dispersione prodotta dalla scuola, credo che il punto debole della FP sia nelle materie di base, dove, appunto, la fungibilità dei docenti non garantisce la qualità dell'insegnamento. Dopo di che è vero che la conoscenza della materia non "contiene" la capacità di trasmetterne i contenuti. L'apprendimento è un processo empatico. Se sono un profondo conoscitore della materia che insegno, ma sono anche una persona incapace di innescare dinamiche relazionali positive, difficilmente sarò un insegnante in grado di educare, cioè di ex ducere, ovvero far esprimere ai discenti le proprie capacità e potenzialità.
  2. luca Rispondi
    Tralascio i numerosi punti deboli della "rivoluzione" e le poche dichiarazioni che condivido (p.e. saranno davvero in grado di evitare classi con troppi alunni?) per soffermarmi sul ruolo dei dirigenti. Vedono aumentati, anche se non di molto, i loro poteri; non mi pare di avervi trovato strumenti di controllo per assicurarsi che li usino bene, questi poteri. Invece, ho l'impressione che, da quando sono entrato nella scuola come docente all'inizio degli anni Novanta, i dirigenti scolastici siano sempre più figure allineate ai vari gruppi che si spartiscono ogni potere nel nostro paese; dopo la "rivoluzione" un po' meno vincolati dalle leggi, un po' più manovrabili dai loro referenti. Vorrei essere smentito dai fatti, ma non ci conto troppo.
  3. Riccardo Rispondi
    Io avrei un'altra domanda da porre a tutti quelli che stanno lavorando a questa riforma, sia legislatori che giornalisti o magari professori di vario genere, ma perchè il personale ATA, ovvero impiegati, tecnici e collaboratori scolastici (bidelli) non vengono mai menzionati? A cosa servono? Togliere completamente questo personale è snaturare ancora di più la scuola.
  4. Paola Rispondi
    Spiace che prima di scrivere un commento non si sia preso la briga di leggere le 22 pagine del DDL e spiace ancor di più che la scuola sia giudicata, riformata, commentata da chi in classe non ci ha mai messo piede...(dimenticavo la moglie di Renzi). La sanatoria ha abbagliato tutti i sindacati, che si guardano bene dal criticare l'abominevole mostruosità dell'albo territoriale che costringerà nuovi e vecchi docenti che intendono trasferirsi a mettersi in vetrina davanti ai presidi per essere accolti nelle loro scuole. Sarà una porta spalancata alle discriminazioni di ogni tipo, da quelle anagrafiche a quelle che riguardano lo stato di salute, la provenienza geografica, eventuali familiari da assistere etc.. E non mi soffermo sul clientelismo. Non ci resta che Crozza mi pare!
  5. Maria Laura Bufano Rispondi
    Un ragionamento "obiettivo" e "pragmatico" sulla "Buona scuola". Mi paiono davvero sorprendenti soprattutto due cose; 1. Si dice:"Il nostro paese è caratterizzato da pratiche didattiche centrate molto sui contenuti disciplinari (sei un bravo insegnante se conosci bene la materia) e poco sulle capacità trasversali (quali stimolare la capacità di problem solving degli studenti)":una cosa tremenda. Il bravo professore è quello che sa ciò che insegna. non uno che "sa gestire". Questa sostituzione della conoscenza con il "metodo" è una delle cose cha ha devastato le scuole italiane e ha formato generazioni di ignoranti. 2. Uno dei problemi fondamentali della scuola italiana è la dispersione. Si è pensato in questi anni di porre un pseudo-riparo con il BES, che è veramente una cosa tremenda, contrabbandata come strumento di recupero: si buttano i bambini nel “deposito” prescindendo del tutto da una valutazione dell’operato degli insegnanti. Si torna, in forma mascherata, a prima della riforma della scuola media unica. E pare che il governo non parli affatto di questo tema e neppure l'articolo. Io sostenni la proposta Luigi Berlinguer di un concorso in carriera: si sarebbe potuta rielaborare, ponendo anche limiti alla partecipazione: invece Luigi Berlinguer a momenti fu linciato: dalla corporazione e da altri. E ora una versione abbastanza grossolana di "scuola-azienda", che porterà solo ondate di conformismo e di clientelismo in una scuola già colpita a morte.
  6. paola Rispondi
    Alcune utili osservazioni di qualche aspetto specifico, cercavo qualcosa di più sintetico ma esaustivo degli aspetti principali della nuova legge, forse questo dipende dal fatto che la legge è un po' confusa nei suoi contenuti. Una piccola osservazione in merito alla mappatura degli insegnanti, che sembra essere un problema gigantesco e che a me sembra di facile risoluzione, sia grazie agli attuali sistemi informatici e sia dal punto di vista organizzativo avendo gli interessati tutto l'interesse a registrasi e collaborare inserendo i loro dati , al ministero ed alla scuola resterebbe la verifica. Per cui mi viene da pensare non sarà voluta questa carenza di informazioni ? .In caso contrario dubito che siano in grado di qualsiasi progetto di miglioramento dell'istruzione.
  7. Andrea Rispondi
    Conoscere la propria materia e possedere abilità di didattica trasversale, di comunicazione e problem solving, è fondamentale quanto lo è una minima vicinanza generazionale. Un docente dopo 20-25 anni di insegnamento, per quanto bravo, impegnato e disponibile è inevitabilmente, salvo rare eccezioni, usurato e sempre più lontano dalle generazioni con cui dovrebbe condividere saperi comunicando adeguatamente. Lo Stato dovrebbe prevedere un sistema che consenta da una parte di immettere insegnanti giovani e preparati (anche afficandoli ai docenti "in uscita") e dall'altra consenta di reimpiegare l'insegnante professionalmente ormai poco adeguato a gestire adolescenti in altri impieghi nella P.A., magari con un corso di riqualificazione pre ingresso nel nuovo ruolo. Si tratta di laureati, con una esperienza preziosa nei rapporti con utenze difficili e che potrebbero spendere in vari ambiti della P.A. le loro competenze "rimodellate". Molti insegnanti in condizioni di usura strutturale accetterebbero anche una riduzione di stipendio pur di poter esprimere le proprie capacità in contesti appunto meno usuranti. In questo modo la scuola avrebbe sempre risorse fresche mentre il resto della P.A. godrebbe comunque del vantaggio di risorse con un buon back ground culturale per affrontare nuove sfide. Certo, è una scelta che si basa sul principio "prima di tutto la scuola" come fucina di nuovi cittadini.
  8. Enrico Rispondi
    Da questi primi punti sembra un riforma interessante. Sicuramente l'ingessamento degli insegnanti nei loro ruoli ha contribuito ad irrigidire il sistema scolastico. Spezzare questo vincolo permetterà di poter pensare il sistema scolastico, finalmente, dal punto di vista dei fruitori (gli studenti) e non solo come politica del lavoro.