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  1. Alberto Rotondi Rispondi
    Un metro cubo di CO2 pesa due chili. Tutta l'umanità emette circa 30 miliardi di tonnellate (GigaTon) all'anno. La Terra (mari e foreste) emette e assorbe circa 700 GigaTon di CO2 all'anno, in un gioco che secondo gli scienziati è molto vicino alla sommazero. L'uomo quindi si inserisce con una quantità molto piccola, ma in grado di perturbare il sistema. Delle 30 GigaTon umane la Terra se ne mangia circa 20, infatti la crescita del mondo vegetale sta accelerando di molto, come sannio tutti gli agronomi. Resta un eccesso di circa 10-12 GigaTon/anno, che si sta accumulando in atmosfera e ha portato in 50 anni le ppm di CO2 da 280 a 400. Un volume di 10 GigaTon di CO2 gasc, se ocupasse tutta l'Italia, sarebbe alto 16 metri, un volume pari a 100 volte il lago di Garda. Per stabilizzare il sistema, sarebbe quindi necessario ridurre almeno di 1/3 le emissioni umane. Gli effetti di questo eccesso di CO2, contrariamente a quanto si pensa, non si sono ancora manifestati, ma tutti i modelli prevedono effetti catastrofici nei prossimi 100 anni.
  2. Dario Predonzan Rispondi
    Articolo brillante. Lo si potrebbe migliorare integrando le tabelle con i dati sulle emissioni di CO2 nel 1990 (base line del Protocollo di Kyoto) e nel 2006 (l'ultimo anno prima dell'inizio della crisi economica mondiale), per verificare quello che è successo a livello globale prima e dopo Kyoto e come sono messi, i principali emettitori, rispetto alla situazione di partenza.
  3. Antonio Carbone Rispondi
    Ma il problema del dissesto idro-geologico ha bisogno di un approccio Micro,  non Macro! L'articolo è encomiabile sotto l'aspetto divulgativo riguardo alle emissioni di CO2, ma è fuorviante riguardo al dissesto idro-geologico (anche se in buona compagnia con la quasi totalità della "informazione"). Spesso la differenza tra sicurezza e rischio è di pochi metri! È questo il messaggio che non passa! Fa più comodo buttarla in caciara nel grande calderone del "cambiamento climatico" (che esiste ma non può essere il pretesto per non fare le cose che si dovrebbero). Qualche esempio per essere chiari e divulgativi: Se costruisco un'area produttiva o un intero quartiere in un'area golenale di un fiume, questi andranno sott'acqua anche senza cambiamenti climatici. Se una strada o una ferrovia sono sottoposti a costoni rocciosi, le pietre cadranno in testa ai viaggiatori anche senza cambiamenti climatici! Scusate la semplificazione ma il fatto è che le cose stanno esattamente e semplicemente così. Invece chi ha commesso queste idiozie urbanistiche e infrastrutturali si nasconde dietro il macro-problema (che esiste) dei cambiamenti climatici di moda. Oppure arrivano quelli che "mettono in sicurezza" tipo Unità di missione governativa di "Italia sicura". Stendiamo un velo pietoso perché questa è un'altra storia.
  4. P.Gnolo Rispondi
    Utile. Però forse non volevi dire che lo scenario 450 ppm, è "famigerato" che vuol dire "che gode di pessima fama".
  5. Sara Guerra Rispondi
    Grazie Dottoressa Stefania per la rappresentazione chiara e lampante! Gli elefanti sono la metafora perfetta. Volevo chiedere se e' possibile avere un dato di "breakdown" delle emissioni di CO2: quanta proviene da consumi domestici, da industria di produzione, da logistica.
  6. Alessandro Lanza Rispondi
    Brillante. Abbiamo bisogno di capire questi problemi anche da prospettive diverse se serve, e serve, a convincere gli scettici. Brava.