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  1. Luca Rispondi
    Prima di chiedersi chi ripristinerebbe il capitale di BdI, bisogna forse domandarsi se ciò sarebbe davvero necessario. Diversamente da un banca commerciale, infatti, le banche centrali possono creare le proprie passività, dal circolante alle riserve bancarie: perciò, salvo che la legge non obblighi a comportarsi diversamente, non vedo motivi per cui non possano funzionare anche con capitale nullo o negativo. In pratica, nello scenario ipotizzato il capitale sarebbe ricostituito nel tempo trattenendo i dividendi futuri. Se non erro, ciò è già previsto dallo Statuto limitatamente alla fattispecie del calo della riserva ordinaria sotto una certa soglia. Perciò, il danno derivante dalla ristrutturazione sarebbe diluito nel tempo e sarebbe sopportato (nella forma di mancati dividendi) sia dai partecipanti=azionisti, sia dallo Stato (che percepisce il 54% degli utili, contro il 6% dei partecipanti; il resto viene accantonato nella riserva ordinaria e straordinaria).
  2. Piero Rispondi
    Il decreto 133 e' una brutta pagina della storia italiana, IMU ( imposta che non doveva nascere se non con il federalismo) e tassazione quotedella Banca Centrale, ipotesi assurda in uno stato governato da politici con un po di cervello. Ben venga il QE, seppur tardivo, se impedisce la realizzazione del 133, benissimo. Finalmente Draghi ha fatto la cosa giusta, adesso la palla a Renzi, che ancora sta giocando con l'Italia è con gli Italuani, deve avere il coraggio di ridurre la spesa pubblica del 10% riducendo le tasse sul l'impresa e sui lavoratori.
  3. Davide Rispondi
    Sarebbe utile fare chiarezza su alcuni punti. Il primo, è chi realmente ricapitalizza le banche in caso di stress finanziario. Questi è lo Stato e non la Banca d'Italia (vedi MPS), dunque non mi è chiaro il collegamento con Banca d'Italia. Secondo, assumendo che lo scenario proposto sia plausibile, l'esempio greco ci insegna a) che lo Stato italiano sarebbe soggetto a salvataggio internazionale, b) questo salvataggio includerebbe anche le banche. Altro punto è l'unione bancaria europea di cui non si fa alcun accenno. Riassumendo, l'analisi non sembra molto fondata e il problema della struttura proprietaria della Banca d'Italia non rilevante.
  4. Roberto Rispondi
    "Naturalmente è una ipotesi estrema, che al momento sembra essere esclusa dai mercati finanziari, ma che in futuro potrebbe non essere così irrealistica, tenendo conto della inesorabile crescita del rapporto debito/Pil, che pone seri dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico italiano." E' inquietante leggere questa frase da un'economista alla luce dei tassi odierni. Per questo mi sorge una domanda che le pongo: considerata l'enormità del debito pubblico italiano e la sua elevata (35% circa) diffusione tra le banche e i fondi esteri, è veramente ipotizzabile in futuro un taglio del valore nominale in stile Grecia? L'Italia è un paese too big to fail o in molti (Draghi compreso) stanno sottovalutando il problema?
    • Jam Rispondi
      Buon punto, a cui bisogna sommare il valore delle quote. Se si guarda il modello che è' stato applicato, il valore era un funzione solo del Bund a 10 anni. Le quote adesso valgono almeno, se non erro, 20 30 per cento in più. In più le banche hanno ancora 2 anni di tempo per vendere quote prima di vedersi sterilizzato il dividendo