Nell’ultimo scorcio del 2014 l’Europa ha rafforzato la crescita, spinta dal petrolio e dal cambio. Non tutti in Europa veramente: Germania e Spagna corrono, Francia e Italia stagnano. In Italia urge che la politica aiuti la crescita a cominciare dalla rapida approvazione della delega fiscale.
Cala in Italia la natalità delle imprese. Le start up sono più che in passato società di capitali, anche grazie all’istituzione della Srl semplificata. Ma sono più piccole, con bilanci traballanti e solo raramente si trasformano da microimprese da una manciata di addetti a Pmi.
La riforma fiscale serve anche a togliere alibi agli evasori. C’è chi nasconde i soldi in Svizzera e c’è chi paga le tasse. Per l’80 per cento si tratta di redditi sotto 30 mila euro. Chi non può o non riesce a nascondersi all’erario soffre un’iniqua pressione fiscale al 47,8 per cento dell’imponibile.
Lo ha stabilito la Consulta: la tassa sui profitti delle imprese energetiche -la Robin tax introdotta da Giulio Tremonti nel 2008 – non è costituzionale. Ecco le motivazioni della sentenza (ora corrette ora bizzarre) e le sue implicazioni.
Con inflazione a due cifre, Pil giù del 7 per cento, corruzione endemica e salatissime spese belliche, l’Ucraina ha più bisogno di aiuti finanziari che di armi. Almeno 15 miliardi di dollari per i prossimi anni oltre ai 17,5 già previsti. Tanti soldi. Ben spesi se si riesce a non abbandonare al suo destino uno stato europeo.
Uber, l’app che i tassisti milanesi contestano con modi incivili, è un’innovazione tecnologica che mette a disposizione di tutti servizi di trasporto a costi molto ridotti. Cambiando le regole per chi opera da anni in attività protette. E creando grattacapi ai regolatori.
Daniele Fano commenta gli interventi di Massimo Bordignon, “Il vuoto lasciato dal federalismo”, e di Francesco Giubileo, “Politiche attive del lavoro tra stato e regioni
Patrik Vesan commenta l’articolo di Chiara Saraceno “La povertà continua a non essere in agenda”. Con una breve replica dell’autrice
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