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  1. Enrico Rispondi
    Da utente di Taxi (non ho ancora usato Uber) posso solo dire che un'alternativa in piu non mi dispiace. Scusate, ma se il servizio di Uber è cosi pessimo, che problema c'è? L'utenza semplicemente non lo userà. Quello che mi fa un po' specie è sentire una categoria dire che io devo essere obbligato a rivolgermi a loro per un tal servizio, per la mia "sicurezza", perchè loro sanno cosa è meglio per l'utenza....non sono convinto, loro stessi, allora perchè non istituire le categorie di idraulici, imbianchini etc? Ovviamente a numero (e costo) chiuso. Niente di personale.
  2. Stefano Rispondi
    Confrontare un servizio pubblico (taxi) e un negozio è distorsione della realtà. Un tassista non può decidere il suo prezzo a seconda del momento (c'è un tassametro); non può scegliere e cercare la propria clientela, ma deve accodarsi agli altri taxi e attendere il cliente nei posteggi; non può decidere le ore di lavoro (c'è un turno); non può svolgere altra attività (decade la licenza); non può guidare un'auto diversa da quella riportata sulla licenza e non può far guidare un altro al suo posto. Uber non rispetta nessuno di questi requisiti e manda sulle strade gente di cui non ha il controllo: se io vado a chiedere di essere affiliato ad Uber, guardano me e la mia macchina poi mi danno il loro telefonino. Da quel momento non sanno più se il telefonino l'ho io o qualcuno a cui l'ho dato in prestito. Altro mito da sfatare: la tecnologia. Cos'ha inventato Uber? Un modo di far arrivare un'auto su richiesta? I radiotaxi che mandano una macchina a chi telefona esistono da oltre 50 anni. Usa una app su smartphone con localizzazione satellitare? I radio taxi ce l'hanno da anni e a bordo dei taxi ci sono tecnologie molto avanti rispetto alla limitata app di Uber. Allora, qual è la novità? Il metodo di reclutamento di autisti e macchine, che sono tutti indistintamente senza i requisiti e fuori dal controllo pubblico del servizio taxi. Uber ha pochissimi costi, recluta chi gli capita, scarica costi e rischi su di lui e si prende un quinto del fatturato. Questa è la vera novità.
    • bob Rispondi
      ...Uber o altri il problema è solo culturale. Tra poco di questo passo anche noi Europei ristaureremo la pena di morte. La Uber rappresenta una cultura quella di considerare le persone oggetti: cibo spazzatura e corsi per dimagrire. Pistola alla cintola e carte di credito a go-go etc in pratica la persona come contenitore da utilizzare per produrre economia. Un cittadino usa e getta. La fine dell' Europa non dipenderà dall' Isis o dagli islamici o dalla Grecia ma dipenderà dall'essere continente di civiltà e di qualità o dal diventare succursale delle peggio "americanate"
    • Franco Becchis Rispondi
      RISPOSTA A VARI PUNTI SOLLEVATI DAI LETTORI 1- Non mi risulta che Uber guardi se hai telefonino e auto e ti prenda...esiste una selezione basata anche su altri criteri, fra cui la fedina penale, come in tutte le realtà analoghe di franchising. L'argomento sicurezza è capzioso: il pericolo di incontrare un criminale, un pazzo un approfittatore esiste anche sugli autobus, nelle stazioni ferroviarie, nei supermercati e ai raduni di auto d'epoca. 2-Dire che un tassista non può fare altro perché decade la licenza è come dire che un salumiere non potrà mai aprire una palestra...francamente non riesco a seguire questo ragionamento. 3.Condivido tutte l'indignazione per i paradisi fiscali, di cui Uber, ma anche Ferrero, FCA e molte altre multinazionali, godono ampiamente...ma questo è un altro tema. Se usassimo l'argomento della furbizia fiscale per condannare una impresa o per proibire i suoi servizi allora dovremmo chiudere anche il Vaticano e proibire i gli Iphones.
    • massimo Rispondi
      Dati i vincoli che i tassisti hanno, consiglio loro di passare a uber
  3. Marco Rispondi
    Tentare di fermare questi fenomeni provoca un duplice danno. Oltre a non permettere ai clienti di risparmiare, impedisce a nuove imprese di nascere. Se ci fosse stato meno controllo da parte di gruppi lobbistici e una legislazione più aperta, probabilmente avremmo anche una o più società italiana concorrenti di Uber.
    • libertad Rispondi
      Basta con prometterci di risparmiare comprimendo diritti e qualità. Per il momento Uber poggia su una gamba certa e veloce (l'incasso risucchiato verso un paradiso fiscale dal conto di un soggetto così potente da potersi permettere ogni sorta di dumping) e una incertissima che riassumo blandamente come qualità di vita, sia dell'autista che del passeggero e dell'ambiente in cui si svolge la transazione (presenza o meno di altri servizi pubblici, ecc.).
      • gmn Rispondi
        chi ha portato i taxisti a ridurre le loro qualità della vita a zero per potere pagare profumatamente licenze concesse gratuitamente dalla pubblica amministrazione? il mercato c'è, troppa gente viaggia in auto da sola e potrebbe risparmiare con sistemi di trasporto elastici, tipo i louage in tunisia e uber, naturalmente ma ci sono da pagare poche migliaia di licenze... che le rilevi lo stato e le paghi con una tassa ad hoc su tutti i servizi di trasporto individuale finalmente liberalizzati (in 20 anni non dovrebbe essere una cifra significativa per viaggio)
  4. Leon Rispondi
    Il progresso e l'innovazione non si ferma, ed è un bene se ci fanno vivere una vita migliore e con più tempo libero. Ma qui si parla di Uber, una società che , tra le altre cose , e come avete scritto anche nell'articolo, paga le sue tasse sui suoi ricavi in Olanda, e ha dimostrato di approfittarsene alla grande in particolari condizioni. Giusto quello che scrivono gli autori dell'articolo, ma poi alla fine ( forse un rigurgito liberista ? ) leggo "se vietiamo Uber, perché non vietare anche loro? " A parte che "vieterei" benissimo Amazon, che può fare quei prezzi perché elude il fisco di mezzo mondo e sfrutta i lavoratori ( che sono costretti a farsi km e km in un turno di lavoro) , e poi a Uber basta , semplificando molto, ottenere una licenza per fare quello che fa senza fare concorrenza sleale e sfruttare i lavoratori, e pagare le tasse. Poi se questo vuol dire " proibire le piattaforme di scambio" come Uber , perché la mentalità liberista dice che vige la legge della giungla, beh, allora personalmente voglio proibire queste piattaforme di scambio.
  5. Aldo Innocenti Rispondi
    I negozi tradizionali chiudono,la disoccupazione aumenta, Ebay e Amazon (non) pagano le tasse in Italia, il ceto medio muore ed i conti dello stato vanno a ramengo....avanti così!
  6. Luigi Vignaroli Rispondi
    Sono fenomeni luddistici. Il progresso non si ferma
    • Luigi Esposito Rispondi
      Sono d'accordo con Luigi. I dati (mondiali) non parlano di chiusure, ma di trasformazione dei paradigmi di business, principlamente dovuti a comportamenti nuovi delle nuove generazioni di consumers. Il multichannel, i ritmi di vita nei nuovi paesi (dove si e' gia' spostata l'economia di profitto!) e le nuove tecnologie aiutano il consumo, ma non lo generano. Uber/Lyft/Blablacar sono piattaforme che hanno fatto leva su un bisogno di "liberta'" del nuovo consumatore e sulla necessita' di nuove generazioni di "sentirsi" liberi sia lato domanda che offerta. Sono inoltre convinto che sia il mercato a doversi adattare e quindi le leggi devono prendere atto di quello che sta accadendo, per regolamentare un fenomeno che esiste ormai e che in qualche misura (alcuni nutrono comunque dei dubbi sulla " socialita' " del modello Uber. Ma sono validi argomenti sia a favore che contro) aiuta al benessere sociale. Non vivendo in Europa, ma in un Paese emergente, posso vedere come modelli come Uber possano aiutare in qualche modo le persone a sentirsi soddisfatte e a crescere sulla base della propria soddisfazione. Che Uber o altri non siano societa' di beneficenza questo e' anche chiaro...Ma chi di noi lo sarebbe? Grazie per l'opportunita'.