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  1. Piero Rispondi
    I suicidi per motivi economici, la miseria, la fame, la disoccupazione, non è colpa della Troika, ma dei governi che sono dei soldati al servizio dell'imperatore, il problema è solo politico, i paesi meridionali sono sotto ricatto dai paesi nordici, sono uniti al carro dell'euro dalla paura, non sanno cosa succede se escono; il primo paese che uscirà farà crollare l'intera impalcatura. Si può uscire tranquillamente, lo stato e' sovrano, si trasforma il debito statale con la nuova valuta, e' legalmente possibile e non succederà nulla. I nostri politici non hanno questo coraggio, per questo motivo devono sfruttare la Grecia, loro faranno il primo passo.
  2. Piero Rispondi
    Che sia un problema solo politico, non vi è ombra di dubbio, per una volta Draghi e' innocente; finalmente tutti i nodi vengono al pettine, si dovrà capire cosa è l'Unione europea, e' l'impero tedesco o una vera Unione, qui Renzi dovrà scegliere mettersi dalla parte dell'imperatore o creare veramente un'unione europea, se alla fine la Germania vuole starne fuori, bene, si tengano il bottino che ci hanno " rubato" con l'euro, i paesi meridionali si sfileranno il cappio dal collo, creando un'altra area valutaria e si riprenderanno tutti i soldi che vi sono stati rubati con la svalutazione dell'euro2. Non vedo altra via d'uscita se la ?Germania non accetta le giuste richieste della Grecia. Renzi non deve sbagliare questa mossa politica, in difetto verrà cancellato come i precedenti governi greci, oramai l'andata anti euro e' talmente forte in Europa che travolgerà tutti i governi.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      "L'ondata anti euro è talmente forte" che Syriza, i suoi elettori ed in primis il suo leader, nonché premier della Grecia, non chiedono nemmeno lontanamente l'uscita dalla moneta unica. In Italia le elezioni europee hanno affermato l'esatto contrario e a quanto risulta la raccolta di firme proposta dal Movimento 5 Stelle non registra un afflusso così intenso come dovrebbe. Diciamo che ci sono molte cose da migliorare, che non funzionano in Europa, ma da qui a dire che occorre tornare alle valute nazionali ce ne corre. Nel caso di un ritorno alla lira il problema non sarebbe tanto il debito consolidato che (forse) verrebbe convertito, quanto il fatto di non riuscire più a collocare titoli alle attuali condizioni. Per un investitore italiano perché acquistare ad esempio un BTP quando scegliendo un bond straniero può guadagnare sull'effetto cambio post-svalutazione della lira? E per uno straniero perché acquistare il medesimo BTP ai prezzi attuali quando perderebbe il controvalore della svalutazione? Morale, per collocare titoli di Stato saremmo costretti ad aumentare, e di molto, le cedole attuali con conseguenze quindi sul livello del debito, che per carità si può onorare stampando moneta ma a livelli che farebbe crescere l'inflazione a livelli molto alti penalizzando chi non può difendersi, ovvero i redditi da lavoro dipendente e di fascia inferiore.
  3. marcello Rispondi
    Come ora sappiamo il prendere o fallire imposto alla Grecia non solo si è rivelato pareto inefficiente, ma ha fornito soluzioni sicuramente peggiori di quelle realizzabili con un accordo negoziato dal FMI, piuttosto che il diktat dalle organizzazioni politiche comunitarie La proposta di utilizzare dei derivati (swap) per ristrutturare il debito greco non è nuova ed è già stata utilizzata molte volte dagli anni 70, con la benedizione del FMI. La proposta del ministro dell’economia Yanis Varoufakis di emettere GDP-Linked Bond ripercorre quanto già fatto da Messico, Nigeria, Bulgaria, Bosnia-Herzegovina, Costa Rica, Singapore e ancora nel 2005 dall’Argentina, Le condizioni di operatività e i potenziai rischi di una simile soluzione sono ampiamente discussi in letteratura (Krugman 1988, Shiller 1993, Athanasoulis-Shiller 2001) e comunque ritenuti gestibili con successo se accompagnati da un efficiente design (Borensztein-Mauro 2002, Tabova 2005 e Miyajima 2006). Ricordo infine che lo spread remunera il premio al rischio, che nel caso del debito sovrano ha a che fare con il rischio paese, che per la Grecia era di circa il 10% sulla parità, quindi i tedeschi si sono comportati da veri e propri free rider, di cui l'UE ha pagato la cavalcata senza rischio.
  4. marcello Rispondi
    Se partissimo dalla fine della storia, cioè dalla proposta greca di ristrutturazione del debito attraverso GDP-Linked Bond? L'esperienza più recente, di una forma d bond in uso dagi anni 70, è quella dell'Argentina che, dopo il default del 2001, nel 2005 ha emesso bond a 30 anni che dal 2015 pagano il 5% se la crescita è di almeno il 3%. I bond hanno funzionato benissimo e consentito all'Argentina una ripresa economica, fino alla sentenza del tribunale di New York che ha dichiarato illegittima la ristrutturazione del debito. Inoltre un paper del 2006 del FMI (How to Evaluate GDP-Linked Warrants: Price and Repayment Capacity) definisce in modo semplice le condizioni di operatività del bond. L'adozione di una simile soluzione risolverebbe il problema del pagamento degli interessi sul debito della Grecia e non solo. Infine vorrei segnalare che i due bailout imposti dalla Germania alla Grecia e il conseguente trasferimento del debito greco ha ragioni meno nobili di quelle enunciate dagli ordolibelisti: In seguito all'inesistente dinamica salariale e agli scarsi investimenti interni, i profitti realizzatti grazie ai surplus commerciali dai tedeschi si sono orientati all'estero. Gli investimenti sono stati così maldestri (es immobilaire spagna) tanto da generare perdite per 600 mld nel 2006-2012 (22% del PIL). La BB ha speso 250 mld per slavare le casse di rispamio e avrebbe avuto difficoltà a rifinaziare banche esposte x molte decine di miliardi e con leve oltre 40, come DB.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      C'è molta disinformazione in merito ai salvataggi effettuati (non solo la Grecia) attraverso i fondi salvastati. Quando scoppiò la crisi si rese necessario evitare il tracollo del sistema bancario di un intero Paese e considerati gli importi non fu possibile intervenire con aiuti bilateriali, che comunque vi furono lo stesso e nel caso della Grecia la Germania è intervenuta il tal senso. Una prima proposta fu quella di emettere Eurobond, strumenti che però sono incostituzionali per la Germania, nella cui Costituzione (o Legge Fondamentale - in tedesco Grundgesetz) è previsto che ogni singolo euro che il governo spende deve prima essere approvato dal parlamento, ovvero dal Bundestag. Gli Eurobond non soddisfano questa condizione e quindi la Germania deve prima cambiare la sua Legge Fondamentale per dare un suo benestare a questo strumento. Il fondo salvastati invece dal punto di vista formale assolve questa condizione perché prevede un importo prefissato, a prescindere che sia da versare o solo sottoscritto. Nel caso ad esempio dell'European Stability Mechanism la cancelliera Merkel si presentò al Bundestag ad ottenere l'autorizzazione ad impegnare la Germania per i circa 190 miliardi di loro competenza e ottenendolo ha dato il via libera alla partecipazione, il tutto nel rispetto quindi della Legge Fondamentale. Altre soluzioni non ve ne sono a meno di cambiare le regole comunitarie (v.monetizzazione deficit da parte della BCE) o accettare ulteriori default parziali.
      • paolo serra Rispondi
        Mi sfugge un particolare, mi pare che il debito greco che scade nel 2015 sia pressocchè tutto verso il FMI ma leggo di trattattive solo con UE e BCE, non è che tentano di ottenere un subentro?
        • Maurizio Cocucci Rispondi
          Credo che Lei si riferisca alle due tranche che la Grecia dovrebbe rimborsare entro il 20 luglio per 3,5 mld e 3,2 mld entro il 20 agosto prossimi, ma sono verso la BCE.
  5. Massimo Matteoli Rispondi
    Purtroppo dubito che il buon senso sarà la bussola che guiderà i sacerdoti dell'austerity di Berlino. Perché il problema non è la Grecia, ma Italia, Spagna e - soprattutto - Francia. Anche un cretino sa che uccidendo un debitore l'unica cosa certa è che non sarà più in grado di pagare i suoi creditori. Chi vuole spezzare le reni alla Grecia non si preoccupa di recuperare i propri crediti, ma di impedire la svolta nella politica europea che ne deriverebbe. Per questo è disposto a correre rischi ben più gravi di quelli economici, senza capire che senza questa svolta il prossimo problema non sarà Tsipras ad Atene ma la Le Pen all'Eliseo ed a capo della Force de Frappe.
  6. Jack Rispondi
    Credo che le spinte anti europeiste, citate nell'articolo, si possano sciogliere come neve al sole nel caso di una fuoriuscita della Grecia dall'euro. Quando l'opinione pubblica dei paesi considerati si renderà conto del tracollo economico e sociale a cui verrà esposto un paese fuori dall'euro, prenderà coscienza dei benefici del sistema economico finanziario europeo che protegge paesi vulnerabili come il nostro è credo, addirittura, sarebbe più cosciente della necessità misure drastiche per il rientro del debito. Sarebbe interessante leggere qualche analisi più approfondita sullo scenario 'Grecia out'.
  7. Mario Rossi Rispondi
    A me pare che le cose non cambiano in alcun modo nè in grecia nè altrove. Non cambia perchè il problema non è dei politici della classe dirigente o cosa altro, il problema è della gente del sud europa della sua cultura da cicala. Nella vita si può fare tutto ma facendolo in pace con sè stessi e soprattutto con gli altri. Non si può vivere nel lusso senza fare niente e pretendere pure che qualcuno lavori per mantenerti. Anche Tsipras da buon comunista adotta la filosofia del caro compagno: "te lavora che io magno!!!!!!"
  8. Maurizio Cocucci Rispondi
    Ottimo articolo che illustra la situazione generale con i vari rischi che si possono presentare. Personalmente non credo che la Grecia otterrà quanto richiesto, semmai verrà concessa qualche dilazione di pagamento e questo per i motivi che sono stati esposti chiaramente nell'articolo. Mi trova anche concorde perché sull'operato dei governi greci ci sarebbe molto da dire, a cominciare dall'elevato livello di evasione fiscale, a quello della corruzione, alla pessima spesa pubblica. Capisco che osservare i molti cittadini greci indigenti e i dati sugli effetti della denutrizione e delle malattie sui bambini è un pugno allo stomaco ma la Troika non ha nulla a che vedere con questo. La Troika ha chiesto di ridurre capitolo per capitolo spese che erano oggettivamente insostenibili, non ha certo impedito al governo greco di effettuare una seria lotta all'evasione fiscale. Non ha impedito al governo greco di tagliare le spese militari per trasferire il corrispettivo sulla sanità. Dai dati della Banca Mondiale risulta che recentemente la Grecia didichi circa il 4% del PIL in spese militari, non era o sarebbe possibile una loro riduzione? Tsipras ha annunciato un programma che non può pagare con soldi propri e quindi necessita di aiuti esterni, però allo stesso tempo afferma che non vuole ripagare tutto quanto ha ricevuto il suo Paese. Non credo che questa richiesta sia accettabile, e non solo da tedeschi, olandesi, finlandesi o altri del nord Europa, ma anche da noi italiani.
    • Cristian Zampaglione Rispondi
      Le politiche della Troika sono una catastrofe. Non solo hanno peggiorato la situazione sociale, ma hanno peggiorato anche quella finanziaria. La sua ideologia di tagli al welfare, pensioni e salari è delirio puro e criminale. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
      • Maurizio Cocucci Rispondi
        E chi ha mai parlato di tagli al welfare (che non c'è - almeno da noi), alle pensioni (se conseguite con il sistema contributivo) e salari, salari che ho sempre sostenuto essere bassi e che devono quindi aumentare se si vuole incrementare la domanda? Temo che mi confonda con altri, io parlo di una spesa pubblica ottimizzata eliminando spese ed investimenti inutili se non peggio, i cui esempi li abbiamo quotidianamente. Se ne avessimo la medesima moralità potrei anche condividere un sistema come quello scandinavo.
  9. Giovanni Teofilatto Rispondi
    La resistenza del profitto è condizione di uomo e i debiti vanno pagati in fraterna amicizia del prossimo. In altre parole il prodotto interno lordo è una garanzia di produzione futura di merci in individualità equivalenti in bisogni assistiti è il benessere economico solidale.