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  1. Piero Rispondi
    Ok, aumentare il Pil, vuol dire analizzare le cause della sua discesa; basta vedersi indietro, si vede che la causa della discesa del Pil e' l'euro; dopo che in Italia abbiamo, burocrazia, rigidità del lavoro, tasse alte, e' giusto, va tutto riformato, ma il pil in passato cresceva lo stesso. La vera causa di questo macello e' il cambio fisso tout court adottato in Europa senza integrazione fiscale, ha creato uno spostamento di ricchezza verso i paesi nordici, la questione è sotto gli occhi di tutti; Renzi deve avere il coraggio, allearsi con la Grecia per riformare questo schifo che vi porterà al suicidio economico. Draghi fa fatto tardi quello che doveva fare 3 anni fa, poi siamo ancora solo ad un'annuncio. Già nel 2007 avevo previsto tale scenario tragico ( commento sull'articolo di Giavazzi, Sarkozi e la Bce).
  2. aldo Rispondi
    Oramai gli italiani hanno capito che in un paese che sulla carta guadagni 10 in realtà, 6-7 lo devi allo stato(tra l'altro non certi per via degli studi di settore); 2 devi anticipare l'iva, 1 qualcuno non paga (devi aspettare 10 anni, ma in contabilità va inserito) quindi non rimane quasi nulla, il rischio vale?.. E' da anni che sono stati posti freni ai germogli imprenditoriali altissima è la moria di imprese nei primi 5 anni come pure saltano i ricambi generazionali, i nuovi illusi sono gli stranieri perchè non hanno capito il meccanismo. I giovani vanno a lavorare ed aprire aziende all'estero i pensionati che hanno ancora un po di capacità pure e con la pensione che si abbassa sempre più sarà la tendenza.Da noi rimangono: anziani con poca capacità ma con badanti le cui rimesse vanno all'estero più di quelle che entrano in Italia; stranieri illusi ma con una tassazione ancora non compresa; politici con tutti i componenti dei loro privilegiati che continueranno a mangiare alle spalle del paese. Ma che ha rovinato il paese è stato l'introduzione degli studi di settore per poter mantenere quei privilegi.Un filosofo diceva se ci sono 2 polli e li mangi tutti e 2 tu la media è che ne abbiamo mangiato 1 a testa.Invece di investire si è cercato di eliminare macchinari invece di assumere si è cercato di licenziare. Come può un piccolo imprenditore comprare un furgoncino se quello gli implica possibili ulteriore tasse. Ecco il paese non cresce per queste piccole cose
  3. IC Rispondi
    Per scoraggiare la delocalizzazione è necessario ridurre in Italia il costo del lavoro
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Il costo del lavoro italiano è già più basso rispetto a quello delle economie del centro e nord Europa. Invece se confrontato con quello di altri Paesi dell'est Europa è più alto ma con un differenziale del tutto ad oggi incolmabile in quanto vi sono notevoli differenze di potere di acquisto. La soluzione sta invece nel puntare su prodotti a maggiore valore aggiunto ed aumentare il compenso netto dei lavoratori, sia riducendo il cuneo fiscale sia aumentando i compensi lordi che sono tra i più bassi, sempre se confrontati con quelli dei Paesi del centro e nord Europa. Per i dettagli si possono leggere i vari dati Eurostat: http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Hourly_labour_costs
  4. Giovanni Teofilatto Rispondi
    Gli scambi di merce valuta è funzionale al momento di congiuntura della domanda interna tale che l'eccessiva pressione fiscale ed eccesso di produttività del lavoro a svantaggio del pieno impiego e dei redditi sugli agenti economici causa uno squilibrio della bilancia commerciale nel breve periodo con copertura finanziaria del lungo periodo per effetto della ragione innovativa ma a svantaggio competitivo per la produzione di merci tipo per l'economia di vantaggio competitivo è la creazione di aspettative adattive non razionali la causa del successo economico.
  5. Alessandro Pescari Rispondi
    La disoccupazione purtroppo resterà alta a lungo e ciò per una serie di fattori, oltre a quelli individuati chiaramente dal Prof. Daveri. Anzitutto occorre ricordare che il nostro paese di fatto non fa politica industriale da molti anni. Nulla viene fatto per le PMI, anziché di incentivarle a crescere si fa di tutto per ostacolarle. Per non parlare dei costi dei della produzione: il costo del lavoro perché deve essere più elevato da noi che in Germania ? Idem per l'energia. A completare il quadro (estremamente) negativo, si aggiunga la tassazione (insopportabile e caotica), la giustizia che non permette di recuperare i crediti e far valere le ragioni di impresa, in tempi ragionevoli, con la ovvia conseguenza che le imprese più dinamiche se ne sono già andate, mentre le altre soccombono e incrementano le classifiche dei fallimenti e delle procedure concorsuali.
  6. Savino Rispondi
    Tra le cause della disoccupazione, soprattutto giovanile, ci sono anche un sistema previdenziale iniquo ed una sfiducia pregiudiziale verso i giovani. C'è gente che non ha versato un contributo in vita sua e si ritrova extra-pensioni e c'è gente che vi è andata troppo presto. Ciò sfascia i conti INPS (che dovrebbe fare più welfare ai disoccupati senza reddito che previdenza). Bisogna rendere più giusto il sistema delle pensioni per mettere a riposo chi 40 anni e passa di contributi li ha versati davvero e fare spazio ai giovani. Come si è visto, una legge che metta mano alle pensioni, che chiuda i rubinetti dello spreco, faccia giustizia sociale e migliori i conti, non può essere contestata da nessuno con referendum. E, allora, coraggio, la si faccia. Si parla, inoltre, a vanvera di giovani incapaci e neet. Ma vi sembra che tanti 50-60enni che hanno un posto al sole, soprattutto nella P.A., ma anche nel privato, siano migliori professionalmente e culturalmente? Allora, bisogna abbandonare questo pregiudizio e lo Stato farebbe bene a fare un investimento su nuovi dirigenti e funzionari nella P.A. Credo che, nel medio e lungo periodo, i soldi apparentemente spesi in eccesso nel breve, riserverebbero dei vantaggi notevoli.
  7. Enrico Motta Rispondi
    Che cosa tiene alta la disoccupazione e che cosa potrebbe farla scendere, si domanda nell'articolo il Prof. Daveri. Su che cosa la tenga alta è stato scritto molto, compreso questo interessante articolo. Tra i fattori che potrebbero farla scendere ne va aggiunto un altro, forse non il più importante, ma che se viene sempre taciuto rischia di diventare un tabù. Allora meglio parlarne. Mi riferisco al rifiuto di determinati lavori da parte dei nostri giovani connazionali. Esempio: se (spero) riparte l'edilizia, ne beneficeranno di più i rumeni e gli egiziani o gli italiani? In ogni caso è illusorio pensare che il terziario avanzato possa riassorbire parti rilevanti dei nostri disoccupati; i posti che si creeranno in futuro dovranno essere in parte occupati da lavoratori stranieri, perché i nostri giovani, con l'aiuto della famiglia, possono mirare ad altro; e ciò è umanamente comprensibile. Del resto l'aumento di laureati e diplomati è di per sé positivo, ma se non corrisponde alla domanda di lavoro, è inutile poi pensare a soluzioni illusorie.
  8. Giovanni Teofilatto Rispondi
    Più occupazione giovanile. Il carattere generale di riduzione dei prezzi al consumo garantiscono una maggiore possibilità di evitare le tasse garantendo così una spesa pubblica corrente costante a parità di entrate fiscali con stabilità del bilancio pubblico ma minore salari per la forza lavoro occupata. In altre parole l'uscita anticipata dal mercato del lavoro dei fattori meno produttivi sono equivalenti ad un aumento dell'occupazione, e, quindi, del pieno impiego di tutti gli imput produttivi anche grazie ad un aumento della spesa pubblica tale da creare condizioni di sviluppo economico ma, soprattutto un aumento dei salari dei lavoratori.
  9. Maurizio Cocucci Rispondi
    Se mi permette prof.Daveri aggiungerei anche la questione burocrazia e fiscalità. Quello che scoraggia molti aspiranti imprenditori, anche (se non soprattutto) giovani, dall'iniziare una attività d'impresa qui in Italia (così come investimenti esteri nel nostro Paese) è la assurda burocrazia prevista, burocrazia che non significa firmare 15 documenti anziché uno ma il fatto che per adempiere a quei 15 occorre impiegare molto tempo e spesso il dover attendere mesi se non anni per il responso che ti permette di iniziare. Poi c'è la questione fisco e contributi che ti assaltano già prima di aver emesso la prima fattura. Domenica scorsa in una trasmissione televisiva è stato mandato in onda un servizio nel quale un imprenditore del nord est ha affermato di aver delocalizzato in Carinzia (Austria, non Romania, Polonia o Cina) perché esasperato da questi due fattori. Eppure in Austria c'è l'euro, il fiscal compact, il pareggio di bilancio, il patto di stabilità e crescita. Insomma tutte le scuse che si sentono quotidianamente mentre gli imprenditori continuano (inascoltati) a puntare il dito su quanto scritto sopra. Quello che fa rabbia è che la burocrazia sarebbe una riforma a costo zero se non vantaggiosa perché ridurre tale peso consentirebbe anche di ridurre il carico di lavoro dei dipendenti pubblici aventi il compito di controllarne i dati. Purtroppo qui non c'è cultura di impresa, ma solo quella di fare cassa per sostenere le ingenti spese pubbliche.
    • bob Rispondi
      " Purtroppo qui non c'è cultura di impresa, ma solo quella di fare cassa per sostenere le ingenti spese pubbliche." Testimonianza personale : per un lavoro di circa 10 mila euro ad un Ente Pubblico abbiamo riempito 42 fogli protocollo equivalente di 2 persone per una mattina intera. Azienda con 10 persone! Prof.re non sono i numeri che creano sviluppo ad un Paese, non sono mille leggi e decreti lo sviluppo di un Paese lo crea cultura e mentalità. Non solo, come sostiene Cocucci, non si può creare cultura con questa folle burocrazia, ma non può esserci sviluppo senza piani e progetti poltici e industriali a lungo termine. La Germania partì dalla Golf di Giorgetto Giugiaro per risalire la china e diventare il primo produttore si auto al mondo, parliamo del 1968. Oggi progetti potenziali sono nell'ambiente, nell' energia, nel turismo, nella riqualificazione e ristrutturazione del patrimonio immobiliare che sarebbe da volano anche per l'accoglienza e il turismo di massa. Per non parlare dell' agro-alimentare. Immaginate se per ogni settore ci fosse un piano e un obiettivo da raggiungere. Tralascio l'elettronica, la chimica ( letteralmente distrutta ) . Ma attenzione addossare le responsabilità solo alla classe politica è comodo e fuorviante. Cosa hanno fatto in nostri "imprenditori"? Le lottizzazioni e i centri commerciali nel deserto? I pannelli solari installati in ogni dove ( andate a vedere la vergogna dell' Umbria) in funzione solo dei contributi da incamerare?
  10. Enrico Rispondi
    Analisi interessante. Aumenterei il peso dell'ambiente" rispetto a quello della "ripresa", in quanto quest'ultima è un concetto più fumoso rispetto al primo. Oserei anche dire che se c'è l'ambiente allora arriva la ripresa.