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  1. Angelo Rispondi
    Uno stato ha diritto di disconoscere la troika, anche perché questa istituzione antidemocratica e tecnocratica ha finora protetto solo gli interessi della finanza speculativa. Ha strangolato i paesi indebitati sfruttandoli con interessi usurai. Non si costruisce l'Europa favorendo le rendite finanziarie ha discapito dei livelli di vita dei suoi cittadini. La troika dovrebbe pagare i danni delle sue politiche nefaste di questi ultimi anni dove ha contribuito in modo massiccio a concentrare le ricchezze in mano a poche lobby impoverendo interi ceti sociali fino a pochi anni fa fulcro del tessuto produttivo. Le sue strategie e analisi purtroppo non fanno i conti con la realtà e vanno nella direzione opposta ad un rilancio dell'Europa perché come si è visto in questi anni creano ricchezze finanziarie speculative e impoveriscono i popoli europei. La vera minaccia sostenuta anche da Paul Krugman sta in quei centri di potere che impediscono il rilancio degli investimenti produttivi.
  2. marcello Rispondi
    Allora gli stati devono poter fallire ma un pugno di grandi banche no. Il problema della Grecia non è l'austerità, forse no, ma sicuramente la medicina era sbagliata e ha ucciso il malato. La sottoscrizione di titoli di stato è un'attività rischiosa o lo sono diventati solo i depositi bancari? se è cosi perchè le banche tedesche e francesi non avrebbero potuto sostenere una perdità sugli impieghi? Forse perchè avevano e hanno ancora leve insostenibili? Forse perchè sono piene di derivati sulla cui bontà si sono autocertificate? Che dire degli accordi extragiudiziari per eviatre l'incrminazione delle grandi banche e delle società di rating con il governo federale per centinaia di miliardi? Alcuni giorni fa un articolo del Prof Krugman, che conferma alcune osservazioni del prof Saraceno e non solo, mostra che le dinamiche fuori contesto sono quelle tedesche e non quelle del resto dell'eurozona (con il deflatore implicito del PIL le cose sarebbero ancora più evidenti). Forse il problema dell'eurozona è la Germania. Forse il PIL sarà anche lo stesso ma il sentiero è sicuramente insostenibile e segnala una concentrazione della ricchezza che prelude a un nuovo medioevo. Le politiche keynesiane sono l'ultima opzione e lo sostengono ormai moltitudini di economisti da ultimo anche il governatore della BoE. Se le aspettative sono deflattive e la spesa privata non cresce diceeva Keynes tocca allo stato farlo, niente di nuovo sotto il cielo.
  3. Alessandro Rispondi
    Ma di quale salvataggio stiamo parlando?? Immagino delle banche italiane (poco) tedesche e francesi (molto) non certo della Grecia! Prof. dimentica che con i prestiti si sono pagati e creditori e poi si è detto...adesso che il debito lo teniamo noi Troika....la paghi tutto...senza sconto del mercato...e non lo rinneghi! Poi la mamma Troika ha spiegato come fare per ripagarlo e dopo un pò si è trovata a dover ammettere che ha completamente sbagliato! La realtà è che i tassi di interesse di uno stato devono essere inferiori all'inflazione dello stato stesso...altrimenti alla fine si va sempre in contro a crisi! Abbiamo fatto un'area monetaria comune...bhè...i titoli di stato di tutta europa siano al livello di inflazione..... Dopotutto se la BCE avesse fatto il QE quando i titoli stavano sotto la pari oggi la grecia avrebbe un debito sotto controllo con un Paese in ripresa e con qualche banca tedesca o francese in meno....ma si sa quanto l'europa si mette sotto l'ombrello tedesco va a finire sempre allo stesso modo.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Scusi ma un aiuto finanziario internazionale a cosa dovrebbe mirare se non a quello? A pagare pensioni e retribuzioni? A pagare le rate di mutui e prestiti di aziende e cittadini? L'aiuto esterno è esattamente quello di evitare il tracollo bancario di quel Paese, che nel sistema economico riveste un ruolo centrale, onde evitare un collasso dell'intera economia. Poi chi sono i creditori delle banche (in questo caso quelle greche) poco importa.
  4. giancarlo casari Rispondi
    Condivido lo spirito, chi arriva vincendo le elezioni tanto di cappello. Dimostri anche di modificare un sistema economico fiscale a favore della speculazione, anche senza volerlo.
  5. pier luigi tossani Rispondi
    "...Se le istituzioni centrali dichiarassero che nessuno stato può mai fallire, si determinerebbe un gigantesco problema di rischio morale (assenza di incentivi a controllare i conti pubblici) a cui la federazione non potrebbe sopravvivere. Se, d’altra parte, le garanzie sui debiti statali sono incomplete, si deve accettare che i debiti sovrani non si scambino alla pari, e che gli stati possano fallire...". Scritto così, sembra una gran birichinata dei poteri forti... che però sottende un'altra domanda: le nostre democrazie rappresentative, prive del principio di sussidiarietà, sono vere o sono una colossale finzione?... https://lafilosofiadellatav.wordpress.com/2015/01/27/lultima-follia-di-mario-draghi-lintegrazione-economica-europea/ D'accordo con Reichlin sul keynesismo: La Grecia fallisce a motivo dello statalismo e dell'assistenzialismo. E anche l'Italia non si sente benissimo, per lo stesso motivo.
  6. Giovanni Teofilatto Rispondi
    La psicanalisi della domanda è garanzia di domanda futura in termini di distruzione dell'uomo.
  7. Gianni Giaco Rispondi
    Quello che non è congruente è la sovranità degli stati membri , incluso il voto popolare e l'alternanza di governi di opposte tendenze , con una costruzione "federale" che richiede decisioni centralizzate e impegnative per tutti i membri. Non discuto se i greci fanno bene o male a invertire la rotta ma mi chiedo se sia compatibile con la UE disdire unilateralmente accordi internazionali sottoscritti da un precedente legittimo governo. Fingiamo di essere sempre negli Stati ottocenteschi anche se economia , finanza e spesso fiscalità sono volate altrove.
  8. Silvestro De Falco Rispondi
    Ottimo e informativo articolo, complimenti.
    • angelo Rispondi
      Ritiene allora compatibile che delle istituzioni non elette e autocrate come FMI BCE possano distruggere uno stato con prestiti a tassi di usura.