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Tre modifiche per un Italicum più “costituzionale”

Una legge elettorale capace di coniugare rappresentanza democratica e governabilità è nell’interesse del paese e delle sue istituzioni. Senza alterare le fondamenta dell’Italicum, si potrebbero inserire tre modifiche che meglio rispecchierebbero lo spirito della sentenza della Corte costituzionale.
L’ITALICUM E LA SENTENZA DELLA CORTE
L’Italicum non sarà mai il sistema elettorale più bello del mondo: questo è assodato, ma non esime dal tentare vie per migliorarlo, perché una legge elettorale capace di coniugare rappresentanza democratica e governabilità è nell’interesse del paese e delle sue istituzioni.
Non riporto qui i contenuti e le frasi molto severe utilizzate dalla Corte costituzionale nella sentenza del gennaio 2014 sulla legge elettorale attualmente in vigore. Nell’arco di un anno, quella sentenza è stata analizzata dettagliatamente dai più importanti costituzionalisti italiani e ritornarci sarebbe solo ripetitivo. Mi limito a focalizzare l’attenzione su tre modifiche all’impianto dell’Italicum che – senza alterarne le fondamenta – contribuirebbero a renderlo maggiormente in linea con lo spirito della sentenza della Corte.
I CAPOLISTA BLOCCATI
Il testo in discussione prevede che l’elezione della Camera dei deputati avvenga dividendo il territorio nazionale in cento circoscrizioni. In ciascuna, il capolista di ogni partito in grado di conquistare almeno un seggio verrebbe eletto automaticamente, mentre gli eventuali ulteriori eletti sarebbero individuati attraverso il ricorso alle preferenze. Si produrrebbe nei fatti una Camera con circa il 60-65 per cento di deputati nominati direttamente dai segretari dei partiti e questo – accoppiato con un Senato non più a elezione diretta – può portare a una grave compressione delle basi rappresentative delle nostre istituzioni.
Per porvi rimedio, sarebbe sufficiente prendere sul serio il presidente del Consiglio quando dice – spesso e con consapevole imprecisione – che l’Italicum è “un Mattarellum con le preferenze”. Si potrebbero cioè trasformare i cento capolista in veri collegi uninominali e procedere all’assegnazione dei seggi con un sistema simile – alla lontana – al modello tedesco:

  1. l’elezione della Camera dei deputati avverrebbe sulla base di cento circoscrizioni e riparto nazionale dei resti;
  2. vi sarebbe un “candidato di collegio” per ogni circoscrizione e una lista di candidati alternati per genere;
  3. l’elettore disporrebbe di due voti: quello per il candidato di collegio e quello per il candidato di lista, potendo esprimere fino a due preferenze differenziate per genere;
  4. in ogni circoscrizione il vincitore del collegio uninominale risulterebbe eletto;
  5. i rimanenti seggi sarebbero attribuiti proporzionalmente ai partiti, sulla base delle preferenze individuali ottenute.

La modifica farebbe crescere il valore dell’indicazione dell’elettore e cancellerebbe la polemica sulle liste bloccate, dal momento che il vero problema non è l’indicazione del candidato da parte del partito, quanto la certezza della sua elezione a prescindere dal suo effettivo seguito elettorale.
UNA SALVAGUARDIA DEMOCRATICA
L’esperienza degli ultimi mesi testimonia che il distacco della cittadinanza dalla classe politica ha superato il livello di guardia. I cittadini non si iscrivono quasi più ai partiti, i gazebo delle primarie vanno deserti o presentano esiti discutibili, le tornate elettorali amministrative di fine 2014 hanno mostrato un crollo di affluenza oltre il livello di guardia, con il dato dell’Emilia Romagna (38 per cento di votanti) tale da far tremare i polsi.
Che accadrebbe alle elezioni politiche? È vero che i sondaggi – per citare Shimon Peres – sono “un liquido che va annusato e non bevuto”, ma qualche indicazione di massima la forniscono. E i dati degli ultimi mesi sono quasi unanimi: se si dovesse votare oggi, l’affluenza sarebbe tra il 45 e il 55 per cento. Vogliamo essere ottimisti e immaginare un 60 per cento? Considerando anche che nessun partito raggiungerebbe il 40 per cento dei voti, il ballottaggio per l’attribuzione del premio appare l’ipotesi più probabile. Ma anche quella più problematica dal punto di vista della lettura della rappresentanza data dalla Corte, che nel gennaio 2014 era stata chiarissima, sottolineando l’illegittimità non tanto di un meccanismo premiale di per sé, quanto di “una eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo della rappresentanza politica (…) e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto, che costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare, secondo l’art. 1, secondo comma, Cost.”. Cioè, il Parlamento deve essere in grado di esprimere una maggioranza politica per il governo, ma deve essere anche rappresentativo e se il sistema produce un eccesso di disproporzionalità nei suoi esiti, allora è in pericolo uno dei fondamenti del “nucleo duro” della nostra Costituzione, quello della piena sovranità popolare.
Se analizziamo i dati storici dei ballottaggi degli ultimi anni, vediamo che il secondo turno registra una contrazione dell’affluenza, quando non un vero e proprio tracollo. Nelle amministrative 2014, ad esempio, i dati dei comuni capoluogo dove si è andati a ballottaggio mostrano un calo medio di votanti tra primo e secondo turno di circa un terzo. Ipotizzando un possibile comportamento analogo, al secondo turno delle politiche potrebbe votare una percentuale del 35-40 per cento. A questo punto, il premio del 55 per cento verrebbe attribuito a una forza politica con un consenso reale attorno al 20 per cento. Magari una forza antisistema (in tempi di volatilità elettorale elevata non è da escludere), che in un colpo solo avrebbe la maggioranza della Camera politica e i numeri per eleggere gli organi di garanzia.
Per questa ragione, la seconda modifica dell’Italicum dovrebbe essere una clausola di non attribuzione del premio qualora al ballottaggio si rechi a votare una percentuale di elettori inferiore al 50 per cento, perché l’esigenza della governabilità non può spingersi fino allo stravolgimento dei sistemi di pesi e contrappesi democratici.
IL CONTROLLO PREVENTIVO
Abbiamo vissuto per un anno la polemica sul “Parlamento illegittimo”. È una polemica infondata dal punto di vista costituzionale (la Corte ne ha spiegato le ragioni) ma motivata dal punto di vista etico. Prevedere un meccanismo di controllo di costituzionalità preventivo sulle leggi elettorali appare di buon senso, una garanzia democratica nel momento in cui si rafforza la natura maggioritaria del sistema. Il Governo è contrario, ma le ragioni non sono note.
Ovviamente, si può replicare che queste modifiche non sono previste dagli accordi Renzi-Berlusconi. Ma allora diciamolo chiaro che tutti i manuali di diritto costituzionale oggi in commercio vanno rottamati, perché nessuno di loro indica il “patto del Nazareno” al vertice del sistema delle fonti.

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14 commenti

  1. Roberto

    Condivido queste 3 modifiche alla futura legge elettorale.
    La prima è la più importante perché risolverebbe il problema principale dell’italicum, cioè l’assegnazione primaria dei seggi a tutti i partiti sulla base dei capo lista bloccati.
    Aggiungo che sarebbe fondamentale eliminare la candidatura plurima su 10 colleghi, se proprio si vuole lasciare il capo lista bloccato questo deve essere inserito solamente in un collegio, come per i candidati con le preferenze.
    Il secondo punto è condivisibile però non sono state date le possibili soluzioni nel caso non si raggiungesse il 50% degli aventi diritto al ballottaggio.
    Io credo comunque che, anche in tempi di elevata disaffezione alla politica, nella mentalità italiana le elezioni politiche siano le uniche elezioni che realmente contano e quindi alla fine ai seggi la gente vada lo stesso, non è un caso che l’affluenza sia rimasta sempre intorno all’80%.
    Purtroppo i dati delle altre elezioni (regionali, europee, ecc..) fanno poco testo rispetto alle politiche, se ci fosse realmente un dato inferiore al 50% di affluenza alle politiche allora si che la spinta riformatrice in Italia sarebbe su alti livelli.
    Anche il terzo punto è decisamente importante, rimane comunque uno scandalo che la corte costituzionale ci abbia messo anni per dichiarare una legge elettorale incostituzionale, quindi su questi aspetti bisogna decisamente prevenire.

  2. Giorgio

    Non condivido la seconda, una salvaguardia democratica! Presuppone un elettorato immaturo, che non cambia il suo comportamento ove ritenuto necessario, tra l’altro il ballottaggio c’è nelle elezioni locali ed il comportamento elettorale tra nazionale e locale è sempre stato differente. Anche in punto di logica non sarebbe una soluzione, in quanto se non votasse al II° turno il 50% cosa succederebbe? Si rivoterebbe? Si prenderebbero i risultati senza il ballottaggio? Ovviamente no e no! Purtroppo la realtà implicherebbe delle soluzioni “ingegneristiche” che in italia non sono neanche ipotizzabili, sia per i politici sia per la cultura prettamente antiscientifica della società. Fino al cambio di cultura o all’emergenza assoluta che ci costringa siamo destinati a “divertirci” ripristinando a furor di popolo quanto con lo stesso furore si era pochi anni addietro abolito… come si dice “de preferencibus non est disputandum”.

  3. Riccardo

    Proprio una furbata la seconda proposta.
    Per la serie: introduciamo l’incentivo strategico a non andare a votare al ballottaggio.
    Che tanto non è che ci vuole un fine modello matematico per capire come va a finire. Abbiamo tre liste in Italia tra loro incompatibili: A, B e C (o, se volete, PD, destra e grillo). Se la lista A ha preso il 39% dei voti (perchè di più non ne può prendere se no vince al primo turno) è interesse degli elettori di B e C (che assieme sono il 61%) non andare a votare in modo da impedire ad A di governare.

  4. Rick

    Proprio una furbata la seconda proposta.
    Per la serie: introduciamo l’incentivo strategico a non andare a votare al ballottaggio.
    Che tanto non è che ci vuole un fine modello matematico per capire come va a finire. Abbiamo tre liste in Italia tra loro incompatibili: A, B e C (o, se volete, PD, destra e grillo). Se la lista A ha preso il 39% dei voti (perchè di più non ne può prendere se no vince al primo turno) è interesse degli elettori di B e C (che assieme sono il 61%) non andare a votare in modo da impedire ad A di governare.
    E problemi di coordinazione (n esempi di referendum dove i NO non sono andati a votare docet) non sono determinanti

  5. Marco Cucchini

    Breve replica.
    -Riccardo e Giorgio. Il premio di maggioranza come concepito dall’Italicum non rafforza una maggioranza esistente (come avveniva con la c.d. “Legge Truffa”, che scattava al raggiungimento del 50%+1 dei voti) ma la crea forzatamente. A parer mio, se il paese è frantumato in mille rivoli non è opportuno forzare la disproporzionalità del sistema fino al punto di attribuire a uno di questi rivoletti la portata acquea di un fiume in piena. Pertanto, se al secondo turno non esiste una maggioranza di elettori che va al voto, attribuirei i seggi sulla base dei risultati del primo…
    La stabilità e la governabilità sono dei valori ma anche la dimensione democratica e rappresentativa delle istituzioni lo sono.. attribuire un premio del 55% a un partito che al primo turno ha ottenuto il 20% e che prevale in un ballottaggio in cui restano a casa 2 italiani su 3 non mi pare crei un parlamento democraticamente rappresentativo;
    – Roberto: Corte Costituzionale non è stata 9 anni senza pronunciarsi. In Italia la Corte non può agire di propria iniziativa, ma è necessario che un soggetto con potere di ricorso alla giurisdizione costituzionale la investa di un quesito specifico. Questo è avvenuto nel 2013

    • Roberto

      Anche in questo caso è un problema di lentezza della giustizia italiana, il ricorso sulla legge elettorale è stato effettuato nel 2009 ma solamente nel 2013 c’è stato il giudizio della cassazione, e successivamente quello della consulta.
      Troppo tempo per una materia fondamentale come la legge elettorale, per questo motivo condivido un giudizio preventivo della corte costituzionale così da evitare problemi in futuro.

  6. gp

    Anch’io condivido molto le proposte 1 e 3 ma non la 2, anzi la ritengo infondata. La stessa Corte Cost. citata dall’autore parla di “volontà dei cittadini espressa attraverso il voto”, quindi non è legittimo considerare le astensioni alla stregua di voti a un virtuale “partito dell’astensione”. Le percentuali dei partiti si misurano sui voti espressi, non sul corpo elettorale (come l’ipotetico 20% dell’autore, se capisco bene).
    La scelta del non voto è legittima, ma consentirle di minare la governabilità (come nella proposta 2) significherebbe addirittura premiare il non-voto rispetto al voto: in questo caso, chi non vota sceglie per chi vota, invece del contrario. E’ inoltre evidente il rischio di comportamenti opportunistici: se una delle due forze al ballottaggio fosse sicura di perdere, le converrebbe spingere i suoi elettori all’astensione, proprio come dimostra l’esperienza dei referendum già citata da altri.

    • gp

      Aggiungo che in caso di ballottaggio la percentuale rilevante di consensi per i due partecipanti (sempre misurata rispetto ai votanti) è quella finale, non quella del primo turno. Quindi non è corretto dire che un partito poniamo con il 35% al primo turno (percentuale più realistica del 20% ipotizzato dall’autore) vincendo il ballottaggio “ottiene un regalo” del 20% (55%-35%), perché per ottenerlo deve comunque battere il rivale, con una percentuale di votanti non inferiore al 50%.

    • Henri Schmit

      Pessima controproposta, perché sostanzialmente non diversa dalla legge promossa dal governo; sono tutti trucchi da terzo mondo, indegni di una democrazia occidentale, la quale non dovrebbe mai rinunciare alla libertà ed all’eguaglianza(1) degli elettori, (2) dei candidati e (3) degli eletti, principi violati sia dalla legge bocciata un anno fa dalla Consulta, sia dalla nuova legge al voto nel parlamento e sia dalla controproposta. Non valgono niente maggioranze artificiali prestabilite, o non tengono, o violano i diritti individuali, o tutti i due.
      Perché non insistere sul doppio turno di collegio (i 450 collegi del Mattarellum) o sul voto ordinale trasferibile in piccoli collegi (i 100 ora proposti, tutti con non più di 5 seggi) per la Camera e sul proporzionale di lista con voto individuale plurimo (Svizzera) o unico (Finlandia), senza premi né soglie di sbarramento per il Senato; si risolverebbero cinque o sei problemi discussi da 20 anni con solo due leggi fatte bene.
      E triste come la maggioranza, anche di quelli che si intendono, si piega alla moda dettata dal padrone del momento.
      La legge elettorale discussa in parlamento è scandalosa, non risolve nessun problema, nemmeno quello inconfessabile di consolidare il potere dell’attuale primo ministro. Fra meno di dieci anni tutti quelli che oggi festeggiano o discutono per migliorare dettagli, lamenteranno l’eterna incapacità del paese di dotarsi di strumenti di democrazia (=scelta e controllo) vera.

  7. Davide

    Osservazioni sulle tue 3 proposte.
    Capilista: sembra eccessivo il 60-65% di capilista eletti. Non ho trovato simulazioni: ne potresti segnalare una realistica? Nel merito la tua proposta mi sembra un po’ un mix tra due sistemi diversi, che non mi convince. Uno vota una lista, magari anche perché c’è il nome che gli piace, poi però viene eletto un altro, che magari ha preso il 10% di preferenze rispetto ai voti dati alla lista. Inoltre la tua proposta implicherebbe che i capilista li si decide al di fuori dalle primarie in ogni caso, dato che non è verosimile che uno vinca le primarie e poi risulta eletto il secondo o il terzo solo perché il primo è finito come capolista (cioè non può competere sulle preferenze).
    Sul premio di maggioranza: sono contrario alla tua proposta di attribuirlo solo nel caso di superamento del 50 degli aventi diritto, memore della sorte toccata a certi referendum. Sono invece d’accordo sulla sproporzione: darei un premio del 15% in ogni caso al ballottaggio (come il premio avuto da Syriza … ).
    Sul terzo punto: d’accordo, sarebbe meglio. L’Italicum sarebbe a rischio sul premio di maggioranza a prescindere dalle percentuali prese al primo turno, non quantificato come era nel Porcellum.

    • gp

      Riguardo all’ultima frase: no, l'”Italicum” non sarebbe a rischio di bocciatura da parte della Corte Costituzionale su questo punto, perché il premio di maggioranza verrebbe assegnato sulla base dei risultati di un nuovo voto (quello del secondo turno), non sulla base di quelli del primo (e unico) turno come nel caso del “Porcellum”.

    • Giulio MANCABELLI

      Ovviamente non esiste una legge elettorale perfetta però perfettibili lo sono tutte! Giacché “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di conoscenza che li ha creati! ” A. Einstein; “Le novità si ottengono arrangiando in modo inedito le cose del passato!” J. Monod; “La politica è l’arte del possibile ma anche del rendere possibile il necessario!” M. Weber ecc. Comunque si rende necessario iniettare maggiore contendibilità nell’impianto elettoral-istituzionale nel suo complesso il trend d’astensionismo lo sta a dimostrare che manca sostanzialmente concorrenza dove chi governa governi e chi fa l’opposizione controlli senza inciuci! E’ per l’appunto che pertanto serva articolare l’impianto integrato con altrettanti istituti come di seguito esposto per generare quella virtuosa concorrenza che una siffatta accelerata e cangiante realtà richiede! Quindi, a mio avviso eventualmente l’Italicum* dopo esser stato corretto come state proponendo potrebbe diventare il corno Maggioritario* di un più articolato ma equilibrato sistema elettorale più completo che io definisco SEMIALTERNO che funzionerebbe: basandosi su mandate (elettiva) al proporzionale (senza soglia) verrebbero sostituito da una mandata (elettiva) al maggioritario* (con premio di maggioranza*) in caso di fine anticipata della legislatura, ma in questa evenienza la legislatura entrante non può modificare la Costituzione dopo la quale comunque, si ritornerebbe a mandate (elettive) a base proporzionale! Sosta

  8. Nell’ordine:
    – Davide. sulle simulazioni, posso dirti che la logica del capolista bloccato prevede che se a un partito spetta un eletto in una circoscrizione (con 5-6 eligendi), allora questo sarà il nome bloccato, a prescindere dalle preferenze. E considerato che i capolista sono 100, la matematica certezza che un partito non elegga solo nominati scatta – intuitivamente – dal seggio 101. Il che significa – con i dati del 2013v – che solo 206 deputati (su 630) sarebbero stati eletti con le preferenze. Vale a dire meno di 1/3.
    – sulla “clausola di garanzia”. Capisco le obiezioni mosse alla mia proposta di non assegnare il premio se non va al voto una percentuale di italiani adeguata. Ma mi inquieta anche far fare il pieno di seggi a un partito che vince in un ballottaggio al quale partecipano quattro gatti…
    – Henri, a me l’Italicum infatti non piace e l’ho scritto varie volte. La mia proposta – avanzata sulla voce un bel po’ di tempo fa – la trovi qui: http://www.lavoce.info/archives/1808/un-ballottaggio-istantaneo-per-uscire-dallo-stagno/

    • Davide

      Il numero minimo di deputati eletti con le preferenze sarà comunque di 253 (240 del partito che vince il premio di maggioranza, 12 della circoscrizione estero e 1 nel collegio uninominale della Valle d’Aosta), pari al 37,3% dei seggi. Questo è il caso peggiore. Essendoci la possibilità delle candidature multiple per i capilista e probabilmente una certa varianza di risultati tra i collegi la percentuale complessiva di seggi assegnati con le preferenze sarà normalmente più alta.

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