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  1. Carmelo Marazia Rispondi
    Qualche altro sprovveduto che ci crede c'è: http://www.pietroichino.it/?p=28335. E conosco persino qualcuno che è passato dal lavoro pubblico a quello privato (!) sfruttando le competenze acquisite. Non capisco perché quei due poi devono essere intercambiabili.
  2. Carmelo Marazia Rispondi
    D’accordo sulla prima parte dell’articolo, ma perché dare per scontato che l’ unica prospettiva della rioccupazione per i lavoratori pubblici siano all’interno PA, e che non esistano competenze dei lavoratori pubblici “rivendibili” anche nel mercato privato? Il significato più profondo della riforma del mercato del lavoro è il passaggio dalla tutela “dal mercato” alla tutela “nel” mercato. Se facciamo valere questo per tutto il mercato del lavoro, forse affronteremo in maniera diversa i problemi di razionalizzazione della PA, rispetto a improbabili prepensionamenti o mobilità difficili da garantire sempre (anche perché i lavoratori non sono chiodi da infilare con il martello dovunque in qualche modo). E’ così che i servizi di outplacement hanno senso. Certo, ci sono due condizioni non semplici, una esterna e l’altra interna alle amministrazioni: a) le politiche attive devono funzionare veramente, e b) fare quello che molte aziende stanno facendo e le amministrazioni non si sognano minimamente: lavorare sull’occupabilità dei dipendenti, sull’employability
    • Mauro Rispondi
      Perché non ci crede nessuno. A parità, per titolo e qualità, di formazione, due persone che intraprendessero esperienze lavorative una nel privato l'altra nel pubblico, dopo pochi anni avrebbero subito un percorso così diverso da non essere affatto intercambiabili. Figuriamoci dopo vent'anni!