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Crescita: nel 2015 potremmo riavvicinarci agli Stati Uniti

Negli ultimi anni il divario tra il tasso di crescita italiano e quello degli Stati Uniti è stato notevole. Le cause sono sia strutturali sia congiunturali. Ora, la congiuntura fa sperare che il differenziale si possa ridurre nel prossimo futuro. A patto di rispettare gli impegni sulle riforme.
TASSO DI CRESCITA E TASSO DI INTERESSE
Negli ultimi quattro anni abbiamo osservato un persistente differenziale di crescita tra gli Stati Uniti e l’Italia. La figura 1 illustra come, dopo il picco della crisi del 2009, il tasso di crescita Usa abbia recuperato, per stabilizzarsi intorno al 2 per cento, mentre per il nostro paese al recupero iniziale è seguita una nuova caduta, che è stata caratterizzata da tassi di crescita negativi per quasi un triennio.

Figura 1 – Crescita annuale Pil di Italia e US (frequenza trimestrale)

Schermata 2014-12-23 alle 12.42.54

Le spiegazioni di questo divario sono di due ordini: esistono motivi strutturali legati, come ha recentemente sottolineato il Fondo monetario internazionale, al funzionamento del mercato del lavoro, del mercato del prodotto e del sistema bancario, ma esistono anche motivi congiunturali, meno spesso ricordati, dovuti alla differenza che si è creata tra i tassi di interesse a lungo termine nei due paesi.
La figura 2 illustra il punto mettendo in evidenza che, proprio nel periodo in cui si è aperto il differenziale di crescita, la crisi del debito ha generato un divario molto importante tra i tassi di interesse a lungo termine.

Figura 2 – Rendimento a scadenza titoli di stato decennali

Schermata 2014-12-23 alle 12.39.45

I tassi di interesse a lungo termine sono il canale attraverso cui gli impulsi di politica monetaria vengono trasmessi all’economia, dato che la banca centrale controlla i tassi a breve, mentre le decisioni di consumo e investimento da cui dipende l’economia reale sono determinate dai tassi a lungo termine (per essere precisi il grafico riporta i tassi nominali, mentre le decisioni di consumo e investimento dipendono dai tassi reali, ma la l’inflazione attesa nel lungo periodo non è in questi anni tale da creare un divario rilevante tra queste variabili).
LA CONGIUNTURA DÀ SPERANZA
Durante la crisi del debito europeo il meccanismo di trasmissione tradizionale della politica monetaria – che fa sì che i tassi a lungo termine riflettano le aspettative della politica monetaria futura – si è “guastato” perché i rendimenti a lungo termine del debito pubblico italiano sono stati influenzati sia dal rischio di default che dal rischio di ridenominazione del debito in una valuta diversa dall’euro e destinata a svalutarsi pesantemente.
La austerità del Governo Monti e gli annunci di politica monetaria convenzionale e non-convenzionale della Bce hanno riparato il meccanismo di trasmissione e i tassi a lunga italiani sono diminuiti in maniera importante.
Quali sono i potenziali effetti della rimozione delle cause congiunturali del divario di crescita tra Italia e Stati Uniti?
La figura 3 illustra visivamente un punto importante, il divario di tassi di interesse è correlato al divario di crescita con un ritardo di circa un anno.

Leggi anche:  Bce, la nuova strategia in pratica

 Figura 3 – Divario tra tassi di crescita e tassi di interesse a lungo termine Italia e US

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Il grafico illustra due punti:
1) esiste una correlazione rilevabile visivamente tra il divario di crescita al tempo t e il divario tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali un anno prima;
2) se la correlazione osservata in passato rimanesse stabile nei prossimi anni, dovremmo aspettarci una riduzione importante del divario di crescita tra Italia e Stati Uniti.
I motivi congiunturali ci danno dunque speranza.
Per conservare la speranza, è fondamentale mantenere l’impegno alle riforme strutturali che aumentano la credibilità del paese e impediscono il riemergere dei premi al rischio che potrebbero guastare di nuovo il meccanismo di trasmissione della politica monetaria.

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Il Punto

  1. Gaetano Consorti

    dunque, grazie alla deflazione e alla depressione del mercato interno, con conseguente caduta dei tassi di interesse, la propensione al consumo e all’investimento non potrà che decollare.

  2. LUIGI VIGNAROLI

    tutti parlano di riforme strutturali, ma , per quanto mi risulta, nessuno le indica in modo analitico. In assenza di una specifica ritengo che siamo dinanzi al solito slogan di cui si fa in uso in abbondanza nel nostro Paese.

  3. MARCO PERTICONE

    mi chiedo e chiedo provocatoriamente: ma la correlazione dell’ultima figura su cosa è basata? Nel testo si dice solo che visivamente si nota la correlazione, il che mi sembra un pò poco come argomento.

  4. “per essere precisi il grafico riporta i tassi nominali, mentre le decisioni di consumo e investimento dipendono dai tassi reali, ma la l’inflazione attesa nel lungo periodo non è in questi anni tale da creare un divario rilevante tra queste variabili”
    Se ne deduce che la bassa inflazione (in pratica deflazione) non è rilevante secondo l’autore. Avvisiamo Draghi?

  5. Hk

    Dal primo grafico si evince che solo in tre trimestri su 24 la crescita italiana è stata pari o superiore a quella americana. In ogni caso sarei contento se accadesse davvero quello che lei prevede

  6. Michele

    Mah strano articolo. In realta’ il differenziale di crescita tra US e Italia e’ anostro svantaggi da un ventennio. La disiccupazione in Usa diminuisce, in Italia aumenta. Loro sono a livelli di produzione industriale, indici di borsa etc antecrisi, noi del 25% sotto…dove stia tutta questa similitudine proprio non lo vedo..

  7. Michele

    Mantenere l’impegno alle riforme strutturali? Ma di quali riforme si parla? Di quelle sbagliate tipo jobact? Oppure dell’ennesimo condono fiscale, questa volta “strutturale”? Quello che aumenta la credibilità del paese presso gli evasori?

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