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  1. Riccardo Rispondi
    Un altro fattore che sarebbe necessario chiarire è se si considera malattia anche la visita medica dallo specialista. Esempio pratico, nella scuola, come penso nelle altre istituzioni pubbliche, se ci si deve assentare per visite mediche in ospedale o in altre strutture pubbliche l'assenza dovrà essere registrata come "assenza per malattia", quindi, un dipendente anche senza essere realmente malato per la statistica risulterà averne comunque fatti. Considerando l'età media del personale che ormai si trova nella pa....
  2. Marco Rispondi
    A proposito dell'articolo sull'assenteismo ho notato il fatto che le visite fiscali sono concentrate in 4 ore, dopodiché il "malato" è libero di uscire di casa per farsi una passeggiata per la città. Ma se uno è veramente malato, se ne sta a letto tutto il giorno e non se ne va in giro a far compere, Questo sistema assurdo di controllo ad ore stabilite rende più facile l'assentarsi dal lavoro per i fannulloni. Sono convinto che se questo sistema venisse modificato, rendendo possibile la visita durante tutta la giornata, l'assenteismo avrebbe una forte diminuzione.
  3. Giuseppe Vitiello Rispondi
    Il dato più importante che emerge dall'articolo è che una volta tanto i lavoratori italiani, privati o pubblici che siano, si distinguono per un più basso tasso di assenze per malattia rispetto agli altri lavoratori europei. Questo dato dovrebbe indurre a spostare l'attenzione altrove (vogliano parlare di produttività ad esempio?), lasciando perdere le assenze per malattia che sono completamente sotto controllo.
  4. Simone Culla Rispondi
    Uno dei fattori che non vengono mai considerati nel confronto tra pubblico e privato è quello delle dimensioni. La stragrande maggioranza dei dipendenti privati lavora in aziende minuscole quanto a numero di addetti dove probabilmente minore è l'occasione di comportamenti opportunistici da parte del personale . Il confronto va fatto tra organizzazioni di dimensioni paragonabili. Andrebbe poi considerata l'esposizione dell'azienda alla concorrenza e confrontare mono/ologopolisti privati con pubbliche amministrazioni: dove c'è poca pressione concorrenziale, minore è l'incentivo ad ottenere la massima efficienza dai fattori di produzione (ed ad aumentare la conflittualità). Si tratta di due possibili fattori su cui poco o nulla incide la modifica delle regole relative al rapporto di lavoro
  5. Vincenzo Tondolo Rispondi
    (da Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio 2015) IL CASO dei vigili urbani di Roma malati la notte di Capodanno ha scatenato la caccia ai dati che incastrano i “fannulloni”del pubblico impiego. La Cgia di Mestre, però, ha deciso - come di consueto di sabato – di andare in controtendenza: Secondo l’Inps nel 2012 (ultimo anno con dati a disposizione) i giorni di malattia medi registrati tra i lavoratori statali sono stati 16,72; nel settore privato, invece, gli stessi hanno toccato i 18,11 giorni. In realtà l’Inps ha già dato i numeri del 2013 (che non confermano queste stime) e peraltro specifica che per i lavoratori privati non considera “autonomi, colf, badanti, impiegati dell'industria e i dirigenti”. Cioè circa 13 milioni di lavoratori.
  6. matteo Rispondi
    mi sembra un'analisi abbastanza superficiale. A parte che stiamo parlando del nulla perché se il differenziale sono 4 giorni all'anno, ripeto 4 giorni, si sta facendo una gran caciara per nulla, forse non si considera che l'ente pubblico è l'unica azienda a rispettare le assunzioni obbligatorie e tutte le analisi dimostrano che i tassi di malattia del personale assunto con collocamento obbligatorio sono per ovvie ragioni più alti. Poi potremmo anche aggiungere che l'ente pubblico è l'unica azienda dove c'è una parità tra sessi e un elevato numero di donne comporta qualche giorno medio di assenza in più (perché spesso le assenze servono per gestire i figli piccoli ecc). Infine ci sarebbe l'aspetto dell'età che sta crescendo e ahimè dal momento in cui non si va più in pensione mediamente sui 56-57 anni cominciano ad esserci un numero non banale di assenze lunghe (che alzano enormemente la media) per malattie gravi e invalidanti. Per la cronaca nell'ente dove lavoro (che ha qualche migliaio di dipendenti) i tassi medi di malattia sono di 4 giorni all'anno per il livello dei laureati e meno di 2 giorni per capiufficio e dirigenti. Fatevi i vostri conti ...
  7. Maria Cristina Migliore Rispondi
    E' un articolo che tratta il problema dell'assenteismo slegato dalla questione della produttività e ancor più dalla questione del benessere di chi lavora. Si assume implicitamente che essere presenti in ufficio significhi lavorare. E si assume che stare bene, essere soddisfatti, coinvolti e motivati sia solo una questione individuale, e che occorra agire di bastone (e forse un po' di carota). Si assume poi che il privato italiano sia un termine di paragone. Com'è abitudine ormai invalsa in molti articoli, si cita un dato importante e poi non lo si considera nella discussione: il dato che l'assenteismo per malattia in Italia è più basso che altrove, cosa ci dice? perché volerlo ridurre ulteriormente? e domanda ancora più importante: siamo sicuri che l'assenteismo sia all'origine dei problemi della pubblica amministrazione? non è che stiamo iniziando dal fondo invece che dall'inizio?
  8. Paolo Palazzi Rispondi
    Questo tipo di analisi senza tener conto della struttura per età per sesso e la quota dei lavoratori con handicap non ha molto senso. Ad esempio un aumento delle assenze dei lavoratori del pubblico impiego potrebbe essere determinato dal blocco delle assunzione e dal conseguente aumento dell'età media. Se i provvedimenti legislativi vengono presi e consigliati soltanto attraverso i dati di questo articolo sono energie e soldi sprecati.